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Una mostra su Galileo che rivoluzionò la conoscenza del cielo

Dal titolo “Cose mai viste”, è stata allestita in occasione del Meeting di Rimini

di Gaspari Antonio

RIMINI, mercoledì, 26 agosto 2009 (ZENIT.org).- Promossa da Euresis la mostra “Cose mai viste. Galileo, fascino e travaglio di un nuovo sguardo sul mondo”, ripercorre la storia delle scoperte di Galileo Galilei, permettendo ai visitatori di immergersi nella visione del cielo dello scienziato pisano, grazie ad una ricostruzione scenografica della volta celeste, riprodotta prospetticamente a otto metri di altezza.

E’ una delle mostre che si possono osservare al Meeting di Rimini (23-29 agosto) (padiglione A3) e che risponde coerentemente al tema di quest’anno che è appunto “La conoscenza è sempre un avvenimento”.

La mostra illustra gli eventi, le intuizioni geniali, le relazioni umane, le motivazioni profonde di Galileo a partire dalle osservazioni astronomiche racchiuse nel volumetto Sidereus Nuncius, di cui è esposta nella mostra una copia seicentesca.

Tra gli oggetti ci sono alcuni cannocchiali, la riproduzione di esperimenti galileiani sul moto realizzati dall’Università di Pavia, copie di numerose lettere autografe di Galileo, degli acquerelli lunari e pubblicazioni a stampa dell’epoca. C’è anche la sfera Armillare XVIII, una sorta di modello della sfera celeste dell’epoca.

C’è inoltre una riproduzione multimediale che conduce nel grande percorso di conoscenza fatto dallo scienziato, attraverso il quale ha avuto inizio la scienza moderna.

All’interno della mostra sono stati inseriti i richiami a Galileo da parte di Benedetto XVI e prima ancora da Giovanni Paolo II e un video che cerca di illustrare il tema dei rapporti tra la scienza e le altre forme di conoscenza.

In una intervista a ZENIT, Mario Gargantini, uno dei curatori della mostra nonché docente di fisica e direttore responsabile della rivista “EMMECI quadro – Scienza educazione e didattica” (http://www.euresis.org/it/Rivista_Emmeciquadro.aspx), ha spiegato che “a 400 anni dalle sue scoperte più importanti la mostra ripercorre la storia di come Galileo scoprì con l’ausilio di un semplice cannocchiale, lungo poco più di un metro e con sole due lenti, i 4 satelliti di Giove”.

“Il suo genio – ha precisato – fu quello di vedere e di dare un senso a quello che gli altri vedevano ma non capivano. In effetti con il suo cannocchiale Galileo vedeva 4 puntini che si spostavano a destra e sinistra e che in qualche momento scomparivano”.

Il cannocchiale di Galileo grazie alla qualità delle lenti, alla conoscenza e alla capacità di molatura dei vetrai veneziani ed ai suoi aggiustamenti meccanici, era un dei migliori in circolazione.

In seguito a queste scoperte Galileo divenne famoso anche per la produzione dei cannocchiali. Ne regalò alcuni modelli a re e potenti famiglie. Alcuni ne vendette.

In origine Galileo si occupava di meccanica e di fisica, fino a quando nel 1609 arrivò a Venezia la notizia che in Olanda utilizzavano il cannocchiale. Uno strumento importantissimo per diverse applicazioni dall’uso militare a quello geografico.

Fu da quel momento che Galileo si dedicò all’osservazione delle stelle e dei corpi celesti, scoprendo e diventando un astronomo di fama mondiale.

“La mostra – ha rilevato Gangantini – risponde esattamente al tema del Meeting. Galileo infatti dedicò tutta la sua vita a cercare di conoscere il libro della natura”.

Per essere certo della validità delle sue scoperte chiese conferma e consiglio a padre Cristoforo Clavio, (1538 – 1612) grande matematico autorevole esponente del Collegio Romano nonché presidente della commissione per il Calendario, istituita da Gregorio XIII Boncompagni, che portò alla riforma del 1582.

Tra Galileo e padre Clavio esisteva una stima reciproca

A conferma delle buone relazioni tra Galileo ed il Collegio Romano, Gangantini ha detto a ZENIT che è stata trovata una lettera di quattro matematici del Collegio Romano inviata al cardinale Roberto Bellarmino, in cui si confermava la veridicità della scoperta di Galileo circa i 4 satelliti di Giove.

“Questo – ha sottolineato Gargantini – mostra che gli scienziati gesuiti non erano affatto nemici di Galileo e poi che in diversi ambienti della Chiesa si era molto aperti a considerare le nuove scoperte”.

I Gesuiti non erano copernicani ma sostenevano le tesi intermedie dell’astronomo danese Tito Brahe, di certo più avanzate di quelle tolemaiche. La tesi accettata era che la Terra fosse al centro mentre i pianeti ruotavano attorno al Sole.

Galileo aveva conosciuto il cannocchiale dai mercanti veneziani che dicevano di averlo visto in Olanda.

Attraverso le buone relazioni con Paolo Sarpi riuscì a farsi costruire un cannocchiale e farlo vedere al Doge, poi cominciò a sollevarlo verso il cielo, da qui i suoi studi e le sue scoperte astronomiche.

“Nella mostra – ha concluso Gangantini – abbiamo riprodotto anche il disegno della medaglia coniata dalla Pontificia Accademia delle Scienze in cui c’è Giovanni Paolo II che stringe la mano a Galileo”.

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