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Mons. Arthur Roche / ZENIT - HSM, CC BY-NC-SA

Una chiave di lettura, di mons. Arthur Roche

Il motu proprio “Magnum Principium”

Riprendiamo di seguito il commento di mons. Arthur Roche, arcivescovo segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, alla Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio “Magnum Principium” di papa Francesco sulla fedeltà delle traduzioni liturgiche, resa pubblica oggi, sabato 9 settembre 2017. Il commento è stato diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede.

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Cambia la formulazione di alcune norme del Codex iuris canonici riguardanti l’edizione dei libri liturgici nelle lingue correnti. Con il motuproprio Magnum principium, datato 3 settembre 2017 e in vigore dal 1° ottobre prossimo, Papa Francesco ha introdotto delle modifiche al testo del canone 838. La spiegazione dei motivi delle variazioni è offerta dallo stesso documento pontificio, che ricorda ed espone i principi alla base della traduzione dei testi liturgici tipici in lingua latina e le istanze implicate nella delicata opera. In quanto preghiera della Chiesa, la liturgia è infatti regolata dall’autorità ecclesiale.

Essendo elevata la posta in gioco, già i padri del concilio Vaticano II avevano chiamato in causa, in tale ambito, sia la Sede apostolica sia le conferenze episcopali (cfr. Sacrosanctum concilium, nn. 36, 40 e 63). In effetti, il grave impegno di provvedere alle traduzioni liturgiche è stato guidato da norme e da specifiche istruzioni del dicastero competente, in particolare Comme le prévoit (25 gennaio 1969) e, dopo il Codex iuris canonici del 1983, da Liturgiam authenticam (28 marzo 2001), entrambe pubblicate, in stagioni diverse, allo scopo di rispondere a problemi concreti evidenziati nel corso del tempo e suscitati dal complesso lavoro che comporta la traduzione dei testi liturgici. Per l’ambito dell’inculturazione, la materia è invece stata regolata dall’istruzione Varietates legitimae (25 gennaio 1994).

Considerata l’esperienza di questi anni, ora – scrive il Papa – “è sembrato opportuno che alcuni principi trasmessi fin dal tempo del Concilio siano più chiaramente riaffermati e messi in pratica”. Tenendo dunque conto del cammino percorso e guardando al futuro, sulla base della costituzione liturgica del Vaticano II Sacrosanctum concilium, il Pontefice ha inteso precisare la disciplina vigente apportando alcune variazioni al canone 838 del Codex iuris canonici.

Lo scopo della modifica è definire meglio i ruoli della Sede apostolica e delle conferenze dei vescovi, chiamate a operare in dialogo tra loro, nel rispetto della propria competenza, che è differente e complementare, in ordine alla traduzione dei libri tipici latini, come degli eventuali adattamenti, che possono riguardare testi e riti. E ciò al servizio della preghiera liturgica del popolo di Dio.

In particolare, nella nuova formulazione del canone in questione si pone più adeguata distinzione, quanto al ruolo della Sede apostolica, tra l’ambito proprio della recognitio e quello della confirmatio, nel rispetto di quanto compete alle conferenze episcopali, tenendo conto della loro responsabilità pastorale e dottrinale, come anche dei loro limiti di azione.

La recognitio, menzionata nel § 2 del canone 838, implica il processo di riconoscimento da parte della Sede apostolica dei legittimi adattamenti liturgici, compresi quelli “più profondi”, che le conferenze episcopali possono stabilire e approvare per i loro territori, nei limiti consentiti. Su questo terreno d’incontro tra liturgia e cultura, la Sede apostolica è chiamata dunque a recognoscere, cioè a rivedere e valutare tali adattamenti, in ragione della salvaguardia dell’unità sostanziale del rito romano: il riferimento in tale materia sono i numeri 39-40 di Sacrosanctum concilium, e la sua applicazione, nei modi indicati o meno nei libri liturgici, è regolata dall’istruzione Varietates legitimae.

La confirmatio – terminologia già adottata nel motuproprio Sacram liturgiam n. IX (25 gennaio 1964) – riguarda invece le traduzioni dei testi liturgici che, in base a Sacrosanctum concilium (n. 36 § 4), compete alle conferenze episcopali preparare e approvare; il § 3 del canone 838 precisa che le versioni devono essere compiute fideliter secondo i testi originali, raccogliendo così la preoccupazione principale dell’istruzione Liturgiam authenticam. Richiamando infatti il diritto e l’onere della traduzione affidato alle conferenze episcopali, il motuproprio ricorda altresì che le stesse conferenze “devono far sì e stabilire che, salvaguardata l’indole di ciascuna lingua, sia reso pienamente e fedelmente il senso del testo originale”.

La confirmatio della Sede apostolica non si configura pertanto come un intervento alternativo di traduzione, ma come un atto autoritativo con il quale il dicastero competente ratifica l’approvazione dei vescovi. Supponendo ovviamente una positiva valutazione della fedeltà e della congruenza dei testi prodotti rispetto all’edizione tipica su cui si fonda l’unità del rito, e tenendo conto soprattutto dei testi di maggiore importanza, in particolare le formule sacramentali, le preghiere eucaristiche, le preghiere di ordinazione, il rito della messa, e via dicendo.

La modifica del Codex iuris canonici comporta naturalmente un adeguamento dell’articolo 64 § 3 della costituzione apostolica Pastor bonus, come anche della normativa in materia di traduzioni. Ciò significa la necessità di ritoccare, ad esempio, alcuni numeri dell’Institutio generalis missalis Romani e dei Praenotanda dei libri liturgici. La stessa istruzione Liturgiam authenticam, da apprezzare per le valide attenzioni che riserva a questo complicato lavoro e alle sue implicazioni, quando chiede la recognitio deve essere interpretata alla luce della nuova formulazione del canone 838. Infine, il motuproprio dispone che anche la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti “modifichi il proprio Regolamento in base alla nuova disciplina e aiuti le Conferenze Episcopali ad espletare il loro compito”.

+ Arthur Roche
Arcivescovo Segretario
Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti

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