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Utero in affitto. Roccella: “Al Governo manca la volontà di contrastarlo”

Dura critica della deputata di Idea, in attesa che arrivi in Aula la sua mozione sulla tracciabilità della madre biologica

Il Parlamento italiano batte quattro colpi contro l’utero in affitto. È il numero di mozioni che sono state presentate da quattro diversi gruppi parlamentari e che attendono ora il voto dell’Aula.

Dopo i proclami delle settimane passate, quando sembrava essersi creato un fronte trasversale contro la maternità surrogata, iniziano a delinearsi azioni concrete. Capofila di questa campagna a favore della dignità della donna e del diritto del figlio a conoscere le proprie origini è l’on. Eugenia Roccella, di Idea.

È lei che nei giorni scorsi ha depositato quella che definisce “finora l’unica proposta di legge sul divieto di surrogazione di maternità” ed è lei la firmataria di una delle quattro mozioni in attesa di essere votate.

Raggiunta telefonicamente da ZENIT, la Roccella presenta così la sua mozione: “È un invito al Governo a prendere iniziative su alcuni punti, che sono gli stessi affrontati anche dalla proposta di legge”.

Il testo della parlamentare di Idea prevede di alzare le pene per chi sfrutta l’utero in affitto fino a tre anni, nonché di perseguire il reato anche all’estero. Tuttavia – rivela lei stessa – si tratta più che altro di “una questione di principio”.

Del resto “in Italia la sanzione già esiste, contenuta nell’articolo 12 della legge 40, ma finora è rimasta lettera morta giacché nessuno è mai stato condannato per ricorso alla maternità surrogata”.

Anzi, la Roccella enumera le varie sentenze che negli ultimi tempi hanno legittimato l’utero in affitto. Secondo la deputata di Idea, i giudici hanno ricevuto una vera e propria “delega in bianco” da parte del Governo.

Il quale, attraverso il comma 20 del ddl Cirinnà, equipara le unioni civili al matrimonio e consente alla magistratura di pronunciarsi a favore dell’adozione del figliastro, anche per coppie omosessuali. “Anziché assumersi la responsabilità davanti ai cittadini – l’accusa della Roccella – il legislatore ha delegato i giudici”.

Data la tendenza a convalidare la pratica di maternità surrogata, il “punto dirimente” della proposta e della mozione della Roccella è allora un altro. È la “tracciabilità”, come indica lei stessa. “Si chiede che all’anagrafe, nel momento della registrazione del bambino, venga allegato il contratto di surroga e che vengano trascritti i dati della madre biologica”.

Poter risalire alla madre biologica è un diritto che è garantito a chi viene adottato e – precisa la Roccella – “ormai con le nuove disposizioni anche a chi è stato partorito in anonimato”. Di qui la volontà di non discriminare i nati da madri surrogate (che sovente sono due, una che offre l’ovulo e l’altra l’utero)

Le informazioni sui genitori – spiega la parlamentare – servono anche per “garantire la salute del bambino”, per “conoscere eventuali malattie genetiche e per avere un quadro sanitario completo in caso di necessità di trapianti”.

Ma c’è dell’altro. C’è anche una questione antropologica che la Roccella intende sollevare. “Ormai quasi tutta la stampa dà per scontato che possano esistere due papà o due mamme”. A tal proposito, emblematici sono “i casi di Nichi Vendola o di Elton John”. La deputata ricorda allora una ragione di buon senso che sembra stia scomparendo sull’altare del linguaggio politicamente corretto: “Non esistono i figli di due papà: il figlio di Vendola e il figlio di Elton John hanno anche delle madri. Che non possono essere cancellate”.

La Roccella porta avanti la sua battaglia, che considera eticamente giusta, pur consapevole che sono residue le speranze che venga raccolta dal Parlamento. “In Commissione Giustizia – afferma – io e altri 4-5 colleghi abbiamo presentato diversi emendamenti al ddl Cirinnà contro l’utero in affitto, ma sono stati tutti bocciati”. Segno del fatto che “non esiste una volontà politica di arrivare a un provvedimento efficace per impedire questa pratica”.

Inoltre – ricorda – “Sel ha presentato una mozione per regolamentare l’utero in affitto e siamo ancora in attesa che il Pd ne presenti una sua per contrastarlo. Evidentemente – commenta – non tutto il partito di Renzi è d’accordo su questo punto”.

Di qui la convinzione che “nel migliore dei casi si arriverà a una condanna di facciata”. Le mozioni, che sarebbero dovute arrivare in Aula ieri, sono un buon segnale ma “restano uno strumento debole”. Ben altro impatto avrebbe la proposta di legge. La quale però, con l’atmosfera che si respira, “non è neanche detto che verrà mai discussa”.

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