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Unioni civili: MCL pronto alle barricate

Secondo il presidente Carlo Costalli, il DDL Cirinnà è “assolutamente peggiorativo” rispetto alle mediazioni proposte e si pone in contrasto con i recenti pronunciamenti della Corte Costituzionale

Pronti alle barricate. È un no senza mezzi termini quello pronunciato dal Movimento Cristiano Lavoratori dopo aver letto il nuovo testo “unificato” sulle unioni civili a firma dalla senatrice Cirinnà, approvato nei giorni scorsi dalla Commissione Giustizia del Senato. Un provvedimento che vede la luce dopo una lunga serie di audizioni e che avrebbe dovuto costituire un punto “alto” di mediazione. Invece…

Invece no, giusto Costalli?

Invece no, perché le audizioni non sono servite a nulla e il testo è assolutamente peggiorativo, anzi, disperde il mandato di mediare, non tiene conto delle posizioni di tutti e apre le porte dell’ordinamento giuridico italiano a una esasperazione faziosa del modello di regolazione delle unioni civili tra omosessuali, come ha ben rilevato il Forum delle famiglie.

Partiamo dall’inizio. Perché la mediazione è fallita?

Perché su questo argomento, la logica di una parte del Pd è quella, diciamo pure animalesca, di marcare il territorio, facendo piazza pulita delle istanze che contrastino con l’autodeterminazione assoluta dell’individuo. Nei fatti, non si ascolta e si impone un regime di uguaglianza giuridica con il matrimonio, che è innaturale e socialmente devastante. Per farla breve, la mediazione è fallita perché non si è cercata alcuna mediazione, ma dopo anni e anni di dibattito sulle unioni civili si è tornati a propugnare il matrimonio tra omosessuali. Quel testo propone di fatto la costruzione di un modello simile a quello che la Costituzione riserva all’istituto matrimoniale, in barba agli stessi pronunciamenti della Corte Costituzionale, che ha confermato il nesso tra matrimonio ed eterosessualità.

Politicamente parlando, che significato ha questo passaggio?

Che ancora una volta il Pd china la testa di fronte ai poteri forti di questo Paese.

Cosa c’entra l’economia?

Non è solo un discorso economico ma è anche un discorso economico: per i potentati finanziari e produttivi – non solo italiani – è vantaggioso interloquire con un mercato di individui e non di associazioni. La famiglia tradizionale, con le sue esigenze scritte nel Dna e nella cultura di uomini e donne, scolpite nella natura, rappresenta un consumatore rigido, che non puoi governare con i soli meccanismi del marketing e al quale devi riconoscere una soggettività e un ruolo contrattuale. Né più né meno di quello che si sta facendo con il mercato del lavoro, dove il governo non ama confrontarsi con le parti sociali ma procede a colpi di norme che dialogano con il singolo lavoratore in base all’età, al profilo pensionistico, alle speranze di vita media, alla formazione individuale, ecc. Spostandoci sul mercato, meglio dunque confrontarsi con famiglie che in realtà sono solo la sommatoria di individui che restano tali: due maschi o due femmine, ciascuno identico all’altro per natura e bisogni, perché la scelta di convivere non intacca la loro natura né il loro sesso, dal momento che, generalmente, questi soggetti non lo cambiano e continuano ad essere  uomini e donne, seppure con gusti omosessuali, che vogliono vedere legittimati.

Quindi il punto non sono i tanto sbandierati diritti alla reversibilità o all’assistenza del compagno malato?

Non faccio il processo alle intenzioni. Abbiamo accettato il riconoscimento delle unioni civili con quei presupposti e non ci rimangiamo la parola data, ma qui si tenta il blitz, si vuole imporre l’ideologia del gender, un errore della mente umana, come ha detto papa Francesco, e noi siamo radicalmente contrari in quanto si sta andando allo snaturamento dell’istituto matrimoniale, con riflessi disastrosi sui figli e sulle adozioni. La cronaca recente sugli uteri in affitto illumina uno scenario sempre più allarmante e il tentativo in corso in Senato, con la copertura politica del Pd di Renzi, è quello di equiparare le unioni gay al matrimonio, consentendo anche di accedere a meccanismi di filiazione innaturale, legittimando il ricorso all’utero in affitto.

Quale sarà adesso la posizione del MCL?

Con tutte le nostre forze, eserciteremo un’opposizione durissima a questa forzatura operata da una lobby faziosa con una maggioranza fittizia e improvvisata, in nome di una assoluta minoranza di cittadini. Qui si vogliono scardinare i valori  fondamentali della società. Denunceremo in tutte le sedi questo tentativo e la debolezza del premier che asseconda questo disegno.

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