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Villalba: “Ho scoperto di diventare cardinale mentre sorseggiavo mate…”

Intervista all’arcivescovo emerito di Tucumán creato ieri cardinale, amico di lunga data del Santo Padre, nonché suo vice negli anni di presidenza alla Conferenza Episcopale argentina

Tra i 20 nuovi cardinali creati nel Concistoro di ieri, Papa Francesco ha consegnato la porpora anche ad un suo amico e connazionale. Si tratta di Luis Villalba, arcivescovo emerito di Tucumán, originario di Buenos Aires come il Santo Padre, nominato ausiliare dell’arcidiocesi argentina nel 1984, vescovo della di San Martín nel 1991, e arcivescovo di Tucumán nel 1999, fino al suo ritiro per raggiunti limiti d’età nel 2001. Nato nel 1934, Villalba è infatti tra i cinque porporati emeriti che, in un futuro Conclave, non avranno diritto di voto per aver superato gli 80 anni. ZENIT lo ha intervistato.

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Quando ha conosciuto Bergoglio?

Lo conobbi quando fu nominato vescovo nel 1992, ero presente anche alla sua ordinazione. Divenne poi vicario di Flores, dove risiedevo io prima. Nel 1999 poi lasciai la diocesi di San Martín e andai a Tucumán. A quel tempo i vescovi mi avevano nominato presidente della commissione che stava redigendo il documento “Navegar Mar Adentro”, che invitava a raccogliere la chiamata fatta da Giovanni Paolo II, dopo aver la conferenza di Aparecida. E Bergoglio mi ha sostenuto molto.

Ha avuto modo di lavorare al fianco del futuro Papa?

Si, perché Bergoglio fu poi nominato presidente della Conferenza Episcopale argentina per due mandati, del cui primo io fui vicepresidente. In quei sei anni, ci incontravamo ogni mese, abitavamo anche molto vicino e abbiamo viaggiato insieme a Roma per tre volte, per visitare le Congregazioni ed essere ricevuti da Benedetto XVI. Eravamo molto in sintonia. D’altronde Bergoglio è una persona molto semplice, affrontavamo tutti i problemi, è sempre stato un ‘pastore’, vicino alla gente. Era così quando visitava le parrocchie, i quartieri, quando viaggiava in autobus. 

Quando il Papa parla di problemi pastorali, molte volte però viene etichettato ideologicamente. Non crede?

Bergoglio non è mai stato ideologico – questo deve essere chiaro – ideologici sono quelli che lo bollano di destra, di sinistra o di centro… Lui è stato sempre un uomo di Chiesa, con un grande discernimento su cui ha influito, sicuramente, la spiritualità ignaziana. Un uomo che domanda, che ascolta, che però dopo discerne e prende posizioni, anche molto solide. Non è precipitoso, non risolve i problemi di fretta, prima prega, medita, fino a che non è sicuro di quello che Dio gli stia chiedendo.

Cosa la ha maggiormente colpita del Papa nella quotidianità?

La semplicità, il fatto che sia molto normale ciò che egli dice. E questa sua semplicità come Papa la chiede anche ai vescovi e ai sacerdoti. Un’altra sua caratteristica, che è anche un dono, è quella che lui ha sintetizzato con l’espressione “l’odore delle pecore”, ovvero la vicinanza e la condivisione con le persone.

I media, però, spesso e volentieri decontestualizzano le frasi del Santo Padre…
Può darsi, forse perché a volte non comprendono il suo linguaggio, come quando lui usa espressioni tipo ‘balconear’, frasi molto porteñe, argentine.

Grande confusione si è creata ad esempio durante il Sinodo sulla famiglia di ottobre. Lei cosa dice in proposito?

Io non vi ho preso parte, ma l’ho seguito leggendo ciò che riportavano i media appunto. Un bel segno che il Papa ha lanciato in quell’occasione è la sua richiesta ai Padri sinodali di parlare ed esprimere il proprio pensiero con la massima libertà. Questo è stato positivo.  

Nella sua esperienza pastorale, come vede che influisce la figura di Francesco?

In Argentina è stato accolto molto bene questo pontificato, non solo in ambienti ecclesiastici, ma a parte di tutti gli uomini, molti anche non praticanti, non battezzati. In qualche modo il Papa riavvicina alla chiesa. A Pasqua vi è stata molta più partecipazione di fedeli. Dicono: “Francesco parla chiaro, è uno dei nostri”.

Questo approccio potrebbe portare ad una conversione?

Molti sono tornati alla Chiesa… Lo ho visto soprattutto nei confessionali. Era quello che ci aspettavamo, una grazia di Dio sorprendente. Questa domenica, a Roma, non sono riuscito neanche a vedere il Papa durante l’Angelus, perché non riuscivo a passare tante erano le persone in piazza San Pietro. Sono rimasto fuori, in piazza Pio XII…

Come ha ricevuto la notizia della sua nomina cardinalizia?

Ogni domenica seguo l’Angelus del Santo Padre dalla televisione, che, a causa del fuso orario, in Argentina viene trasmesso alle 8 del mattino. Quindi lo guardo facendo colazione e sorseggiando il mate (la bevanda tipica argentina, molto amata anche dal Pontefice ndr). Sapevo che c’era un Concistoro in programma a febbraio. Quella domenica il Papa ha fatto la sua catechesi, poi ha pregato l’Angelus e infine ha iniziato a leggere la lista dei futuri cardinali. A un certo punto, ho sentito il mio nome… Ho scoperto che sarei diventato cardinale mentre sorseggiavo il mate. Non sapevo niente. Il Papa, poi, il 6 poi mi ha chiamato al telefono.

Francesco ha detto che attraverso la sua persona ha voluto premiare molti pastori della Chiesa…

Al di là di me, la mia nomina è infatti un riconoscimento alla Chiesa del nord-ovest dell’Argentina e a Tucumán… Un’area che è forse la più povera del paese, colpita duramente dalla chiusura di tutte le fabbriche di zucchero negli anni ’60 e dalla crisi delle persone che vi lavoravano. Allo stesso tempo è una zona molto religiosa, che regala tante vocazioni alla Chiesa.

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