Dona Adesso

Foto: Medici con l'Africa - Cuamm

Violenze in Etiopia: il Cuamm resta sul campo

Dal 2 ottobre forti scontri tra la popolazione Oromo e le forze armate. Il personale di Medici con l’Africa bloccato nell’ospedale di Wolisso

Non si sono placate in Etiopia le proteste nella Regione dell’Oromia, scoppiate domenica 2 ottobre. In occasione dei festeggiamenti per la fine delle piogge nella località di Bishoftu, non lontano dalla capitale del Paese, sono iniziati degli scontri tra la popolazione Oromo e le forze armate: 52 persone secondo fonti governative, oltre 300 secondo fonti giornalistiche, sono decedute nella calca seguita ai primi momenti di tensione.

Da quasi un anno la popolazione della Regione, di etnia oromo, protesta contro il Governo, soprattutto per questioni legate alla sotto rappresentanza politica degli Oromo a livello istituzionale. Negli ultimi tempi la tensione è aumentata in seguito alla decisione di estendere i confini amministrativi di Addis Abeba a detrimento del terreno agricolo Oromo.

Medici con l’Africa Cuamm è presente nel Paese e segue con attenzione le vicende. Nei giorni scorsi, i collaboratori impegnati sul campo riferivano di auto date alle fiamme e lancio di pietre in zona Ayer Tena, e ancora di tensioni nelle zone di Sebeta e Alem Gena, quartieri periferici in uscita da Addis Abeba, sulla strada verso Wolisso, dove il Cuamm gestisce l’Ospedale di Wolisso che con 200 posti letto rappresenta la più grande struttura non for profit di tutto il Paese. Altri episodi minori si sono verificati anche  in capitale.

“Il Governo – spiega Matteo Bottecchia, rappresentante del Cuamm in Etiopia – ha proclamato da ieri per cinque giorni lutto nazionale per i deceduti. Gli uffici pubblici sono chiusi ed esporranno la bandiera a mezz’asta. Questo non ha calmato la situazione. Sempre da ieri, a Wolisso tutti i negozi sono chiusi e si prevede che la situazione rimarrà tale per i prossimi tre giorni: per questo ci stiamo attrezzando per rimanere autonomi”.

“La strada che collega Addis Abeba a Wolisso – riferisce ancora Bottecchia – è stata impraticabile per diverse ore a causa di manifestazioni nelle periferie della capitale, causando problemi relativi all’operatività dei servizi ospedalieri. Le bombole di ossigeno ad esempio sono in via di esaurimento e si rende necessario riuscire presto a muoversi per andarle a ricaricare. Oggi quest’operazione è ancora difficile”.

Vista l’inagibilità e l’insicurezza delle strade principali, il Cuamm ha deciso di interrompere momentaneamente gli spostamenti tra Addis Abeba e Wolisso, dove si trova la maggior parte del personale impiegato in Etiopia. Nell’ospedale di Wolisso tutti gli espatriati e i collaboratori locali di Medici con l’Africa stanno bene e hanno scorte di viveri a sufficienza.

In Etiopia, l’associazione è presente oggi con uno staff di 28 persone: 11 internazionali e 17 etiopi. Tra gli espatriati, oltre al rappresentante Matteo Bottecchia, si contano 6 medici, 2 esperti di salute pubblica e 2 amministrativi. Tra il personale etiope 1 medico, 10 sanitari, 2 amministrativi e 4 logisti.

Dal 2000 a Wolisso, nella regione dell’Oromia, l’ospedale San Luca è un punto di riferimento per la gestione delle emergenze ostetriche, ma anche per la cura della malnutrizione infantile, la diagnosi della tubercolosi e le cure ortopediche. Nel 2015 nell’ospedale, in cui il Cuamm affianca il personale locale sia nelle attività di gestione ospedaliera che di lavoro in corsia, si sono registrate 78.000 visite ambulatoriali, quasi 13.000 ricoveri e quasi 3.300 parti assistiti. Nello stesso ospedale è attiva la scuola per ostetriche, che conta 92 studenti iscritti.

A livello nazionale il Cuamm collabora inoltre con la Chiesa cattolica etiope per migliorare la gestione di 78 strutture sanitarie diocesane del paese. Nel 2014 invece nel South Omo, a sud-est del paese, è iniziato un nuovo intervento a supporto dei centri di salute locali, per l’assistenza al parto delle donne delle popolazioni pastorali e seminomadi della zona.

About Redazione

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione