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Vivere il carisma di San Massimiliano Kolbe

Nel 75esimo anniversario del martirio del Santo polacco, le Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe hanno intitolato l’anno di commemorazione “Al posto tuo”

“Tutti desiderano la felicità e aspirano ad essa, ma pochi la trovano, perché la cercano là dove non esiste”, scriveva il giovane Massimiliano Kolbe nei primi anni della sua intensa attività editoriale, quando le nuvole scure della minaccia nazista erano ancora lontane dai suoi pensieri e dalla sua amata Polonia. Avrà raggiunto, questo francescano innamorato dell’Immacolata, la felicità in cui sperava? Ovvero, stando alle sue parole, l’avrà cercata nel posto giusto…? Si direbbe di no, a giudicare dalla sua misera fine…

Padre Massimiliano, al secolo Rajmund Kolbe, divenuto il numero 16670 nel campo di concentramento di Auschwitz, morì il 14 agosto 1941, a 47 anni, dopo avere lasciato tutti di stucco chiedendo di prendere il posto di un condannato a morte. Insieme ad altri nove disperati, scese nel famigerato “bunker della fame”, destinati a “seccare come  tulipani” – come disse ridendo una guardia – cioè a morire di fame e di sete.

Non sapremo mai come il santo abbia consolato i suoi compagni in quelle due lunghe settimane di agonia, ma alcuni sopravvissuti del campo raccontano che, nelle dure giornate di lavoro, talvolta li confortava dicendo: “Queste sofferenze sono necessarie perché chi verrà dopo di noi possa essere felice”.

Ricordare il 75esimo anniversario della morte di Kolbe non vuol dire soltanto fare memoria di una strage inutile e orrenda, quella compiuta dai nazisti ai danni di milioni di innocenti, ma celebrare la gratitudine verso chi, con il coraggio dell’amore più grande, ha saputo aprire una nuova via di felicità. Le Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe, che cercano di custodire e coltivare la grande eredità spirituale del santo, insieme alla Milizia dell’Immacolata, hanno intitolato questo anno di commemorazione “Al posto tuo”, come a dire che, oggi come allora, la felicità vera si consegue soltanto… mettendosi nei panni dell’altro.

Nel grande anno della misericordia, vivere il carisma kolbiano significa per noi assumere uno sguardo positivo sul mondo: non uno sguardo ingenuo e inconsapevole, ma lo sguardo attento e materno di Maria, a cui San Massimiliano affidava costantemente la propria vita e vocazione. Tanti ex prigionieri ricordano i gesti di cura e tenerezza di Padre Kolbe nei confronti dei compagni, insistendo sulla straordinarietà di un simile comportamento, in quelle condizioni di vita disperate… In questo difficile momento storico, definito da papa Francesco “un cambiamento d’epoca”, San Massimiliano ci garantisce che è ancora possibile essere umani, vincendo i pregiudizi e le paure, rifiutando  la contrapposizione violenta come una tentazione, scegliendo sempre le vie del dialogo, perché “l’amore crede nell’impossibile”.

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