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Prof. Javier Fiz Perez

Una psicologia che guarda al mondo

Secondo il prof. Fiz Pérez, docente all’Università Europea, la formazione è la miglior prevenzione

Il dialogo, l’incontro e lo scambio di idee sono elementi fondamentali nella vita di uno psicologo. Viviamo in una società multiculturale, che ci invita sempre di più all’accoglienza degli altri e alla conoscenza di realtà diverse con cui confrontarsi. Ne parliamo con il prof. Javier Fiz Pérez, docente di Psicologia della Formazione all’Università Europea di Roma

Ci può parlare della sua esperienza di professore all’Università Europea di Roma?

L’Università Europea di Roma gode oggi di grande prestigio per i suoi risultati sul campo della ricerca e dell’insegnamento. Con appena 10 anni di vita il risultato colto dalle statistiche e il grado di soddisfazione da parte degli studenti è più che notevole. Far parte di questa Università, che conosco bene dalla nascita, mi rende particolarmente fiero per la notevole incidenza che attualmente ha e che avrà nel futuro sul territorio Italiano e non solo.

Attualmente, oltre allo Sviluppo Internazionale della Ricerca, sto seguendo lo Sviluppo dell’ambito della Psicologia delle Organizzazioni all’interno del Corso di Laurea in Psicologia. Il nostro obiettivo è quello di formare persone competenti, capaci e responsabili su questa disciplina scientifica, che sicuramente avrà un’incidenza significativa nello sviluppo del mondo del lavoro in chiave di sostenibilità economica e promozione della qualità.

Nel mese di luglio 2016, lei è stato in Giappone per partecipare ad un convegno, insieme al Prof. Gabriele Giorgi. Ce ne può parlare?

Si tratta di un’esperienza di presenza dell’Università Europea in contesti internazionali di particolare rilievo. Sono già state diverse le relazioni presentate in congressi sia nazionali che internazionali, ma devo dire che questa esperienza in Giappone è stata particolarmente importante per il fatto del contatto con realtà culturali di grande diversità, dove anche la nostra Università vuole essere presente.

Durante il congresso, insieme al Prof. Giorgi, siamo stati in contatto con altri professori del Giappone, la Cina, la Tailandia, la Corea, l’India etc. Questo modo di procedere fa parte dello stesso carisma dell’Università Europea che cerca di interagire in maniera costruttiva non soltanto con le diverse nazioni della comunità Europea ma anche col resto delle Università di altri continenti che abbiano un sincero interesse nello sviluppo e la promozione della centralità della persona.

Quanto è importante, per uno psicologo, il dialogo, l’incontro con colleghi di altri Paesi del mondo?

Il dialogo con colleghi di altri Paesi rimane sempre un elemento sostanziale per la ricerca che, aperta alla verità cerca di interloquire con diverse realtà per arricchire i propri punti di vista e allargare l’orizzonte cognitivo e di verifica dei propri costrutti. L’interdisciplinarietà trova un momento di maturità nell’incontro anche con le altre culture, tanto più quando dall’altra parte ci sono delle menti con obiettivi molti simili ai nostri.

Nell’ambito della Psicologia risulta vitale lo stimolo di questi incontri di natura scientifica ed intellettuale per la promozione della ricerca. In passato ci siamo già trovati con figure accademiche e professionali nel contesto della psicologia con diverse provenienze: Spagna, Messico, Brasile, USA, UK, Austria, Australia etc. Prossimamente ci incontreremo con altri psicologi a Monaco e Dublino, visto che parteciperemo a diversi congressi di natura internazionale.

Recentemente lei ha preso parte ad un convegno sul bullismo. Quali sono le possibili soluzioni per questo problema? 

Il tema della qualità della vita in tutti gli ambiti, ma particolarmente nell’ambito del lavoro, risulta sostanziale per chi segue lo sviluppo sostenibile ed etico dal punto di vista sociale, economico e psicologico, come da anni sto facendo. Un elemento al quale non potremmo mai rinunciare è la serenità nei rapporti, in ambito della scuola, sanità, lavoro e vita familiare e personale.

Il fenomeno del bullismo, del cyber-bullismo e di tutte le sue manifestazione ha preso una piega pericolosa nella nostra società. Io lo definirei un vero cancro per le conseguenze devastanti che procura nei diversi nuclei sociali. Penso si tratti di un qualcosa nettamente opposto allo sviluppo della cultura e dell’essere umano.  Di questa tematica abbiamo parlato nell’Università Europea di Roma all’interno di diversi convegni, oltre a diverse conferenze da parte mia e del Prof. Giorgi in diversi incontri di riflessione. C’è anche una vasta pubblicazione scientifica, come si può evidenziare all’interno del laboratorio “Business and Health Lab” cha abbiamo istituito presso l’Università Europea di Roma in collaborazione col Prof. Giorgi (www.uerbusinesshealth.com).

Rimane il fatto che la migliore prevenzione del bullismo è sempre l’educazione. Sia che si parli di bullismo in ambito scolastico o in ambito lavorativo (mobbing) la matrice di questo male risulta sempre la mancanza di un tessuto valoriale che si nutra con un sano e coerente approccio di formazione ed educazione integrale. E che dovrebbe partire sostanzialmente dal nucleo familiare.

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