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Un social network per un’età speciale

Una sorella francescana esperta di tematiche sociali lancia una piattaforma interattiva dedicata agli anziani

“L’innovazione è il mezzo, il futuro è la meta”: questo l’accattivante slogan ideato da Angela Musolesi per presentare la sua nuova “creatura” online. Special Age è il nome della start up visualizzabile all’indirizzo Internet: www.specialage.com. Una iniziativa tutta italiana che sta destando curiosità ed interesse per la sua particolare missione programmatica: dare vita a un social network per anziani che sia luogo d’interazione e d’incontro per questa particolare categoria di utenti.

Forse però “social network per anziani” non è la definizione giusta… Molto più simpatico e immediato il titolo ufficiale della start up: “età speciale” (traduzione italiana di Special Age). Sì, perché la terza età può essere veramente un’“età speciale”, a condizione di saperla vivere in modo creativo, aprendosi alle opportunità che la vita può ancora offrire, e valorizzando il proprio patrimonio di esperienze ed emozioni.

Il 5 giugno 2015 il social network Special Age è stato presentato ufficialmente a Roma, presso la Sala del Carroccio in Campidoglio, con la partecipazione della fondatrice e di due esponenti di spicco delle istituzioni culturali: Giorgio De Rita, segretario generale del Censis, e Carlo Galimberti, docente di Psicologia Sociale delle Comunicazioni alla Cattolica di Milano. Insieme a loro, un’ospite d’eccezione, l’attrice Sandra Milo, che ha portato un contributo in linea con l’atmosfera dell’incontro: quello di una terza età vissuta in modo intenso e ancora densa di curiosità intellettuali ed umane. Nel ruolo di moderatrice, la giornalista e conduttrice televisiva Roberta Gangeri.

Ha preso per prima la parola Angela Musolesi, illustrando con chiarezza il suo programma, sostenuto da un punto d’appoggio forte: quello della socialità. La Musolesi è infatti una sorella francescana ed una esperta di tematiche sociali: due componenti che si integrano perfettamente nella piattaforma da lei ideata. Una piattaforma che nasce con precise finalità sociali: rendere utili i “diversamente giovani” alla società, migliorare la loro qualità di vita e contenere il rischio di decadimento delle capacità cognitive. “Numerosi studi scientifici – ha spiegato la Musolesi – dimostrano che gli anziani che si collegano un’ora al giorno a un social network, ne traggono notevoli benefici che vanno dalla conservazione della memoria ad un migliore equilibrio psicologico complessivo”. Ma le potenzialità di Special Age non si fermano qui. La piattaforma – ha affermato – è anche un chiaro esempio di “collaborative economy”: condividere le competenze, scambiare tempo e socializzazione, comunicare un patrimonio culturale che sia cinghia di trasmissione fra generazioni diverse: sono questi i principali obiettivi di Social Age. Un approccio che, per sua natura, non può rimanere confinato alla sola dimensione online. E infatti le prospettive di sviluppo del social network prevedono anche occasioni d’incontro reale, promuovendo una vera socialità, capace di costruire una rete di relazioni e di favorire i rapporti intergenerazionali.

È stata poi la volta del prof. Galimberti, il quale è partito da una premessa di fondo: i socialnetwork sono strumenti che rispondono a un’esigenza primaria: quella di stare insieme. Ciò significa che permettono di allargare l’esperienza del dono ed il potenziamento della creatività di gruppo. “Internet – ha sostenuto il docente con un’efficace metafora – è uno strumento magico, che può fare magia bianca o magia nera. Ed anche i social network sono un artefatto digitale magico…”.

Nelle parole di Galimberti si avverte la consapevolezza maturata dall’intellettualità cattolica circa le problematiche dei nuovi media digitali, che, secondo le riflessioni sviluppate per primo da San Giovanni Paolo II, possono “condurre all’aumento dell’alienazione e dell’egocentrismo” ma anche essere una “presenza amica per tutte le persone”. Da questo dualismo nasce l’impegno degli operatori più avveduti per far sì – scriveva il grande Pontefice – che “la promessa prevalga sulla minaccia”.

E indubbiamente Special Age è uno strumento che si muove in tale direzione. “Uno dei punti del dibattito – ha aggiunto il prof. Galimberti – è la trasmissione della cultura sul web. E, in questo campo, gli anziani possono offrire un contributo, perché sono testimoni di un diverso modo di accedere alla cultura…”. 

Sandra Milo, con la comunicativa che l’ha resa popolare come attrice, ha affermato che quella che si è allungata non è la giovinezza ma l’età avanzata, ed oggi molti anziani hanno “risorse ed energie, voglia di dare e di stare insieme…”. Per questo motivo si è detta convinta che molte persone troveranno in Special Age un luogo di frequentazione e d’incontro.

L’ing. Giorgio De Rita ha apportato, a sua volta, un importante contributo di riflessione, grazie anche all’esperienza maturata nel Censis, primario ente di ricerca sociale. In generale, gli anziani hanno “desiderio di stare dentro al mondo che cambia”, ha detto. E anche se c’è ancora un forte gap da recuperare, ci sono significativi segnali di un progressivo avvicinamento ai nuovi media digitali: per esempio nell’utilizzo di Skype per comunicare via Internet, oppure dei tablet per un rapido accesso alle news. Anche per quanto riguarda i social, gli anziani sono la fascia di utenti che cresce di più. Il loro ruolo può essere importante anche per esprimere una critica costruttiva ai processi in corso, ha affermato De Rita: “ma il cuore del problema resta l’usabilità dei mezzi digitali…”. A quest’ultimo proposito, giova sottolineare che Special Age si basa su una struttura assai semplice, che punta ad esprimere le sue finalità senza condizionare gli utenti con problemi tecnici.

“Pensavamo di aver avuto una buona idea – ha concluso Angela Musolesi – ma ci siamo resi conto che questo social network è qualcosa in più: è una vera necessità di mercato…”. Special Age ha infatti ottenuto da subito riconoscimenti importanti, tra cui il patrocinio della Regione Lazio, del Ministero dello Sviluppo Economico e dell’Istituto Superiore di Sanità.

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