Cardinal Parolin

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Card. Parolin: "Fine del lavoro della Rota Romana è la salvezza delle anime"

Nella Messa celebrata con i giudici in occasione dell’apertura dell’Anno giudiziario, il segretario di Stato ricorda che “solo lo Spirito Santo può condurre alla verità nella carità”

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L’invito nei confronti dei giudici della Rota Romana è a “lasciare spazio allo Spirito Santo, capace di regalare quel supplemento di sapienza che potrà garantire decisioni insieme giuridiche e pastorali, giuste e colme di misericordia”. Lo ha rivolto il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, nell’omelia della Messa celebrata stamattina, nella cappella Paolina, in occasione dell’inizio dell’Anno giudiziario.
Spirito Santo che – ha aggiunto il card. Parolin, come riporta l’Osservatore Romano – va invocato per “chiedere che illumini le menti, apra i cuori alla giusta comprensione dei fatti e della legge, aiuti a trovare la via corretta ed efficace per coniugare misericordia e verità” e “non faccia dimenticare la valenza pastorale di ogni decisione e la necessità che essa comunque trovi una sua adeguata spiegazione giuridica”.
Si può capire che il “fine ultimo non è rappresentato dalla impeccabile coerenza interna di una particolare teoria giuridica da calare sulla realtà ma dalla salus animarum”, ossia la salvezza delle anime, soltanto mediante “il costante aiuto dello Spirito”
Solo lo Spirito, ha rimarcato il porporato, “può condurre alla verità nella carità, solo con la sua costante assistenza sarà possibile produrre vera giustizia, vale a dire una giustizia che tenga nel dovuto conto i diritti e i doveri di ciascuno e sappia essere intrisa nello stesso tempo di misericordia”. Ai giudici della Rota Romana ha ricordato il loro impegno di “decidere circa la sussistenza e quindi la validità del vincolo coniugale in un frangente storico nel quale, come ha fatto più volte notare il Papa, la cultura dominante manifesta crescente difficoltà a concepire una scelta definitiva di vita come espressione di matura libertà, preferendo scorgervi piuttosto una programmata privazione di esperienze sempre nuove”.
Ne deriva un duplice compito per i giudici. Parolin ha ricordato loro che sono “da un lato chiamati a sottolineare e promuovere la santità e bellezza del reciproco dono di sé dei coniugi in un rapporto indissolubile, fedele, aperto alla vita e innalzato da Cristo alla dignità di sacramento”. E dall’altro, “con una sapiente interpretazione del diritto”, devono chinarsi “sulla realtà per cogliere tutte le specificità e le contraddizioni di questo tempo”, così da evidenziare “le reali difficoltà di tante persone nel percepire e nel vivere le esigenze del matrimonio cristiano, dovuto alle ferite che portano in loro e alle pressioni di tanta parte della cultura, che fatica a lasciarsi evangelizzare. Difficoltà nel percepirne le proprietà, le finalità e le caratteristiche essenziali, che possono spingersi fino al punto di viziarne il consenso”.
È proprio “questo spazio tra la santità del matrimonio e le caratteristiche specifiche di ogni caso sottoposto al vostro giudizio – ha detto ancora – che va riempito dalla corretta interpretazione della legge, che al suo interno presenta come fondamentale criterio la salus animarum”.

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ZENIT Staff

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