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Card. Peter Appiah Turkson, Katolinen - Commons Wikimedia (CC BY-SA 4.0)

Card. Peter Appiah Turkson, Katolinen - Commons Wikimedia (CC BY-SA 4.0)

“Vedere bene è spesso la premessa per poter vivere”

Messaggio del card. Turkson per la Giornata Mondiale della Vista — Testo completo

Riportiamo di seguito il messaggio del cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, per la XXX Giornata Mondiale della Vista, la quale verrà celebrata domani, giovedì 12 ottobre 2017.

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La celebrazione della XXX Giornata Mondiale della Vista promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità e dall’Unione mondiale dei ciechi, che ha luogo il 12 ottobre 2017, è per me l’occasione per rivolgere un fraterno e cordiale saluto a tutti coloro che nel mondo sono impegnati nella lotta contro la cecità.

Si stima che le malattie oculari siano oggi responsabili di 39 milioni di non vedenti e 246 milioni di ipovedenti: quest’ultimo numero raddoppia se si prendono in considerazione coloro che sono ipovedenti per la sola mancanza di occhiali. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte ai problemi della vista: 4 casi di cecità su 5 sono prevenibili o curabili, il 90% degli ipovedenti è concentrato nei Paesi poveri del Sud del Mondo, dove un bambino su due muore entro un anno da quando è diventato non vedente1.

Oggi, grazie ai progressi della medicina, la cecità e l’ipovisione possono essere considerate alla stregua di malattie infettive: con cure adeguate e tempestive, divengono in larga misura prevenibili o curabili. L’origine dell’azione – scrive Bonhoeffer – non è il pensiero, ma la disponibilità alla responsabilità. Ecco dunque il senso più profondo della Giornata Mondiale della Vista: i temi “Universal Eye Health” e “Make vision count” vogliono risvegliare la coscienza dell’opinione pubblica, sottolineare la necessità di cure oculistiche di qualità per tutti, far comprendere l’importanza della vista.

Sì, vedere bene è spesso la premessa per poter vivere. La vita di chi è cieco o ipovedente, soprattutto se assommata a condizioni di povertà, può condurre all’emarginazione e mettere a rischio la vita stessa. È necessario intervenire sui fattori che maggiormente incidono sulle cause della cecità e dell’ipovisione fra i quali vi sono la mancanza di figure professionali preparate, la difficoltà ad accedere a cure adeguate, come anche i cambiamenti climatici che interferendo negativamente sull’ecosistema del pianeta, danneggiano la salute, soprattutto dei popoli più poveri della terra.

La Chiesa, seguendo l’esempio di Gesù, con amorevole attenzione si è sempre posta al servizio dei malati e dei non vedenti, creando strutture terapeutiche e più recentemente collaborando con iniziative promosse da Istituzioni pubbliche e private, nazionali ed internazionali.

L’Assemblea Mondiale della Salute, nella sua risoluzione 66.4 del 2013, ha lanciato il Global Action Plan 2014-19 “Universal Eye Health” chiedendo alle Nazioni del Mondo che tutta la gente abbia accesso ai necessari servizi promotivi, preventivi, curativi e riabilitativi nel campo della salute oculare, senza dover soffrire per questo di un insostenibile impoverimento.

In piena consonanza con l’invito evangelico e con le richieste del Global Action Plan, il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale organizza in Vaticano nel mese di Novembre 2017 un convegno internazionale sul tema: “Affrontare le disparità globali in materia di salute”. Il lavoro di cura della vista rientra pienamente in questa riflessione sull’equa distribuzione delle risorse sanitarie. Oltre che a ridare dignità alla persona, ridare la vista ad un ipovedente o ad un cieco è tra gli interventi a più alto rapporto costo-beneficio nelle spese sanitarie. Anche se si registrano importanti progressi nella cura delle malattie infettive che causano cecità (tracoma, oncocercosi, lebbra, etc.) l’aumento dell’età media della popolazione mondiale sta generando nel contempo una aumentata incidenza di malattie oculari degenerative legate all’età (cataratta, glaucoma, maculopatia, etc.). E’ necessario proclamare il “diritto alla vista” come diritto universale, vincolandolo ad un preciso e concreto “dovere” etico: creare i presupposti perché questo avvenga. Il coinvolgimento dei Governi dei Paesi poveri e la formazione del personale locale devono andare di pari passo con la creazione di strutture sanitarie decentrate e la condivisione di protocolli di assistenza basati sulla “best practice” internazionale.

Per questo compito, la Chiesa chiede l’aiuto ed il coinvolgimento della rete degli ospedali cattolici nel mondo e l’esperienza delle più importanti organizzazioni non governative che si occupano di cecità

La sfida è dunque aperta: sappiamo che i risultati incoraggianti sino ad oggi ottenuti si scontrano con le nuove emergenze sanitarie legate alla povertà, alle migrazioni, all’invecchiamento. Siamo chiamati ad assumerci tutti una nuova responsabilità: lottare contro la cecità evitabile, contando sull’aiuto e sulla tenerezza del nostro Dio.

“Custodiscimi come la pupilla degli occhi, proteggimi all’ombra delle tue ali” (Sal 17,8).

Città del Vaticano, 12 ottobre 2017

Card. Peter Kodwo Appiah Turkson
Prefetto del Dicastero
per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale

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NOTE

1 Cfr. World Health Organization, Global Data on Visual Impairment 2010.

[01519-IT.01] [Testo originale: Italiano]

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