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Una Giornata mondiale per il Creato

Papa Francesco ci ricorda che i cristiani vogliono «offrire il loro contributo al superamento della crisi ecologica che l’umanità sta vivendo»

«Non vivere su questa terra come un estraneo o come un turista nella natura. Vivi in questo mondo come nella casa di tuo padre: credi al grano, alla terra, al mare, ma prima di tutto credi all’uomo».

Nei suoi ultimi versi prima della morte il poeta turco Nazim Hikmet si rivolgeva alle generazioni future, con una sorta di testamento col quale si esortava ad amare l’ambiente, sempre conservando una scala di valori e di impegni. Parole che ritornano attuali in vista di quella che sarà la prima Giornata mondiale del Creato, istituita per volontà di papa Francesco alla data del primo settembre di ogni anno sulla scia dell’esperienza di preghiera nell’ultimo decennio promossa e curata dalla Conferenza episcopale italiana. Una decisione radicata nell’enciclica Laudato si’ con l’auspicio che la fede in Dio e l’amore per ciò che ci circonda possa favorire, nel dialogo tra religioni, una più attenta e diffusa conservazione del Creato.

Quel che accade nella realtà, del resto, è sotto gli occhi di tutti: l’umanità pare aver perduto la capacità di stupirsi davanti alla bellezza e alla vitalità del Creato. Complicato e difficile come è diventato, l’uomo non ne gusta più la semplicità pura e serena. Egli è chino solo sull’opera delle sue mani, incapace di alzare gli occhi al cielo, di ammirare in profondità i due estremi dell’universo e del microcosmo. E questo lo porta a deturpare la terra, usandola soltanto strumentalmente, come anche la recente alluvione di Rossano e Corigliano ha evidenziato. Eppure, basterebbe guardarsi attorno per accorgersi, come osservava Pascal, che «la natura ha delle perfezioni per mostrare che è l’immagine di Dio, ma ha anche dei difetti per mostrare che ne è solo l’immagine». In ciò v’è l’atteggiamento giusto da tenere: da un lato, porsi in contemplazione della creazione nelle sue mirabili manifestazioni, nella sua funzione materna, nella sua potenza. Dall’altro conoscerla, «coltivarla e custodirla» (Genesi 2, 5).

Non è un caso, allora, se nella lettera con la quale istituisce l’appuntamento, il Santo Padre ricordi che i cristiani vogliono «offrire il loro contributo al superamento della crisi ecologica che l’umanità sta vivendo», riprendendo alcuni spunti dell’enciclica, soprattutto quando rimarca che «la spiritualità non è disgiunta dalla natura, ma piuttosto vive in comunione con essa». Segue il richiamo alla necessità di una «conversione ecologica», dal momento che  «vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale» di una vita virtuosa.

Insomma, il Creato appartiene a tutti: impoverirlo con l’inquinamento e con lo sfruttamento smisurato, discriminatorio ed egoistico di beni e risorse è un delitto. Pertanto, per dirla con Papa Bergoglio, «in un tempo in cui i cristiani affrontano sfide identiche ed importanti», l’essenziale è «dare risposte comuni, per risultare più credibili ed efficaci». Perchè testimoniare il Vangelo ed indicare i suoi valori è l’unico modo concreto per tutelare la natura ed assicurare un avvenire all’umanità.

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