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Vendemmia tardiva

Non temere, fidati del divino agricoltore: la tua ora è nel Suo calendario; Lui sa quando vendemmiarti e come trasformarti in “vino passito”

Sono passato per la vigna di mio cugino. Era ormai fine dicembre, e la neve già imbiancava i filari che il vento freddo aveva gelidamente spogliato.

Egidio mi parla della generosa stagione, della provvidenza che si è manifestata nell’abbondante raccolta.

Ma non mi parla d’una stranezza che a me balza agli occhi: la presenza di grappoli d’uva qua e là non raccolta e ancora appesa ai tralci, tralasciata ed esposta al freddo, simbolo quasi di desolazione.

Si affretta a parlarmi della nuova esperienza che intende fare: la vendemmia tardiva. Uva normale – mi precisa -… ma volutamente raccolta in ritardo… quasi trascurata al momento della maturazione…

Come vedi, ha perso il turgore, la bellezza del grappolo autunnale; anzi la vedi quasi marcire nella muffa. Imbruttita dalle rughe tipiche dell’“uva passa”. Apparentemente scartata a settembre, viene raccolta con particolare cura d’inverno, per diventare madre di vini pregiati, preziosa e ricercata per arricchire la tavola e il gusto dell’uomo.

Non temere allora, quando all’anagrafe ti senti “invecchiare”, se dal giudizio umano ti vedi “scartare”…e dalle “deformazioni del dolore e dell’età”, “imbruttire”.     Non temere, fidati del divino agricoltore: la tua ora è nel Suo calendario; Lui sa quando vendemmiarti e come trasformarti in “vino passito”, liquore pregiato e gustoso per rallegrare il lauto banchetto da Lui imbandito.

Ciao da p. Andrea

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