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Bussola / Pixabay CC0 - bykst, Public Domain

La fede è nella Parola e non nella ricerca dei segni

La Bibbia e il Vangelo ci riconducono alla verità come due bussole instancabili che non smettono di indicare la giusta rotta

Il momento storico che stiamo vivendo non è certo tranquillo. Gli atti di terrorismo sono diventati dei drammi umani che si ripetono con frequenze ravvicinate. Troppa violenza verbale e fisica. La politica è invasa da questo clima che, in più occasioni, ha purtroppo generato da se stessa. L’aggressività prende spesso il sopravvento nei comportamenti umani e interessa gli spazi sociali più semplici, ma anche quelli più complessi, come la campagna elettorale che dovrà eleggere il presidente del Paese più potente del mondo o la risposta al fallito golpe in Turchia. Prende forma così l’uomo potente non certo per saggezza, ma per i suoi “muscoli” mentali e fisici.

C’è all’orizzonte l’ombra di una deriva politica ed economica che avanza e che si fa fatica a fermare. Manca una società civile attenta, presente, motivata, ispirata. In giro c’è paura, disorientamento. Chi governa è sempre l’espressione o il frutto del contesto sociale che lo legittima. Un vero gatto che si morde la coda. I valori non negoziabili che partono dal vangelo oggi sono diventati degli slogan che tutti, credenti e non, manifestano con empatia nelle infinite tavole rotonde televisive o pubbliche. Ogni soluzione, se non supportata da una fede possente nella legge del Signore, rischia di aggiungere un danno ulteriore. Intanto c’è da dire, senza vergognarsi, che in pochi osservano i dieci comandamenti e che la stessa fede viene amplificata solo sotto il suo aspetto spettacolare, miracolistico, stupefacente.

Se si vede si crede, salvo poi cercare, alla prima “scadenza” dell’impronta divina ricevuta, un nuovo segno per non spegnere la falsa fiammella della fede ritrovata. Un imbroglio del cuore che serve solo a deliziare gli occhi e lasciare l’animo di pietra. Il segno dei profeti è da sempre la parola da essi enunciata che andrà senza riserva a compiersi. Una fede grande perciò fa un popolo forte e maturo, illuminando le gesta dei suoi governanti. La strada è questa, non ci sono altre formule risolutive.  Anche se il tragitto è lungo e impervio non bisogna arrendersi. L’uomo prima o poi capirà. Non esiterà a prendere in mano la situazione, riducendo gli errori e gli orrori compiuti.

È facile oggi constatare l’ironia di una classe ben pensante che utilizza altre misure per guardare alla gestione delle cose;  è anche nota l’insufficienza intellettiva di coloro che godono di tutto questo falso dominio. L’augurio è che mai nessuna comunità rimanga a lungo soggiogata da una visione del mondo, immersa nel relativismo e costruita sulla sola volontà dell’uomo, lontano dal timore di Dio. La Bibbia e il Vangelo ci riconducono alla verità come due bussole instancabili che, nonostante le intemperie quotidiane, non smettono di indicare la giusta rotta e non solo.

Ci aprono infatti quelle porte celesti che attualmente nessuno considera più seriamente, se non abbinarle, magari con un sentimento di facciata, alle nostre anziane che recitano ogni giorno il S.S. Rosario. Che tristezza! Molti purtroppo non capiscono che chiunque viva nella preghiera (le tante anonime “nonnine” rappresentano un reale esempio straordinario) è titolare di una serenità d’animo che nessun conto in banca o alto titolo professionale/istituzionale potrà mai sostituire. Il problema sta nel fatto che oggi non esiste il concetto divino dell’obbedienza. Obbedire di questi tempi, anche si tratta dello Spirito del Signore, significa perdere la propria autonomia.

Ma cosa vuol dire essere autosufficienti? È forse dipendere esclusivamente solo da stessi? Ma forse osservare la Parola del Signore non rende liberi e non rafforza l’indipendenza personale di ognuno? Nessuno può negare questa verità, a meno che non si accetti alcun vincolo di sapienza evangelica, affidandosi solo alla tutela e alle regole degli uomini che sono tranquillamente aggirabili e interscambiabili. Basta affacciarsi dalla propria finestra e guardarsi attorno! “Tutto il resto è noia” sottolineerebbe il bravo cantautore di turno.

È la noia di una società artefatta che ancora non si accorge di aver perso la fede e che arranca dinnanzi a problematiche che ogni giorno diventano più ingestibili, con i soliti strumenti a disposizione. I farisei rimangono comunque sempre in prima linea. Gestiscono la politica; le banche; gli ospedali; il Mercato; le relazioni più sensibili; le guerre; le armi; i traffici di “carne umana”; le speranze “rubate” dei giovani. La loro fede, a volte spiattellata pubblicamente, è solo nella ricerca dei segni. Sono così dai tempi di Cristo.

Non capiscono che la fede grande è solo nella Parola e che già prima di vedere un segno attestato storicamente, lo stesso si è già compiuto dentro il cuore del credente. Chi non ricorda Naaman il Siro! Prima dovette credere nella parola di Eliseo e poi vide il miracolo, mondando il suo corpo dalla lebbra dopo essersi bagnato per sette volte nel fiume Giordano. Ma i farisei, dice il proverbio, cambiano il pelo, ma non il vizio. Dinnanzi alla missione di Cristo che stava cambiando il mondo con la buona novella, per come i profeti avevano annunciato, loro continuano a chiedere: “Maestro, da te vogliamo vedere un segno”.

Importanti in proposito le annotazioni del teologo monsignor Costantino Di Bruno che tra l’altro scrive: “Scribi e farisei invece vogliono sovvertire l’ordine stabilito da Dio. Vogliono prima vedere un segno e dopo essi avrebbero creduto. È evidente che questa è una tentazione per Gesù Signore. Vogliono farlo uscire dalle modalità di Dio, il quale ha stabilito che la fede è alla sua Parola, che è sempre onnipotente e creatrice di vera vita. D’altronde farisei e scribi di segni ne avevano visti tanti, ma con quale  risultato? Con la decisione subito dopo presa di uccidere Gesù”.

Il Figlio dell’Uomo non si sottrae all’ennesima provocazione e lascia loro il segno dei segni: La sua morte e la sua risurrezione. Chi però non ha fede nella Parola non avrà vera fede nemmeno nei segni, fossero anche straordinari. Al primo problema o dinnanzi ad un interesse diverso tutto viene cancellato, per ritornare nel deserto della vita più assetati che mai. La realtà odierna docet!

Chi volesse contattare l’autore può scrivere al seguente indirizzo email: egidiochiarella@gmail.com. Sito personale: www.egidiochiarella.it. Per seguire la sua rubrica su Tele Padre Pio: https://www.facebook.com/troppaterraepococielo

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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