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Vescovi italiani: “Sì a politiche per il lavoro, no all’eutanasia”

Pubblicato un documento riassuntivo dei temi del Consiglio Permanente della Conferenza episcopale italiana (20 – 22 marzo 2017)

La tragedia dei profughi, la mancanza di lavoro, i temi di bioetica come l’eutanasia, la criminalità, ma anche la riforma dei media diocesani e l’anniversario imminente dell’Unione Europea. Molti i temi toccati, spesso intrecciati tra loro, nella nota redatta dai vescovi italiani a termine del Consiglio Permanente della Conferenza episcopale italiana (20 – 22  marzo 2017).

La sessione è stata anche occasione per preparare la prossima Assemblea Generale (Roma, 22-25 maggio 2017), in cui sarà eletto il successore alla presidenza della Cei del card. Angelo Bagnasco, la cui prolusione – come spiega il comunicato dei vescovi – è stata ampiamente ripresa durante il Consiglio.

“I Vescovi – si legge a proposito di questioni che stanno a cuore al card. Bagnasco – si sono ritrovati nella preoccupazione per la deriva antropologica, che impregna la cultura del Continente”.

È stato evidenziato che “in un contesto che assolutizza il principio di autodeterminazione, chi sostiene il rispetto della vita rischia paradossalmente di non venire compreso o di essere considerato come incapace di rispetto per l’altro”, la Cei sottolinea però che “una società che accettasse di essere coinvolta nella volontà eutanasica di alcuno, condannerebbe se stessa al suicidio”.

La sensibilità al tema della vita si snoda anche attraverso l’aiuto a chi è costretto a fuggire dalla propria terra. Ecco allora che i vescovi italiani invitato a “ritrovarsi nella cultura del Mediterraneo e, quindi, prestare più attenzione a chi cerca di attraversarlo”.

La crisi migratoria può essere affrontata, tuttavia, solo attraverso un lavoro coordinato tra Stati. Di qui l’appello a “rilanciare il cammino intrapreso” dell’Unione Europea, che domani, 25 marzo 2017, celebra i suoi sessant’anni di vita “in un clima – rilevano i vescovi – appesantito da movimenti populisti e spinte disgreganti”.

Al tempo spesso si sottolinea l’importanza di far riferimento alla “ispirazione originaria” dei padri fondatori dell’Ue “e la condizione nel concepirsi come casa dei popoli e delle Nazioni, evitando omologazioni di pensiero e di tradizioni”.

I vescovi italiani esprimono poi la volontà di intessere rapporti più stretti con le diocesi del Nord Africa e dei Paesi di provenienza dei migranti. Ma non solo, lo sguardo è rivolto anche in Italia. Nel documento si esprime “particolare vicinanza ai pastori e alle comunità delle regioni maggiormente interessate da fenomeni mafiosi: nella consapevolezza che questi non conoscono frontiere, ribadiscono l’impegno per la giustizia e la legalità, patrimonio comune che porta a rigettare ogni forma di malavita organizzata”.

Oltre alla criminalità, preoccupa in Italia la mancanza di lavoro. I vescovi dichiarano quindi “la volontà della Chiesa” di farsi prossima “a quanti soffrono la disoccupazione e le sue conseguenze, di alzare la voce contro gli ostacoli all’accesso dei giovani, il lavoro nero e le vittime del lavoro, si unisce all’impegno per l’apertura di processi che si traducano in proposte e soluzioni per il mondo del lavoro”.

Anche i nuovi linguaggi della comunicazione sono stati al centro del dibattito. I vescovi si ripromettono di dar vita a “un progetto editoriale coordinato, unitario, capace d’integrare e valorizzare i media diocesani; una proposta rispettosa, che possa accompagnare il discernimento delle Chiese particolari”. Questo tema, che sarà approfondito a maggio nell’Assemblea Generale, rientra “nella volontà di affrontare l’ambito delle comunicazioni sociali in prospettiva pastorale, con attenzione privilegiata alla dimensione educativa”.

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