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Cism. Unificazione come occasione di rinnovamento

Alla 56esima assemblea generale di Rimini, i Superiori Maggiori discutono del passaggio da una interprovincialità di aiuto ad una tra pari

Confrontare diverse esperienze di riorganizzazione, differenziate per contesti, tipologie, storia, con conseguenti “mappe mentali” elaborate nei processi di formazione, trasmesse tra generazioni, confrontate nelle esperienze pastorali. Il panel, proposto oggi alla 56a assemblea generale della CISM in corso a Rimini, per valutarne effetti di breve medio termine e prospettare nuove visioni e modelli organizzativi per la vita religiosa.

Unificazione come occasione di rinnovamento per i Frati minori che nel 2016 hanno portato a compimento l’unificazione di sei province in Italia. “Un cammino iniziato nel 2004 che ha coinvolto 600 frati e 65 comunità” ha illustrato Fra Mario Vaccari, vicario per l’area nord. Causa scatenante il bisogno formativo.

“Nel 1998 nasce il noviziato interprovinciale, poi il postulato e la casa professi perpetui con rispettivi statuti. Si sviluppano collaborazioni sul terreno dei servizi che si  estendono agli organismi di governo”. Prende così forza l’esigenza di dare una nuova prospettiva più ampia al lavoro comune. Ne segue un periodo di smarrimento in merito a strategia da adottare e metodologia. Nel 2007 la nascita di una commissione ad hoc per dare continuità al lavoro. Poi nel 2008 la svolta: il passaggio da una interprovincialità di aiuto ad una tra pari e la costruzione del nuovo. Si aprono, a fronte di chiusure dolorose frutto di lungo discernimento comunitario, nuovi cantieri e sinergie: dall’economia ai servizi interni, a nuove presenze. Giovani formati nelle nuove realtà, ricchi di comunione rinnovata con fratelli di altre province, danno vita a tre nuove comunità : Varazze, Genova e Padova. “Un processo tutt’ora in corso, in prova, per ripensare presenze e vita delle fraternità, rinnovare capacità di ascolto e revisione, dal campo economico all’evangelizzazione, all’accoglienza di migranti”.

Una risposta mossa da una rinnovata e urgente solidarietà la riorganizzazione per i Passionisti. Avviata nel 2000 a livello di Istituto nella sua globalità ha puntato a coinvolgere ogni religioso per generare un cammino comune a partire dalla riformulazione dell’identità carismatica e alla verifica della profezia di ciascuna missione. Nascono le configurazioni, realtà esplorative per verificare sinergie possibili.

Nel 2015 l’unificazione di sei province italiane, a cui si aggiungono Francia e Portogallo. Solo in Italia 440 religiosi, 60 case e 3 missioni in Bulgaria, Nigeria e Angola. Il tutto organizzato in 8 regioni. “Dobbiamo vincere le pregiudiziali paure anche a livello psicologico” ha sottolineato nel suo intervento padre Leonello Leidi, passionista, che annota tra i frutti del processo “una maggior conoscenza e mobilità delle persone, una scossa di vita percepibile e percepita che ha portato all’apertura di una nuova missione in Nigeria e un rinnovato slancio con i laici per iniziative in particolare culturali. Un percorso da portare avanti superando impazienza, silente pessimismo e miopia di visione” che lascia intravedere un ulteriore snellimento delle strutture intermedie per una piena condivisione di cuori ed intenti.

Desiderio di incontro e scambio ha attivato il processo di riorganizzazione tra gli Scalabriniani, che nel 1999 passano dalle tre province presenti in Europa all’area unica Europa-Africa. “Percorso agevolato da tavoli di lavoro già operativi su pastorale giovanile e Centri studi” specifica Padre Gianni Borin, Superiore regionale.

La previsione della riduzione graduale dei missionari italiani e l’analisi dei flussi migratori spinge verso l’unificazione. “Oggi ne ricaviamo un rinnovato sguardo d’insieme, uno scambio di esperienze e condivisione anche delle risorse. Messe in conto chiusure, registriamo nuove risposte da Berna per gli immigrati di lingua spagnola e i rifugiati, a Roma e Foggia per percorsi di integrazione”.

Percorsi in atto, desiderosi di una rinnovata comunione con i vescovi locali, nuove sinergie tra Istituti sul territorio, dialogo costante con la gente per formulare risposte di senso, ricche di futuro.

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