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World Council of Churches: “Nessuno patisca più la fame”

Lanciato l’appello ad unirsi al programma “Zero Fame” della campagna Food for Life, per costruire sistemi alimentari sostenibili e senza scarti che possano nutrire tutte le persone 

«Zero Fame» (Zero Hunger Challenge) è il titolo del programma mondiale, parte della campagna Food for Life, al quale l’Ecumenical Advocacy Alliance (Eaa) del World Council of Churches (Wcc) ha chiesto a tutte le Chiese e persone di buona volontà di aderire attivamente. 

L’iniziativa era stata lanciata tre anni fa dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, andando a coinvolgere Governi, Onu, società civile, imprese, organizzazioni, sindacati, comunità scientifica e accademica. Ora il target si allarga, e tutti gli individui e le organizzazioni sono invitate a partecipare a questa importante sfida. 

Perché “nessuno dovrebbe patire la fame — come ha sottolineato Manoj Kurian, coordinatrice dell’Eaa per il Wcc — soprattutto in un mondo che produce cibo a sufficienza per sfamare tutti. Dobbiamo costruire sistemi alimentari sostenibili e senza scarti che possano nutrire e sostenere tutte le persone, nonché responsabilizzare i piccoli proprietari e le aziende agricole a gestione familiare che producono la maggior parte del cibo del mondo”.

Come spiega L’Osservatore Romano, la campagna Food for Life dell’Ecumenical Advocacy Alliance ha fatto parte, fin dalla sua istituzione, della Zero Hunger Challenge, attraverso la quale sono stati messi alla luce alcuni dati davvero preoccupanti. A cominciare dal fatto che circa 800 milioni di individui nel mondo soffrono di fame cronica (poco più di una persona su nove) e che oltre 500mila bambini diventano ciechi ogni anno a causa di mancanza di vitamina A. La metà di loro poi muore entro un anno dall’inizio della cecità.

Si stima inoltre che 2,1 miliardi di persone sono in sovrappeso od obese, molte delle quali hanno seri problemi di cattiva nutrizione. Ogni anno, a livello globale, circa un terzo del cibo viene perso o sprecato durante la produzione, il trasporto e la lavorazione, nonché attraverso i rifiuti domestici. 

L’iniziativa chiede allora a gruppi e individui di lavorare attivamente; anche perché – come ha rimarcato ancora Manoj Kurian – “l’impegno per i cristiani di garantire cibo nutriente e adeguato per tutti è parte della nostra fede. Le Sacre Scritture ci raccontano molte storie di fame. Matteo — Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare (25-35) — parla direttamente a noi, insieme con tante altre parabole ed esempi biblici, sul nostro ruolo di assicurare che tutti siano nutriti».

Nel concreto, l’attività del programma “Zero Fame” si traduce nel sostegno a iniziative e politiche adeguate al fine di raggiungere, ad esempio, i bambini rachitici con meno di due anni, garantendo al 100% l’accesso a un’alimentazione adeguata durante tutto l’anno. Come pure l’impegno a favorire sistemi alimentari sostenibili, l’aumento della produttività e del reddito dei piccoli proprietari e la riduzione a zero degli sprechi.
 

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