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Pixabay CC0 - ehrendreich

Il Miracolo e la comunione dei carismi personali!

Grazie allo Spirito Santo possiamo diventare persone nuove, ripulite da ogni forma di egoismo e da quell’individualismo che rende povera l’umanità

Il miracolo delle nozze di Cana è il simbolo universale della comunione di carismi e ministeri personali, capaci assieme di superare il confine del tangibile e aprire la vista e i sensi alla forza incommensurabile del soprannaturale. L’individualismo che ha preso il sopravvento nella società attuale, non è altro che il tentativo strisciante di attribuire al singolo l’onnipotenza, sempre agognata, di poter da sé governare e possedere ogni cosa. Prende forma così un modello sociale che spesso indossa all’esterno il manto della solidarietà e della socialità più equa possibile, ma quello che nel tempo si sviluppa storicamente e ci appare davanti agli occhi, è di altra natura. L’uomo, nel momento in cui ha di fatto disatteso la verità che pone Cristo Gesù quale Mediatore unico tra Dio e l’umanità, ha rinunciato al miracolo e ha sotterrato il valore della comunione con il prossimo.

Al contrario quando una qualsiasi comunità ha condiviso nella preghiera talenti e ministeri personali per raggiungere il bene comune o la salvezza del singolo, non sono mancati risultati di progresso e di avanzamento sociale e civile, nonché di rafforzamento spirituale. L’essere umano, qualsiasi sia il suo ruolo nella variegata articolazione della collettività, non può sostituirsi al “Mediatore”, né può pensare di puntare solo sui propri carismi, per raggiungere obiettivi che portino al benessere personale e comunitario. La comunione è alla base del miracolo che ognuno di noi può sollecitare per cambiare e migliorare il mondo. Nella comunità, sia ecclesiale che civile, se ognuno mettesse a servizio degli altri il suo ministero e il suo carisma, con onestà, sincerità, verità, prontezza di obbedienza alla storia, l’umanità sarebbe “alluvionata” da una pioggia ininterrotta di miracoli per il suo più grande bene.

Ecco alcuni esempi di vita vissuta predisposti al “miracolo”: Una famiglia che metta assieme i suoi talenti o le sue specifiche vocazioni; un qualsiasi luogo dove si operi in armonia; un centro produttivo che punti all’unità tra le varie competenze; una formazione politica che alimenti lo spirito di collaborazione e di sintesi delle varie abilità interne ed esterne; un governo locale o nazionale che faccia leva su un progetto comune, compendio delle sue varie singole sensibilità, in grado di aprire alla fiducia generale e al bene comune; la forza delle persone quando riescono a stare assieme, unendo le energie e le qualità di cui dispongono per natura.

Non si raggiunge forse in questi casi il meglio di tutto ciò che sia possibile ottenere? Non si rafforza tra l’altro il senso alto dello stare assieme? Viene o no a mancare quella perfida inclinazione umana ad approfittare del prossimo, che impedisce di riflesso a connettersi con il cielo, dentro e fuori di ognuno? Cadrebbero tanti fallimenti familiari o comunque si avrebbe la forza di abbatterli, senza esserne fagocitati. L’economia, la politica, le istituzioni, i rapporti umani in genere avrebbero un respiro nuovo, affascinante, capace di innalzare la qualità della vita e di esaltare il ruolo centrale dell’uomo nella società, qualsiasi sia la sua natura o appartenenza.

L’esempio più grande e completo, da tenere come riferimento da ogni postazione occupata, da credenti e non, è il percorso che si sviluppa nel momento in cui Maria, madre di Gesù, chiede per la prima volta al Figlio di intervenire. Si tratta  di superare l’impasse creatosi durante un banchetto matrimoniale, in cui è venuto a mancare il vino. È qui che avviene la comunione tra i diversi attori alla base del miracolo ottenuto. Così Mons. Di Bruno dipinge con parole, simili a virtuose pennellate, il quadro centrale delle tanto conosciute nozze di Cana:

“La Vergine Maria intercede. Cristo ascolta. I servi obbediscono. Il maestro di tavola constata la bontà del vino, gli invitati gustano il dono di Cristo Gesù, i discepoli credono”. Il teologo calabrese  invita, alla luce di siffatta verità storica, a costruire la vita sulla terra in questa comunione mirabile di partecipazione, per evitare che il ministero e il carisma del singolo non servano a nulla. Essi divengono vita nel momento in cui li si mette a servizio di ogni altra ricchezza individuale. La forza più dirompente del peccato è infatti nella rottura della comunione, che rende impossibile il miracolo.

Continua il sacerdote: “Per questo motivo gli uomini senza Cristo sono incapaci di qualsiasi miracolo. Manca loro colui che li risani e li costituisca nuovamente in unità, in comunione, rendendoli abili per ogni miracolo. Senza però la Madre di Gesù che porta la nostra preghiera a Cristo Signore, neanche in questo caso il miracolo si compie”. Accanto a questo principio assoluto c’è da aggiungere, se pensiamo alle nozze di Cana, che anche i servi, le persone più umili, sono essenziali perché un miracolo avvenga. Qualcuno dovrà pur spostare l’acqua da un luogo ad un altro. La vera ricchezza dell’umanità è tutta in questa azione simultanea di comunione, frutto di una fede nel Signore, senza singhiozzi e calcoli personali.

Gli stessi credenti abbiamo oggi dimenticato che Dio non ha posto alcun limite al nostro bene, ma vuole nello stesso tempo che siamo noi a dover fare i miracoli. “Per legge eterna del Padre, il miracolo lo si compie se mettiamo in comunione tutte le forze: Cristo Gesù, la Vergine Maria, i servi, il maestro di tavola, gli sposi, gli invitati, chi comanda, chi obbedisce, chi progetta, chi lavora in alto e chi in basso, siamo tutti operatori di un solo miracolo”. Tutto questo potrà concretamente avvenire soltanto se ci consegniamo completamente nelle Sue mani, per diventare, grazie allo Spirito Santo, persone nuove, ripulite da ogni forma di egoismo e da quell’individualismo che rende povera l’umanità intera.

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Chi volesse contattare l’autore può scrivere al seguente indirizzo email: egidiochiarella@gmail.com. Sito personale:www.egidiochiarella.it. Per seguire la sua rubrica su Tele Padre Pio:  https://www.facebook.com/troppaterraepococielo

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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