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Una task force di suore per gli ultimi di Salvador de Bahia

Aiuto alla Chiesa che Soffre lancia una campagna di raccolta fondi a sostegno delle religiose del “Grimpo”re

Sono povere tra i poveri e assistono malati, anziani, bambini, famiglie in difficoltà. Sono le 145 religiose di 51 diverse congregazioni che, ognuna secondo il proprio carisma, operano per gli ultimi nell’arcidiocesi di San Salvador de Bahia in Brasile.

Le religiose sono chiamate Grimpo, acronimo di Grupo de Religiosas Inseridas no Meio Popular (Gruppo di Religiose Inserite tra il Popolo), e oramai dal 1965 garantiscono dignità ed una formazione alle donne, si prendono cura di anziani e malati, offrono un’istruzione ai bambini e si occupano della pastorale nelle carceri.

“Noi andiamo nei luoghi in cui nessun altro vuole andare – racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre Suor Beata Senski – è questa la nostra vocazione”.

Aiuto alla Chiesa che Soffre ha lanciato una nuova campagna di raccolta fondi per sostenere questa vera e propria task force di religiose e permettere loro di dedicarsi pienamente al proprio apostolato.

“Per continuare la loro opera al servizio dei deboli e non essere costrette a cercare un lavoro che sottrarrebbe loro tempo vitale – spiega Alessandro Monteduro, direttore ACS-Italia – le “Grimpo” hanno bisogno della nostra vicinanza, attraverso la preghiera, ma anche di aiuti materiali. Se venisse a mancare la loro attività ci sarebbero anziani abbandonati, donne e bambini senza un punto di riferimento e senza un’assistenza sociale, sanitaria e pastorale”.

Tra le iniziative più significative portate avanti dalle “Grimpo”, un asilo che ospita 1.040 bambini a Salinas de Margarida, un piccolo paese di pescatori. Lì le religiose organizzano anche corsi di formazione per i più grandi. Le ragazze imparano dattilografia e cucito, mentre ai ragazzi viene insegnato come fabbricare tegole e mattoni, oltre ai rudimenti della carpenteria. Nella favela di Sussuarana, nella periferia di Salvador de Bahia, le suore gestiscono invece una scuola frequentata da 250 bambini e ragazzi tra i 7 e i 14 anni.

“La nostra – afferma un’altra religiosa – è una straordinaria esperienza di lavoro concreto nella lotta in difesa delle persone dimenticate dalla società”.

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