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Motherhood

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Veruska: un miracolo durato 29 anni

Affetta da toxoplasmosi macrocefalica, la donna era data per spacciata alla nascita. Ha vissuto grandi sofferenze ma il suo caso ha permesso ai medici di salvare centinaia di bambini colpiti dalla medesima patologia

Anni ’60. Raffaella e Danilo sono una coppia felice. Si sposano giovanissimi. Lui è un creativo che da sempre lavora nel mondo della moda, lei è di una dolcezza e di una bellezza straordinarie. Si amano molto, nasce la loro prima figlia Lara, poi, dopo qualche anno, Raffaella, desiderosa di diventare ancora mamma, è in attesa della secondogenita Veruska, quando scopre di essersi ammalata di toxoplasmosi.

In un giorno luminoso per la famiglia Bertoldo, Raffaella Geromel partorisce una bimba ammalata di toxoplasmosi macrocefalica. La loro vita cambia, la bimba viene immediatamente ricoverata nel reparto di pediatria di Padova. Veruska è affetta da una malattia rara, che viene studiata, e la sua piccola vita scrive da sé una testimonianza straordinaria di amore, di pace e di fede.

Contro ogni previsione della medicina del tempo (la vicenda risale a 43 anni fa) a Veruska non vengono dati più di tre anni di vita: l’amore di una mamma che si dedica a lei e di un papà che la culla tutte le notti, permettono a Veruska di vivere 29 anni, dando così testimonianza che l’amore da solo è più potente di qualsiasi medicina.

“Quando è nata la bambina mi hanno detto che era ammalata gravemente – ha raccontato Raffaella a ZENIT – la nostra vita è completamente cambiata. Lei era il terzo caso a Padova. Ha richiamato da subito l’interesse dei luminari che, all’epoca si interrogarono proprio su ciò che poteva essere fatto per alleviare la pressione nella scatola cranica”.

“È stata operata ben tre volte – prosegue la madre -. Nonostante non potesse camminare né parlare, la sua presenza ci ha permesso di sperimentare la vita come un dono. Dopo la nascita di Veruska, la nostra vita è diventata a misura di bambina, lei è stata l’esperienza più importante della nostra vita. Da quando l’hanno dimessa e hanno studiato il suo caso centinaia di bambini sono stati salvati”.

“Veruska era il terzo caso di toxoplasmosi – ha raccontato il padre Danilo – ed è stata l’unica che si è salvata. Gli altri bambini erano morti poco dopo la nascita. Ancora oggi vivo ancora del ricordo di ciò che la vita straordinaria di mia figlia mi ha donato: la sua presenza, la sua vita che continuava a scorrere nella dolcezza, mi ricordava ogni giorno che l’esistenza di ogni essere umano è straordinaria e irripetibile”.

“Nostra figlia è stata un dono per noi, lei stessa è un miracolo. Essere stati accanto a lei, averla amata profondamente, ha fatto della sua esistenza una presenza viva che neppure la morte è riuscita a far svanire. Lei vive con noi, la sua presenza ci ricorda ogni giorno il grande impegno dell’essere umano che ogni giorno deve amare senza limite. La vita è un dono, ringraziamo Dio di avercela tenuta vicina, perché ci ha fatto sperimentare il suo amore e la sua grazia”.

È ancora la madre Raffaella a testimoniare che “vivere accanto a lei è stata un’esperienza straordinaria; un’eterna bambina che, le nostre cure, il fatto di averla amata tantissimo, ha permesso che non le venissero le piaghe. Anche i medici si meravigliavano di come la nostra bimba riuscisse a condurre quella vita. L’amore di una mamma è più forte e supera ogni malattia. Ho pianto tanto quando ho saputo che lei era gravemente malata, eppure io ho servito e ho donato la mia giovinezza alla mia bambina, l’unico aiuto è stato Dio, l’ho invocato perché sostenesse e aiutasse la mia bimba a non provare dolore”.

I medici avevano detto a Raffaella che sua figlia pativa dolori lancinanti, a causa della malattia, dunque la madre la coccolava e le dava gocce per calmarle la crisi. “A tutte le mamme che si trovano ad affrontare una così grande sofferenza, mi sento di consigliare di stare accanto ai loro bambini, loro sono un dono, bisogna accoglierli ed amarli”, dice Raffaella.

“Mi manca tanto la presenza della mia bambina – prosegue – lei ogni giorno ci dà la forza di andare avanti, malgrado il dolore della sua assenza. 12 anni fa è venuta a mancare ma noi non abbiamo mai smesso di pensarla e di cercare la sua presenza nella nostra vita. Fino a qual momento non avevamo mai fatto l’esperienza del dolore e della sofferenza: la sua esistenza ci ha fatto comprendere cosa significa entrare nel cuore di Dio”.

“Anch’io, in questa fase della mia vita, sto attraversando un periodo di sofferenza fisica, ma la presenza di mia figlia continua ad illuminare la mia vita e quella di tutti quelli che l’hanno conosciuta. La sofferenza è un mistero, l’unico modo per sconfiggere la sofferenza e la morte è l’amore e la fede. So che è tanto pesante accettare la malattia di un figlio, è una grande sofferenza, molti genitori rifiutano di accettare il dolore, eppure io l’ho fatto e ho scoperto che esiste un grande mondo di amore di gioia e di pace”.

Secondo la signora Geromel, “la sofferenza dei piccoli ci appella a dare tanto a dare tutte noi stesse, senza pensare al peggio ma godendoci la presenza di questi angeli e di questi miracoli che accadono nella nostra vita”.

“I bambini sofferenti sono la presenza viva di Cristo, sono un segno della sua Passione e del suo amore, sono una luce che ci scuote e ci chiama ad impegnarci ad amare e a sorridere, perché la vita senza amore è solo vuota”.

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