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Pontificia Accademia delle Scienze, Casina Pio IV

Pontificia Accademia delle Scienze, Casina Pio IV - Wikimedia Commons

Undici punti per contrastare il traffico di organi

Al termine del summit presso la Pontificia Accademia delle scienze, 7 e 8 febbraio 2017, è stata sottoscritta dai partecipanti una dichiarazione

Consta di undici raccomandazioni a governi nazionali, regionali, ministeri, magistrature e ogni realtà sociale, la dichiarazione contro il traffico di organi dei relatori al summit conclusosi in Vaticano, il 7 e 8 febbraio 2017, presso la Pontificia Accademia delle scienze.

Si chiede in primo luogo di considerare un “crimine” l’asportazione e il traffico di organi di detenuti giustiziati. Pertanto, l’invito è ai leader religiosi, affinché invece “incoraggino la donazione etica degli organi e condannino il traffico di esseri umani ai fini dell’asportazione di organi e il traffico di organi”.

Il terzo punto auspica poi “l’accesso a programmi di trapianto nazionali in modo etico e regolamentato”. Si rileva la necessità – nel punto successivo – che i governi proteggano le vittime, “a prescindere dal luogo in cui il reato è stato commesso”.

Non manca — è il punto numero cinque — l’appello agli operatori sanitari a svolgere “un controllo etico e medico dei donatori e dei riceventi, che tenga conto degli esiti a breve e a lungo termine”.

Di qui la necessità di istituire “registri di tutte le acquisizioni e i trapianti di organi”. È stata inoltre rilevata, al punto sette, l’opportunità di sviluppare “un quadro giuridico perché gli operatori sanitari e gli altri professionisti possano trasmettere informazioni su sospetti casi di crimini collegati a trapianti, nel rispetto dei loro obblighi professionali nei confronti dei pazienti”.

Si invitano poi le autorità preposta a indagare “su trapianti sospettati di coinvolgere un reato”.

Ai fornitori di servizi assicurativi e le organizzazioni caritative” viene chiesto di non coprire “i costi delle procedure di trapianto che coinvolgono il traffico di esseri umani ai fini dell’asportazione di organi o il traffico di organi”. E la decima raccomandazione prevede “che le organizzazioni di operatori sanitari che si occupano di trapianti promuovano tra i loro membri la conoscenza e il rispetto degli strumenti legali e delle linee guida internazionali contro il traffico di organi e il traffico di esseri umani ai fini dell’asportazione di organi”.

L’ultimo punto è dedicato a Organizzazione mondiale della sanità, Consiglio d’Europa, agenzie delle Nazioni Unite, compreso l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, e ad altri organismi internazionali, affinché cooperino “per consentire una raccolta completa di informazioni su crimini collegati ai trapianti, per avere una maggiore comprensione della loro natura e portata e dell’organizzazione delle reti criminali coinvolte”.

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