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Mgr. Lorenzo Leuzzi

ANSA

Una cultura per un nuovo umanesimo

Le conclusioni del XII Simposio Internazionale dei Docenti

Il tema ha richiamato l’evento giubilare dell’Anno 2000: “L’Università per un nuovo umanesimo”. Nello stesso tempo il Simposio si è posto a servizio del cammino preparatorio del Convegno ecclesiale della Chiesa italiana che si svolgerà a Firenze nel prossimo mese di novembre, sul tema: “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”.

Il primo invito della Chiesa a prendere consapevolezza di essere di fronte al sorgere di un nuovo umanesimo lo si trova nel documento conciliare Gaudium et Spes, e precisamente al paragrafo 55: “…siamo testimoni della nascita d’un nuovo umanesimo, in cui l’uomo si definisce anzitutto per la sua responsabilità verso i suoi fratelli e verso la storia”.

Con parole efficaci papa Francesco ha parafrasato la riflessione conciliare ribadendo di essere “in un cambiamento d’epoca e non in un’epoca di cambiamento” (22 settembre 2013).

Le parole di papa Francesco ci ha indicato il percorso di ricerca: è l’aggettivo “nuovo” il centro della riflessione. Perché l’umanesimo in atto è “nuovo”?

L’aggettivo “nuovo”

Non si tratta di una novità sociologica, ma storica (meglio ancora, ontologica): siamo in un’cambiamento d’epoca, ossia c’è davvero qualcosa che segna, nella continuità, una profonda diversità tra quest’epoca e quelle precedenti.

In che cosa consiste questa novità? La novità consiste che l’uomo può realmente essere di più (PP. n. 19, CV n. 29), può farsi nella storia (faciendum), può sperimentare il superamento dei suoi limiti “naturali” fino a correre il rischio di  “immanentizzarsi nella storia”, come ricorda papa Francesco nella EvangeliiGaudium (cf. n. 94 ).

Tutte le attese e le aspirazioni dell’umano in atto nella società sono manifestazione di questo desiderio dell’uomo di essere di più, che era già nel progetto originario di Dio: l’uomo è soggetto storico e non nella storia (cf. Gen 2-3).

Il discernimento di questo cambiamento d’epoca è molto più impegnativo di quanto avviene nella vita della comunità cristiana o che viene proposto dalle analisi socio-culturali.

Primo: perché dietro l’umano, c’è la realtà storica.

Secondo: perché senza conoscere il cambiamento d’epoca si rischia di non comprendere le attese dell’uomo contemporaneo.

Terzo: perché c’è il grande rischio che la fede cristiana perda la sua specificità, riproponendo un’antropologia astratta e anti-realistica, sia a livello filosofico, ma anche teologico. Papa Francesco ad Aparecida (28 luglio 2013) ha messo in evidenza le tentazioni anti-realistiche della filosofia e della teologia con gravi ripercussioni sulla vita cristiana e sull’azione evangelizzatrice della Chiesa.

Punti fermi per il “nuovo”:

E’ nuovo perché la società è nuova, ossia la società vive il passaggio dalla staticità alla dinamicità;

E’ nuovo perché l’esistenza umana non è più animata dall’etica

E’ nuovo perché l’identità, la stabilità e l’eternità dell’uomo non è più garantita, ma deve essere promossa.

Il contributo della fede cristiana:

La vita in Cristo è fin dalle origini un essere di più

La vita in Cristo è garanzia dell’identità, della stabilità e dell’eternità dell’uomo

La vita in Cristo è partecipazione alla costruzione della realtà storica ecclesiale

E’ opportuno rileggere il paragrafo  22 della Gaudium et Spes  non solo in senso personalistico, ma storico nel senso della presenza nella storia del Verbo-Logos, prima nella persona di Gesù di Nazaret, poi nella realtà storica che è la nuova creazione, cioè la Chiesa

Perché non emerge questa novità della vita cristiana? Perché la società statico-sacrale ha oscurato la novità del Cristianesimo. Il Cristianesimo ha servito per secoli la società rischiando di perdere la sua identità.

La nuova creazione

La novità cristiana è nella nuova creazione, senza della quale oggi il Cristianesimo diventerebbe un fenomeno religioso in fase di estinzione. Di qui la distinzione tra generazione, manifestazione della maternità della Chiesa, e aggregazione (manifestazione di un fenomeno religioso).

Scoprire la nuova creazione è la conditio sine qua non solo per promuovere il “nuovo umanesimo”, che nella Chiesa non è (o non dovrebbe essere) nuovo, ma è “nuovo” in senso temporale nella società per il cambiamento d’epoca. In altri termini è la società che segue la Chiesa e non viceversa, perché già prima della rivoluzione industriale quest’ultima è sempre stata storico-dinamica. E’ la società  che vive il cambiamento d’epoca e chiede al Cristianesimo se è in grado di aiutarla a capire se stessa. La novità è nella società. Nella chiesa, infatti, la novità è permanente.

Il battezzato “uomo nuovo”

Il battezzato è colui che ha un’esistenza reale nuova, che lo rende capace di costruire la Chiesa promuovendo la sua identità, la sua stabilità e l’eternità.

La vita nuova è vita di partecipazione per costruire la realtà storica che è la Chiesa. Costruendo la Chiesa il battezzato costruire se stesso e realizza la sua pienezza storica.

Il Cristianesimo conosce (o dovrebbe conoscere) la società contemporanea perché la nuova creazione è vita storico-dinamica, come quella che dalla rivoluzione industriale va emergendo nella società.

Non si tratta di compiere nuove “profezie”, ma di offrire quanto già il Cristianesimo ha in sé, che non è un patrimonio religioso o culturale ma è la presenza del Verbo-Logos nella storia, sia come Salvatore che come forma sociale della società.

Il Cristianesimo deve offrire questa forma sociale alla società che può garantire all’uomo la sua identità, la sua stabilità e l’eternità.

E’ il primo e decisivo gesto di carità all’umanità.

Dopo gli eventi del 1989, del 2001, del 2008 la questione del nuovo umanesimo è diventata decisiva: i tre pilastri dell’umanesimo sono animati da prassi sociali che non sono in grado di garantirli. E’ ciò che nell’Evangelii Gaudium papa Francesco definisce come “immanentismo antropocentrico” (Cf. EG 94). E’ un umanesimo che si presenta nuovo, perché capace di permeare la società diventata dinamica, ma distruttivo dell’umana convivenza. E’ l’immanentismo antropocentrico a promuovere l’orfananza nella società e nella Chiesa.

Nuovo umanesimo e cultura: dalla cultura-civiltà alla cultura conoscenza

Per elaborare un umanesimo che sappia rispondere alle attese del “nuovo”, ossia di quel cambiamento d’epoca, bisogna comprendere il passaggio da una cultura fondata sulla civiltà, ad una cultura fondata sulla conoscenza. Ciò non significa che nella cultura-civiltà non ci fosse la conoscenza. Anzi. Ciò che la diversifica rispetto al presente è che la cultura-conoscenza è a servizio non della conservazione, ma della progettualità.

Senza la cultura-conoscenza non è possibile costruire la società.

E’ il tempo della sintesi e non dell’analisi.

Il ruolo dell’Università

Per sua vocazione l’Università è luogo della sintesi dove le diverse discipline convergono nella ricerca della realtà. Il riferimento al tema del nuovo umanesimo è una grande occasione non solo per riscoprire l’originalità dell’esperienza universitaria ma anche per finalizzare il convergere delle discipline accademiche per elaborare una progettualità capace di promuovere tutto l’uomo e tutti gli uomini.

E’ stata questa la grande scommessa del XII Simposio internazionale dei docenti.

Proseguire verso il Giubileo della misericordia

La conoscenza non è marginale rispetto al tema della misericordia. Anzi ne rappresenta la chiave interpretativa della novità del Vangelo della misericordia. Senza la conoscenza e il servizio ad essa, mediante l’esercizio della carità intellettuale, ma misericordia supera la pura interpretazione assistenzialistica e la proietta verso la progettualità.

Il cammino che attende i docenti universitari è l’impegno di attuare il passaggio dalla misericordia assistenziale alla misericordia progettuale.

La collana che raccoglierà agli atti del Simposio sarà il segno che i docenti delle Università di Roma, che hanno organizzato l’evento, sono pronti a proseguire nel cammino e dare vita ad una nuova tappa  di servizio per la società e la chiesa.

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