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“Wake up, don’t sleep!”

Affollata e festante l’assemblea giunta dalle prime ore del mattino per la Messa del Papa a conclusione della 6° Giornata della Gioventù Asiatica, nel luogo dove furono torturati i cristiani

Papa Francesco chiude con la Celebrazione Eucaristica la 6° Giornata della Gioventù Asiatica al castello di Haemi. L’iniziativa di questo meeting aggregativo e formativo trasse ispirazione nel 1991 dalla GMG di Czestochowa.Solo otto anni più tardi si concretizzò il progetto a Hua Hin in Tailandia con cadenza triennale.

L’attuale edizione ha subito due rinvii a causa della GMG di Madrid e più tardi quella di Rio, anticipata a causa dei Mondiali FIFA. Questo ritardo è stato però compensato e gratificato dalla partecipazione del Vicario di Cristo in persona a un evento che accomuna i giovani di oltre 30 paesi del Continente.

Ad Haemi l’evento si è svolto all’interno di una fortezza dal perimetro di due chilometri. Nacque nel 1491 come deterrente militare ai waegu, i pirati e contrabbandieri giapponesi. Qui vennero perseguitati i cattolici della regione del Chungchong.

I cristiani di alto rango erano spediti nei tribunali di Hongju e Seoul, mentre i cattolici di basso rango venivano uccisi ad Haemi senza processo. Le prigioni, distrutte dopo l’invasione giapponese sono state ricostruite.

Incredibilmente esiste ancora l’albero originale dove i cristiani venivano torturati appesi per i capelli prima di essere condotti a un enorme masso di pietra sul quale il cranio veniva sbattuto ripetutamente con conseguenti fratture e ferite che lasciavano vaste impronte di sangue ancora visibili oggi.

Molti giovani coreani conoscono già il posto, ma per i giovani degli altri paesi asiatici è qualcosa di impressionante. A inizio mattinata erano già in fila per l’ingresso, sotto una leggera pioggia che sfidavano muniti di cappottine impermeabili dal  colore verde, il colore della speranza.

L’omelia di Papa Francesco ha scandito il tema della presente edizione della Giornata Asiatica della Gioventù: “Gioventù dell’Asia, alzati!”. Il Papa scalda la giovane e affollatissima assemblea ripetendo più volte, in inglese e ad alta voce: “Wake up, don’t sleep!. Svegliati, non dormire!”. Perché, ha spiegato,  occorre essere vigilanti e “nessuno se addormentato, può cantare, danzare, rallegrarsi”.

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