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Una vita senza musica è come un corpo senz’anima

Intervista a Rosmy, vincitrice del “Premio Mia Martini 2016”, e alla sua “Soul-Trainer” Alessandra Onano

Scrisse Cicerone: “Una vita senza musica è come un corpo senz’anima”. La musica è rimasta nei secoli la lingua dello spirito, la prova che esiste qualcosa in grado di colpirci nel vivo, seppure in modo intangibile.

Rosamaria Tempone, in arte “Rosmy” – vincitrice del Premio Mia Martini 2016, sezione “Nuove Proposte per l’Europa” – ha sempre creduto nel potere della musica come unione tra presente e passato. Ha scavato nella storia, riportando alla luce melodie antiche, brani etnici e popolari da reinterpretare e arrangiare.

La cantautrice lucana ha trionfato con il singolo Un istante di noi, intriso d’una graffiante vena interpretativa (video ufficiale: https://www.youtube.com/watch?v=l-kyAPHyHTU), con il quale si è anche aggiudicata il premio speciale “Miglior Brano Radiofonico”.

Rosmy canta nel gruppo musicale The Music Family dei fratelli Tempone, è cantautrice, attrice teatrale e insegnante di inglese. Ha sempre lavorato sull’interpretazione, trovando un sostegno motivazionale nella “Soul-Trainer”, rieducatrice vocale e vocal coach Alessandra Onano.

Definita “Soul-Trainer” per la sua capacità di far emergere l’interiorità artistica attraverso un percorso attoriale volto all’interpretazione del testo, Alessandra Onano vive a Roma, dove è “docente di tecnica vocale e di strategie lavorative nel settore”.

Per capire il segreto di un successo e di una sintonia sul piano artistico ed umano, abbiamo rivolto qualche domanda a Rosmy ed Alessandra.

Rosmy, hai vinto il “Premio Mia Martini 2016” con il brano Un istante di noi. Cosa significa questo riconoscimento?

Credo profondamente nel valore dell’interpretazione: un brano nasce assieme all’artista. Aspiravo a questo Premio, che mi ha dato molte opportunità. Ho partecipato ad eventi contro la violenza sulle donne e ad un evento dedicato alla memoria di Mango, tenutosi il 7 dicembre al Palaercole di Policoro, a cura dall’associazione “World of Colors”. Non è un arrivo, ma un buon inizio… 

Il tuo percorso di cantautrice è iniziato con il singolo Tra nuvole e sole, un inno alla libertà e alla pace. Qual è stata la sua genesi?

L’idea di questo brano è nata successivamente all’attentato dell’11 settembre 2001. Le sensazioni che ho provato si sono trascinate dentro di me per anni. Nel 2005 ho raccolto quelle sensazioni e le ho trasposte in musica. Nello stesso anno ho presentato il brano a “Sanremo Giovani” arrivando in finale; poi l’ho chiuso in un cassetto ed è rimasto lì per anni.

Dopo l’attentato di Parigi del novembre 2015, ho avuto la conferma che la situazione non era cambiata e la mia canzone restava ancora tragicamente attuale. Ad aprile il mio brano è riemerso dal cassetto con la speranza di sensibilizzare le coscienze attraverso la musica.

Bisogna coltivare la speranza ed essere uniti, perché solo un mondo unito può renderci coscienti di ciò che è giusto fare. Non dobbiamo cedere al terrore. La paura è una gabbia; ci paralizza l’anima. La vera forza sta nel vivere la vita con normalità e coraggio.

Sei cantante, attrice teatrale e insegnante di inglese. Qual è l’esperienza che più ti gratifica?

La vera soddisfazione è nell’unione di queste tre professioni. Ho sempre unito il teatro alla musica, e ho cercato in ogni istante di scavare nel passato alla ricerca di brani da far rivivere. Ricordo la volta in cui recitai e cantai un brano arabesh nel tempio greco di Metaponto: feci il mio ingresso scalza, piedi nudi su pietre antiche per toccare la storia; unione di anima e corpo in quell’eterna opera del passato…

Mi sono laureata in Lingue, in parte per soddisfare la mia sete di conoscenza e in parte per i miei genitori. Ho iniziato ad insegnare l’inglese attraverso la musica e il teatro, unendo alla teoria una metodologia ludica e di drammatizzazione. I bambini a cui insegno sono per me fonte d’ispirazione, mi danno tante idee ed una grande carica emotiva. Anche il mio nome d’arte, “Rosmy”, è nato da loro.

Sui social hai ringraziato la “Soul-Trainer” Alessandra Onano per averti dato una grande carica prima dell’esibizione al “Premio Mia Martini”…

Alessandra non è solo una rieducatrice vocale, ma anche una “Soul-Trainer”. La tecnica è fondamentale, ma poche persone riescono a far emergere l’anima. Lei ci riesce. È stata in grado di farmi superare ogni tensione, dandomi una grandissima carica. L’ho conosciuta al concorso per attori “ACT Italy”, sotto l’egida di Fioretta Mari e per la regia di Manuela Metri. Mi ha subito emozionato. Ho incominciato a lavorare con lei, e mi è stata di grande aiuto come “vocal coach” ma anche a livello umano.

Alessandra, quanto è importante il lato psicologico e motivazionale nell’espressione artistica? E qual è il segreto per riuscire a vestire le parole d’emozione?

Nei miei 25 anni di esperienza d’insegnante, mi sono accorta di avere la capacità di stimolare la parte più profonda del nostro Io. Aiutare i miei allievi a conoscersi di più, aprendo il loro cuore alle emozioni attraverso la musica, è il lato più emozionante della mia professione.

Seguendo alcune metodologie del grande Stanislavskij ed avendo unito da 10 anni al canto diverse discipline teatrali, sprono i miei ragazzi a far emergere l’anima, senza dimenticare mai di restare se stessi. Cantare non ha senso senza l’interpretazione.

Sono io stessa un’interprete e ritengo indispensabile approfondire la tematica di un testo autoriale o cantautoriale. Nel caso di Rosmy, il brano Un istante di noi esprime una storia di appartenenza, con grandi possibilità interpretative. Entrare nel testo è un percorso lungo e difficile, necessita di un duro lavoro per trasmettere qualcosa che va oltre le parole.

Ho consigliato a Rosmy di metterci passione, positività, amore, come in un monologo teatrale. Doveva trasmettere quel testo in modo passionale. Far diventare energia la negatività. Doveva dimostrare chi era, con il cuore, con la voce, con il corpo… Osare, come fanno gli artisti, e colorare un paesaggio con le sue emozioni.

Il mondo della musica comporta difficoltà e percorsi intrisi di sacrifici, emergere diventa sempre più difficile… Quali sono i consigli che puoi dare ai giovani che vogliono entrare in questo mondo?

La crisi è in tutti i settori. Anche nel mondo della musica. Probabilmente, in Italia, più che altrove. Ma, come sempre, noi italiani tendiamo a nascondere un po’ la testa sotto la sabbia… Da anni sono impegnata, con altri addetti ai lavori, per cercare di inviare dei messaggi di sensibilizzazione ai giovani. Ci sono molti motivi che hanno portato alla crisi della musica, tra questi l’ascolto illegale dei brani.

Emergere in campo musicale diventa, in effetti, sempre più difficile. Noi italiani nasciamo cantanti, fin dal tempo della culla, ma siamo in tanti e non c’è posto per tutti. Probabilmente, un po’ di tempo fa, ce n’era di più. La maggior parte degli interpreti che riescono ad affermarsi sono cantautori, e spesso si autoproducono. Oggi, se non ci fossero fonti personali per l’autoproduzione, molti giovani artisti non avrebbero opportunità.

Molti ritengono che i “Talent” siano la rovina, ma io non la penso così. Il vero problema è che è scomparsa la figura del manager che aiutava l’artista ad imporsi, non c’è più il “product manager” e tanti altri ruoli fondamentali sono andati perduti. Una volta la mia figura professionale, basata sulla rieducazione vocale per far emergere al massimo le potenzialità dell’artista, esisteva anche all’interno delle etichette discografiche…

Ai miei allievi insegno l’importanza di coltivare le proprie passioni per sé stessi e non come forma di protagonismo. Il nostro motto è: “Se vuoi, puoi. E se non vuoi, non puoi”. Occorre ricordare che non si “dà” per “avere”, ma solo per il piacere di farlo, per migliorarsi… E se abbiamo il dono di alleviare con l’arte i dolori del mondo, allora impegniamoci di più!

 

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