Oggi c’è una “polarizzazione” nei confronti della figura del Papa. Così monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione, durante il suo intervento di ieri alla seconda giornata del convegno ‘Il cristianesimo al tempo di Papa Francesco’, in corso a Roma a Palazzo Firenze. “L’affetto globale, la recezione positiva del circuito mediatico nei confronti di Papa Francesco – ha detto il prelato – per alcuni è dovuta principalmente alle novità dottrinali rispetto al passato, per altri non tanto alla modifica della dottrina quanto al suo modo di porsi, fatto di simpatia, prossimità e vicinanza”.

Quella di Francesco, ha spiegato Viganò, è una comunicazione fatta anche di silenzi e ciò rende quello del Papa argentino “uno stile di comunicazione inclusivo”. “Comunicare con il silenzio è il suo modo di vedere”, secondo il quale si tratta di “un paradosso, un ossimoro, in un mondo in cui i media sono fatti prevalentemente di parola”. Non c’è alcuna “lettura eretica” nelle sue parole, ha precisato Viganò: il magistero di Bergoglio è profondamente radicato nell’attualità. “Oggi è importante capire, ad esempio, quando il Papa parla di povertà, parla di pace, di misericordia, che cosa intende, cioè dove si radicano questi concetti”, ha sottolineato.

“Viene chiesta all’interlocutore un’attenzione maggiore perché Papa Francesco non utilizza un linguaggio astratto, concettuale, ma usa dei racconti di storia. Ed è proprio per questo che è importante capire cosa sta dietro alle parole del Papa. Per esempio, proviamo a pensare alla parola ‘sguardo’, ‘guardare’: per esempio questo è radicato fortemente nell’esperienza degli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio. Quindi, c’è un mondo da scoprire prima di poter capire che cosa Papa Francesco vuole dire”.