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Udienza alla Nazionale italiana di calcio (13/10/2019) - Foto © Vatican Media

“Uomini grandi che sono capaci di tenerezza”

Udienza alla Nazionale italiana di calcio

Ieri mattina [13 ottobre 2019], alle ore 9.00, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza la Nazionale italiana di calcio e i dirigenti della Federazione Italiana Giuoco Calcio in occasione delle iniziative della Nazionale nate nell’ambito del legame con l’Ospedale Bambino Gesù e del 150° anniversario dalla nascita di questa istituzione. All’incontro era presente anche la Presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Dott.ssa Mariella Enoch. Pubblichiamo di seguito il saluto che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’Udienza:

Saluto del Santo Padre

Grazie di questa visita! Mi fa bene vedere il vostro coraggio dopo una partita: venire qui così presto… Si vede che qui c’è “la mistica” [lo spirito]. Grazie. Grazie davvero. Siete stati con i bambini [dell’Ospedale Bambin Gesù] – lo so – e lì è uscita quella tenerezza che noi tutti abbiamo, ma tante volte nascondiamo, è nascosta dentro. Ma davanti a un bambino sempre viene fuori la tenerezza, non è vero?

Quando entravo, ho visto, alla sinistra, un dipinto, una fantasia sulla creazione del mondo. Quando uscirete, guardatelo. Sono le mani di Dio che fanno nascere un bambino. L’artista ha pensato che ogni nascita è una creazione. È sempre una creazione, anche quelle volte in cui la creazione non viene perfetta e ci sono i dolori dei bambini, come voi avete potuto vedere durante la visita, e anche ne conoscete “l’abc”, come croce forse di famiglia, alcune volte. Ma sono le mani della tenerezza. Nel linguaggio per capire un bambino e per avvicinarci a un bambino c’è la tenerezza, sempre. L’unica cosa che il bambino capisce e che noi davanti a un bambino incominciamo a capire: il linguaggio della tenerezza. Io so che voi siete stati lì con loro. Grazie per questo gesto di tenerezza. Grazie. E poi, il pallone [che hanno regalato ai bambini]. Avete dato una cosa bellissima.

Anche Don Bosco diceva questo: “Come fare felici i bambini, come radunare i bambini? – a quell’epoca, nei quartieri poveri, abbandonati –: butta un pallone sulla strada e subito arriveranno i bambini”. Il pallone ha un’attrattiva. Io ricordo che c’era una piazzetta a pochi metri da casa mia. Lì giocavamo, ma non sempre avevamo a disposizione un pallone, perché in quel tempo il pallone era di cuoio, era molto costoso. Ancora non c’era la plastica, quelli di gomma non c’erano ancora… C’era il pallone di stracci. Anche con una palla di stracci si fanno dei miracoli. E i bambini del Mozambico, quando sono stato lì, mi hanno portato un pallone di stracci. Giocano così. È importante avere un pallone lì, comunque sia, perché loro ci si buttano dietro.

C’è un film argentino che ha questo titolo – “Il pallone di stracci” – “Pelota de trapo”, così in spagnolo, che fa vedere “la mistica” [lo spirito] di quello che Lei [il Presidente della FIGC] ha detto, anche con una palla di stracci. Un film forse degli anni 40, ben fatto, molto bello, poetico. Vi lascio con queste due opere artistiche: quello che ho detto [il quadro], la tenerezza di Dio nella creazione di ogni persona, di un bambino; e “Il pallone di stracci”, il film. Magari vorrete vederlo. E grazie, grazie tante per questo gesto, questo gesto di uomini grandi che sono capaci di tenerezza, di avvicinarsi a un bambino. Forse più di uno di voi dopo, da solo, ha pianto. Forse è così. La tenerezza ci tradisce sempre! Uno fa il gesto di tenerezza e poi di nascosto piange, perché è così! La vita è così. Grazie davvero. Sono dei gesti che fanno bene, sono dei gesti che portano salute, portano salute. Grazie. E adesso vorrei salutarvi ad uno ad uno.

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