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A chi dà fastidio uno spot contro l’utero in affitto?

Dopo le proteste di alcuni gruppi lgbt, Uci Cinemas ha eliminato un filmato regolarmente commissionato da ProVita che denuncia lo sfruttamento della maternità surrogata

Una donna bionda, occhi velati di lacrime e voce rotta dalla commozione, racconta i momenti dolorosi vissuti dopo il parto di suo figlio, strappatole dalle braccia per essere ceduto come un prodotto commerciale. È uno stralcio di 30 secondi del documentario Breeders: donne di seconda categoria?, che denuncia i contorni di sfruttamento e di sofferenza dell’utero in affitto.

L’Associazione ProVita Onlus ne ha commissionato la messa in onda presso le sale della catena Uci Cinemas, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema. Un normale acquisto di uno spazio da parte di un’associazione privata per divulgare un proprio spot ha fatto scaturire tuttavia una rovente polemica.

Dopo la proiezione del filmato contro l’utero in affitto prima dell’inizio degli spettacoli, alcuni gruppi della galassia lgbt hanno lanciato una campagna di boicottaggio e di pubblico biasimo nei confronti di Uci Cinemas, reo secondo costoro di dar visibilità ad “una becera pubblicità ideologica firmata da uno tra i più violenti gruppi integralisti italiani”; ProVita per l’appunto.

Il polverone agitato dalle organizzazioni lgbt ha sortito l’effetto sperato. A poche ore dalla pubblicazione delle proteste su internet, la segreteria di Uci Cinemas si è prodigata a garantire che “ieri è stato dato l’ordine di eliminare lo spot da tutti i nostri pre-show”.

Di questa censura a seguito delle proteste di un gruppo minoritario di cittadini se n’è parlato stamattina nella Sala Nassirya del Senato, nel corso di una conferenza sull’utero in affitto organizzata proprio dall’Associazione ProVita.

“È vergognoso – ha incalzato il senatore Carlo Giovanardi a proposito del ritiro da parte di Uci Cinemas – perché l’utero in affitto in Italia è reato e non si capisce perché debba essere eliminato uno spot a pagamento che fa parlare le donne che sono state sfruttate e a cui sono stati tolti i bambini”.

Il senatore di Popolari per l’Italia ha assicurato che indagherà con l’azienda per capire “a che titolo si è permessa di censurare un messaggio contro la schiavizzazione delle donne ed in perfetta sintonia con il nostro ordinamento”. Si attendono dunque spiegazioni da parte dell’Uci Cinemas.

La donna dello spot, Heather Rice, durante la sua gravidanza commissionata da una coppia si è rifiutata di ubbidire alla loro volontà e dunque abortire il bambino che presentava malformazioni. Una volta giunta al parto, la donna americana non ha più saputo nulla del piccolo, che potrebbe essere stato dato in adozione. Nello spot censurato, Heather ammette di pensare al figlio ogni giorno della sua vita.

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Clicca qui per visualizzare lo spot

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