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Foto: Zenit - RR

“Filumena Marturano”: al Quirino lo spettacolo dell’anno

Magistrale versione del classico eduardiano diretta da Liliana Cavani

“I figli sono figli”. A testa alta e con tono solenne Filumena Marturano rivela al suo compagno di una vita, Domenico Soriano detto “Dummì” di aver avuto dei figli e di volerli ora, a 48 anni, riconoscerli. A incarnare sul palco del Teatro Quirino di Roma questa passionalità e questo piglio volitivo è una straordinaria Mariangela D’Abbraccio nella celebre Filumena Marturano di Eduardo De Filippo, mentre a fare la parte dell’amante è l’inarrivabile Geppy Gleijeses, direttore del Teatro e pluripremiato artista campano.

Di grande stupore e sgomento è la reazione di Dummì – resa magistralmente da Gleijeses – che l’aveva sposata credutala morente e appresa così la notizia della prole, teme di dover dare il suo cognome a dei “figli illegittimi”.  Di forte impatto è il monologo della donna – Mariangela D’Abbraccio – che nulla ha da invidiare alle precedenti Melato e Loren – che alzatosi dal letto, racconta di aver chiesto consiglio alla Madonna delle Rose e di aver ricevuto la celebre risposta: “I figli sono figli”.

Irremovibile Don Dummì, che non solo pretende l’annullamento del matrimonio, ma rifiuta categoricamente di accettare “tre estranei in casa sua”. E allora, in napoletano e con atteggiamento di sfida Filumena risponde: “Non giurare, che te ne pentiresti tutta la vita”. E fu così che le rivelò che uno di quei tre era suo figlio, senza riuscire a sapere quale fosse. Tra strilla e scenate si scioglie questo “matrimonio” contratto sul finto letto di morte. Prima di andarsene, però, la donna ha rivelato ai 3 giovanotti – lo studente Umberto, l’idraulico Michele, il commerciante Riccardo –  di essere sua madre, di fronte a un attonito Don Dummì.

E dopo la fuga di Filumena, nulla sarà più come prima. Gli equilibri cambieranno e anche la testa e le priorità di Don Domenico Soriano, che dopo 25 anni insieme, la tornerà a cercare, accettando di buon grado sia il matrimonio che la paternità, non senza ulteriori colpi di scena.

In platea, anche il Presidente della Repubblica, che non è mancato a quello che dai critici è stato già definito “lo spettacolo dell’anno”. Il merito è soprattutto della regia di Liliana Cavani, che si è cimentata per la prima volta nella prosa, con un risultato formidabile, che prende le distanze dalla versione di Eduardo De Filippo, per dare spazio alla sua “Filumena Marturano”, meno sceneggiata classica napoletana più “riso amaro”.

“È così che gli attori hanno voluto farla”, dichiara a Zenit, la regista de La Pelle. Attori di una tale maestria, che hanno goduto della libertà creativa di dare un nuovo sapore alla commedia scritta nel 1946, per l’epoca moderna, per confrontarsi con Napoli post-bellica, tra miseria e nobiltà e tanti figli di nessuno. “Fa ridere e fa piangere, nella migliore tradizione di Eduardo”, aggiunge Geppy Gleijeses.

Degne di nota anche le performance di Nunzia Scano, nel ruolo di Rosalia Solimene, fedele cameriera di donna Filumena, che con ironia e un pizzico di umorismo rallegra il pubblico, facendo da contraltare al pathos dei celebri monologhi di Filumena. Bravi e piacevoli anche i tre figli: Agostino Pannone, il figlio studente, Eduardo Scarpetta l’idraulico e il commerciante Gregorio Maria De Paola. “Una commedia di pura vita” per Liliana Cavani. Un giudizio azzeccato: un’opera che vi farà sorridere, mentre gli occhi si inumidiscono.

Un capolavoro che rivive al Teatro Quirino, grazie alla maestria di interpreti sublimi, che rievocano i fasti dell’omonimo film con Marcello Mastroianni e Sophia Loren, in una quinta teatrale.

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