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Foto: Festival Dottrina Sociale

Mons. Galantino: “Necessaria un’etica d’impresa per il bene di tutti”

Il segretario generale della CEI discute di etica ed economia al Festival della Dottrina sociale

Monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della CEI, ha preso parte al convegno Imprenditori per il bene comune in rete, dove sono intervenuti anche: Stefano Zamagni, economista, Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia, Antonio Sangermano, Sostituto procuratore della Repubblica di Prato, Paolo Bedoni, presidente di Cattolica assicurazioni, Riccardo Donadon, presidente di H-Farm, Filippo Liverini, presidente di Mangimi Liverini, Mons. Filippo Santoro, presidente del Comitato Settimane sociali dei Cattolici Italiani.

Il tema dell’intervento di mons. Galantino è stato L’economia fa bene all’impresa ed ha avuto come tema principale il rapporto fra etica ed economia. Davanti ad una platea di oltre cinquecento persone, egli ha manifestato l’importanza di una direzione aziendale che tenga conto dell’essere umano nella sua integrità.

Il rapporto fra etica ed economia è stato analizzato a partire da un dato paradossale, citato da Mons. Galantino: “Ho letto un articolo de Il Sole 24 Ore, che faceva riferimento ad un’analisi di Forbes, secondo cui i 62 individui più ricchi al mondo posseggono la stessa ricchezza di 3 miliardi e mezzo di poveri. Questa tendenza va verso l’accentuarsi di questa enorme disuguaglianza”. Di fronte ad una situazione del genere assume un peso notevole il ruolo dell’etica nella gestione delle imprese e secondo il Segretario generale della CEI: “Non c’è etica correttamente intesa e organizzata che non abbia come fine principale il bene comune”.

La dottrina sociale assume ancora più rilevanza in un’epoca dove pochi si prendono cura del bene comune. A tale proposito, Mons. Galantino ha dichiarato: “L’etica che può far bene all’impresa è quella che spinge a sentirsi interpellati da questo stato di cose e suggerisce, praticandoli, dei modelli di sviluppo che contribuiscono concretamente a ridurre le differenze e le distanze. È, insomma, l’etica che non sopporta un’idea di socialità nella quale si delega a pochi il compito di occuparsi del bene di tutti, mentre gli altri possono dedicarsi ai loro affari personali”. Ed ha aggiunto: “Essere eticamente responsabili conviene così si crea più valore economico e sociale a vantaggio di tutti, a patto che strumenti come i codici etici, le certificazioni etiche ed ambientali non finiscano solo per essere specchietti per le allodole”.

Un altro aspetto che è emerso durante l’intervento è il divario sociale tra nord e sud del mondo, spesso sottaciuto dai vertici delle grandi aziende ma non dalla Chiesa come dimostrano le parole di mons. Galantino: “Bisogna imparare a sentire il nord come nostro mondo. Non lo era soltanto quando siamo andati a prenderci le loro ricchezze. Tra il Festival della Dottrina sociale e le Settimane sociali vi è un legame molto forte. La prossima edizione, che si terrà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre 2017, sarà dedicata alla denuncia del lavoro nero. Quindi avrà un tema strettamente connesso all’etica d’impresa ed a tal proposito, mons. Galantino ha dichiarato “Le Settimane Sociali possono aiutarci tantissimo ad avere uno sguardo più ampio ed a riflettere su come l’etica può far bene all’impresa. La Settimana Sociale di Cagliari non può non essere un punto di partenza. È certamente un punto di arrivo ma dev’essere soprattutto un punto di partenza, frutto dell’entusiasmo e del contagio che in quella circostanza saremo in grado di mettere in circolo”.

Puntare sull’etica è un investimento per le imprese come ha spiegato mons. Galantino: “Si tratta certamente di un rischio, nell’immediato, di non ottenere un guadagno economico, in qualche caso. Lo è soprattutto quando si tratta di scegliere tra un aumento dei guadagni e la tutela di un valore non negoziabile per la persona. Nonostante ciò, sarà sempre necessaria una generosa ed abbondante gratuità” ed ha aggiunto: “Si fa fatica a capire il linguaggio della Dottrina sociale perché, da parte degli imprenditori, manca la capacità di avere uno sguardo più ampio”. Infine, l’intervento si è concluso con un’esortazione a “fare impresa per fare il bene degli uomini che la abitano, che la animano e che attraverso di essa servono un mondo più vero”.

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