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De Palo: “Ben venga il Family Day, ma continuiamo anche il 31 gennaio…”

Il presidente del Forum delle associazioni familiari saluta con favore la manifestazione del 30 gennaio contro il ddl Cirinnà, auspica però che la “partita per la famiglia” prosegua anche dopo la piazza

A una settimana dal Family Day del 30 gennaio, si incrementa il fronte degli oppositori al ddl Cirinnà. “Una posizione di netta contrarietà al testo sulle unioni civili” si registra da parte del Forum delle associazioni familiari. Lo conferma il neo-presidente Gianluigi De Palo, eletto nel novembre scorso dopo aver maturato una lunga esperienza nell’associazionismo ed esser stato assessore tecnico alla Famiglia e alla scuola di Roma Capitale.

Raggiunto telefonicamente da ZENIT, De Palo esprime la sua soddisfazione per il “consenso unanime” di tutte le associazioni che compongono il Forum in merito a questo testo: “produrrebbe una spaccatura nel Paese e degli stravolgimenti del tessuto sociale”.

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A quali stravolgimenti vi riferite, De Palo?

Ci riferiamo ad esempio all’equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio così come sancito dalla Costituzione. Matrimonio che, qualora passasse il ddl Cirinnà, subirebbe un tale svilimento per cui un giovane non avrebbe più alcuna motivazione per sposarsi, perché se a parità di diritti non equivalgono gli stessi doveri, qual è il vantaggio del matrimonio? C’è poi il problema enorme per cui i bambini, da soggetti beneficiari di diritti, diventerebbero con la stepchild adoption oggetti di diritti da parte di chi non ne può avere.

Curioso che alcuni sostenitori del ddl Cirinnà usino questa stessa argomentazione, ossia il diritto dei bambini. Essi sostengono che la stepchild adoption servirebbe proprio a tutelare quei bambini che già oggi vivono con coppie di adulti dello stesso sesso…

Posto che per me la legge è tutta sbagliata, questa argomentazione assume contorni paradossali. Si sta dicendo che, pur di dare un riconoscimento giuridico a un bambino, possiamo sacrificare il suo diritto ad avere una mamma e un papà. Inoltre se passa la stepchild adoption, si apre la strada all’utero in affitto, che produce ripercussioni oggettive non solo sul bambino ma anche sulle donne.

Un emendamento presentato dal senatore Pd Gianpiero Dalla Zuanna punirebbe persino con il carcere chi pratica o organizza la surrogazione di maternità…

Mi trova favorevole tutto ciò che punisce pratiche lesive della dignità umana della donna e del bambino. Metto sullo stesso piano utero in affitto, femminicidio, sfruttamento dei minori… Mi fa soffrire che non tutti la pensino così. Mi fa soffrire quella cultura secondo cui bisogna ascoltare soltanto coloro che possono far sentire la loro voce. I poveri, gli emarginati, i bambini nel grembo materno sembra che siano impossibilitati a far valere i loro diritti. Alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, credo che anche il cuore di un feto che batte nella pancia di una mamma abbia una dignità che vada tutelata.

Venendo al tema Family Day. Giorni fa c’è stata polemica intorno ad alcune sue dichiarazioni in merito a quello del 2007. È vero che lo ha definito “un fallimento”? Eppure ha raggiunto il suo obiettivo: fermare la legge sui Di.Co…

Non ho mai detto che il Family Day del 2007 è stato un fallimento. Questo termine si trova soltanto nel titolo dell’intervista che ho rilasciato. Sono contento però che a seguito di quelle mie dichiarazioni si sia creato un dibattito. Faccio una premessa: io nel 2007 ero in piazza, insieme a circa 2mila persone coinvolte personalmente da me, ed è stata una delle esperienze più esaltanti della mia vita. Aver fermato i Di.Co. fu una grandissima vittoria, sono d’accordo. Però aggiungo: quello era l’obiettivo minimo, sarebbe stato importante continuare a battersi per raggiungere anche altri traguardi. Il mio auspicio, dunque, è che tutte le manifestazioni di piazza non si esauriscano sul selciato, ma che siano propedeutiche ad alzare il livello del dibattito sul tema della famiglia in un Paese che la sta svilendo.

Auspicio legato anche alla manifestazione del 30 gennaio…

Esattamente. Facendo una metafora calcistica, io spero che il 30 gennaio si riesca a parare un rigore, ossia a fermare il ddl Cirinnà. Mi auguro però che dal giorno successivo ci si impegni anche per fare gol, ossia per chiedere con la stessa energia alla politica che vengano attuate politiche fiscali favorevoli alle famiglie.

Rimanendo alla metafora calcistica, intanto è pronto a indossare i guantoni per parare questo rigore al Circo Massimo?

Non sono mai stato bravo in porta, ma per la famiglia questo e altro. Ritengo comunque che, se tantissime famiglie italiane decidono di scendere in piazza, in rappresentanza di milioni di italiani, evidentemente c’è una preoccupazione reale e legittima nei confronti di questa legge di cui tener conto. D’altra parte, però, devo dire che non mi piace un certo clima da tifoserie…

Le piace quindi il calcio. A cosa si riferisce?

Beh, è brutto veder dileggiate alcune associazioni che hanno fatto la storia del nostro Paese, soltanto perché decidono di non venire al Circo Massimo, pur essendo in disaccordo con il ddl Cirinnà. Credo che ognuno debba muoversi come meglio crede, nel rispetto di tutti. Critichiamo tanto il pensiero unico e poi lo riproponiamo tale e quale… A tal proposito ci tengo a rivolgere la mia stima a Massimo Gandolfini (presidente di una delle associazioni organizzatrici del Family Day, il Comitato Difendiamo i Nostri Figli, ndr), perché ho l’impressione sia riuscito a creare un clima sereno intorno a questa manifestazione evitando ideologizzazioni.

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