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Child reflected on eye

Child reflected on eye - Pixabay (Alexas_Fotos)

C’è chi invoca l’utero in affitto, mentre gli orfanotrofi sono pieni

Esponenti del Forum delle associazioni familiari che si occupano di adozione e affido denunciano l’ingiustizia nei confronti dei minori che si cela dietro il ddl Cirinnà

Un coro unanime si alza dal mondo dell’associazionismo familiare: i desideri degli adulti non possono prevalere sul diritto dei bambini. Il concetto è stato ribadito dai rappresentati di alcune realtà che fanno parte del Forum delle associazioni familiari in una conferenza stampa svoltasi ieri in Senato, proprio dove tra poche ore approderà il ddl Cirinnà sulle unioni civili.

“Sarebbe opportuno – ha esclamato a tal proposito Gigi De Palo, presidente del Forum – che i politici prima di votare diano ascolto a chi ha dedicato tutta la vita al tema dell’infanzia”.  Infatti, riguardo gli aspetti precipui del ddl Cirinnà, di cose da dire, costoro, ne hanno parecchie. Ad esempio riguardo lo sdoganamento della omogenitorialità.

“La nostra esperienza insegna che anche le ferite più gravi in un bambino possono essere sanate laddove ci sia un rapporto con una padre e una madre”, afferma Marina Zornada Vegliach, vice-presidente di Azione per Famiglie nuove. La quale definisce quella materna e quella paterna “figure insostituibili al fine di una crescita sana di un bambino”.

Le ha fatto eco Marco Mazzi, presidente di Famiglie per l’accoglienza: “Di fronte alle provocazioni di figli adolescenti feriti c’è bisogno di complementarietà, l’abbraccio della madre è diverso da quello del padre, così la parola”.

Concetti, quelli espressi da Mazzi, che sono un patrimonio condiviso da culture e popoli d’ogni tempo e latitudine. Lo ha spiegato Paolo Ramonda, presidente dell’Associazione Papa Giovanni XXIII. Impegnata sin dal 1968, anno in cui fu fondata da don Oreste Benzi, a contrastare emarginazione e povertà, questa associazione è abituata a confrontarsi con immigrati provenienti da culture lontane. Tante sono le differenze, ma un dato unisce i popoli: la famiglia si fonda sull’unione tra un uomo e una donna.

Ramonda ha sottolineato che “ogni tentativo di destrutturare la famiglia nella storia ha provocato effetti disastrosi sui giovani”. Il dato storico è suffragato dagli studi della scienza medica. Il presidente dell’Associazione Papa Giovanni XXIII ha ricordato che sono numerosi i documenti che “mettono in evidenza come minori inseriti in contesti” dove mancano genitori di sesso diverso “abbiano risultati inferiori in campo affettivo e cognitivo” rispetto a quelli cresciuti in famiglie di tipo tradizionale.

I dati enucleati da Ramonda testimoniano dunque come il bene del bambino, a cui uno Stato deve mirare, non può prescindere dal suo diritto a crescere in un contesto familiare in cui vi siano un padre e una madre.

Bene del bambino che è preminente rispetto ad altri interessi, come indica la Convenzione Onu sui diritti del fanciullo. Un richiamo a questo documento è stato fatto da Marco Giordano, presidente di Progetto Famiglia. Egli ha spiegato come l’ordinamento giuridico italiano sia speculare alle indicazioni delle Nazioni Unite.

“La legge italiana su adozione e affido – la riflessione di Giordano – ha trovato conferma e rilancio nella Convenzione Onu, ma con le proposte del ddl Cirinnà in materia rischiamo di mettere gravemente in discussione tutto questo percorso”. Il riferimento di Giordano è alla stepchild adoption e all’affido rafforzato, quest’ultimo ventilato come possibile compromesso tra i fautori del ddl Cirinnà e la componente di Governo contraria.

Secondo Giordano, “cambiano i termini ma rimane la stessa problematica”, anzi “si rischiano di creare ulteriori danni”, poiché “l’affido riguarda solo l’accompagnamento provvisorio di un minore, per ‘traghettarlo’ di nuovo nella sua famiglia d’origine, non per sostituirla”.

L’amara conclusione l’ha tratta allora Marco Griffini, presidente di Aibi. Alla luce dell’acceso sostegno al ddl Cirinnà da parte di una gran parte dell’alveo politico, egli ritiene che “a nessuno interessa realmente il destino dei bambini abbandonati”.

Griffini ha invitato coloro che si battono per il “diritto” degli omosessuali ad ottenere bambini, finanche con l’utero in affitto, a dare uno sguardo ad alcuni dati. “Dal 2015 sono state realizzate 2.100 adozioni internazionali, con 1.800 famiglie – ha ricordato -, ma sono 3mila le famiglie che nel 2015 hanno ottenuto l’idoneità: quindi ci sono ancora 1.200 famiglie che potrebbero adottare altrettanti bambini…”.

La volontà di queste famiglie di accogliere un minore – ha dunque rilevato Griffini – “potrebbe rappresentare una grandissima risorsa anche per i bambini abbandonati del nostro Paese, che sono 34mila”. Evidentemente però, il diritto di questi piccoli ad avere una mamma e un papà è ritenuto meno importante del desiderio degli adulti ad ottenere figli.

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