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Cardinal Kurt Koch in Constantinopol (Photo: November 2012)

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Koch: “Lutero non volle rottura con Roma, scisma avvenne per motivi politici”

Secondo il presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, la commemorazione dei 500 anni della Riforma protestante è l’occasione per compiere “ulteriori passi verso una comunione ecclesiale vincolante”

Molti cattolici l’hanno vista come una “deriva protestante del cattolicesimo”, molti protestanti come un “tradimento della Riforma”. A distanza di quasi tre mesi, la storica visita di papa Francesco in Svezia è oggetto di discussioni e controversie. A riconoscerlo è il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani che, in un articolo sull’Osservatore Romano, ha salutato la commemorazione del cinquecentenario della Riforma luterana come “un gradito invito a dialogare” per entrambe le parti, nonché come una occasione di “arricchimento della propria fede”, nel superamento delle vecchie inimicizie.

Le 99 tesi di Lutero (31 ottobre 1517), non vanno viste come la “divisione del’unità nella Chiesa”, perché “riflettevano anche una preoccupazione cattolica e si muovevano nel quadro di quanto poteva affermare la stessa teologia cattolica del tempo”, scrive il cardinale Koch, aggiungendo che una “rottura” con Roma e la fondazione di una nuova Chiesa, non erano nei piani di Lutero, che aspirava a “un rinnovamento dell’intera cristianità nello spirito del Vangelo”. Secondo il porporato svizzero, lo scisma ebbe luogo essenzialmente come “risultato di decisioni politiche”.

Pertanto la separazione da Roma delle comunità poi autodefinitesi “protestanti” può essere vista come espressione di un “provvisorio fallimento” di quegli intenti riformatori.

Commemorare 500 anni di Riforma, ha proseguito Koch, fornisce dunque uno spunto per “ritornare alla preoccupazione originaria di Martin Lutero”, oltre che ringraziare per i “50 anni di intenso dialogo tra cattolici e luterani che ha portato alla Dichiarazione comune sulla dottrina della giustificazione firmata il 31 ottobre 1999 ad Augsburg”.

Altro concetto chiave espresso dal capodicastero è la necessità di un reciproco pentimento per le guerre religiose che, tra il XVI e il XVII seguirono la Riforma, a partire dalla “guerra dei Trent’anni, che trasformò l’Europa in un mare rosso di sangue”. Del resto, è stato lo stesso papa Francesco ad auspicare una purificazione della memoria, affinché le “colpe passate” non inquinino le relazioni catto-protestanti.

Terzo concetto chiave di questa commemorazione ecumenica è l’obiettivo del compimento di “ulteriori passi verso una comunione ecclesiale vincolante”, da compiere “già oggi”, ha poi concluso il cardinale Koch.

 

 

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