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Una chiesa sul fiume Inn

Uno strano ordine del beato Tommaso da Olera ad un suo amico

Tra i numerosi personaggi che Frate Tommaso (www.fratommaso.eu) incontrava nella corte arciducale di Innsbruck, ce n’era uno che gli era diventato “ fratello carissimo”. Si chiamava Ippolito Guarinoni.

Nato a Trento il 18 novembre 1571 , il Guarinoni aveva studiato medicina nelle università di Vienna, Praga, Padova. Ad Hall, era stato nominato medico personale delle arciduchesse Maria Cri stina ed Eleonora, sorelle dell’Imperatore Ferdinando II.   Dallo stesso imperatore fu nominato archiatra e medico di corte di Innsbruck. Nel 1617 aveva conosciuto Frate Tommaso, restando subito ammirato della sua virtù.

Un giorno amichevolmente, Frate Tommaso impose al dotto medico Guarinoni, autore di numerose opere scientifiche, di innalzare una chiesa a Volders, località poco lontana da Hall, vicino al ponte che attraversa il fiume Inn. Gliene precisò il luogo. La chiesa doveva essere dedicata all’Immacolata Concezione, ai  Santi Carlo Borromeo, Ignazio di Loyola e Francesca Romana. Sarebbe stata, quella, la prima chiesa in tutto il territorio di lingua tedesca, dedicata al privilegio della Immacolata Concezione.

Frate Tommaso tanto disse e tanto fece che il Guarinoni, benché senza  i mezzi necessari, dette avvio alla fabbrica del tempio. Ne furono gettate le fondamenta nel 1620 e posta la prima pietra, solennemente il 2 aprile dello stesso anno, dall’arciduca Leopoldo, a ciò delegato dal fratello Ferdinando II imperatore.

Dal popolo si alzarono critiche e mormorazioni: il luogo era insalubre; infestato da banditi, ne sarebbe diventato un covo; troppe erano le spese, da usarsi piuttosto per altre necessità più urgenti. Anche Elena, sposa del Guarinoni, esprimeva perplessità davanti a tante critiche del popolo, che- a suo modo di vedere- potevano essere la voce di Dio.  

Fu così che Guarinoni, con lettera dell’ottobre 1620, espose a Frate Tommaso la  propria perplessità circa la continuazione della fabbrica. Il cappuccino rispose testualmente:”Per amor di Dio, superate ogni fatica e ogni contrario”(1).

L’opera, così incoraggiata, fu proseguita, nonostante le mille difficoltà. Più volte Frate Tommaso l’andò a vedere, godendo per il proseguimento dei lavori , assicurando l’aiuto di Dio e cercando benefattori.

Nell’estate del 1629, nel vestibolo della chiesa di Volders, Frate Tommaso e l’amico Guarinoni aspettando che arrivi il custode con le chiavi per l’apertura della cancellata in ferro . Intanto si svolge questo botta e risposta:

Quando pensate di finir la vostra chiesa? Questo lo sa IddioTenetela pure alla lunga, perché voi non morirete sino a che non avrete ultimato i lavori della chiesa.

Al Guarinoni, che l’ascolta con un certo sorriso, non rendendosi conto se il Frate parli sul serio o per scherzo, il Frate ribadisce, intensificando la voce:

Vi dico che non morrete finchè la chiesa non sia ultimata. Fate pur adagio.

Il dialogo è riferito dal Guarinoni (2).

E così avvenne. Dopo trent’anni di lavoro, sospeso e ripreso più volte, la chiesa arrivò a compimento, bellissima nel suo stile barocco, a tre cappelle, con sculture e affreschi. Guarinoni morì ultraottantenne, a lavori  ultimati, il 31 maggio 1654, ad Hall, ed è sepolto con la diletta  sposa Elena e con i figli nel tempio di Volders, a lui proposto e imposto dal cappuccino bergamasco, innamorato dell’Immacolata Concezione.

La cappella laterale di destra, dedicata a S. Francesca Romana, ha una grande pala d’altare, commissionata dal Guarinoni nel 1633 al pittore Wilhem Schöpfer di Monaco. Rappresenta la Madonna che offre il Bambino all’adorazione dei magi. Il Guarinoni vi si è fatto ritrarre in un angolo, insieme all’amico Tommaso da Olera: tutti e due vicini alla Madonna.

Negli anni 1977 – 1988 la Karlskirche (Chiesa di San Carlo) fu completamente restaurata e oggi rappresenta una delle chiese piu’ belle lungo l’autostrada che da Innsbruck va verso Monaco.

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http://www.karlskirche.tibs.at/

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(1) HYPPOLIT GUARINONI, Thomas von Bergamo trad tedesca di Sepp Mitterstiller, Innsbruck  1933, p. 14-15

(2) Id., p. 39- 40.

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