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Un popolo per la famiglia è un popolo per la patria

Centinaia di partecipanti, sabato scorso, al Family Act. Il ministro Alfano: “La vera difesa dell’Italia e della patria è fare figli”

Il cielo era grigio sopra le loro teste, ma il nubifragio che in molti avevano previsto a Roma già nel primo pomeriggio di sabato, ha risparmiato (o quasi) i partecipanti al Family Day. Presenti in centinaia, singoli cittadini e associazioni d’ogni parte d’Italia, per rispondere all’appello di Nuovo Centrodestra e riportare il tema della famiglia al centro dell’attenzione pubblica. I numeri non sono ancora quelli del Family Day del 2007, ma un segnale di risveglio delle coscienze rispetto a quella che viene chiamata “questione antropologica” c’è stato, eccome.

Ad introdurre la maratona di interventi dal palco di piazza Farnese, il ministro dell’Interno e leader di Ncd, Angelino Alfano. “Per me – ha detto – la famiglia è una, composta da un uomo e da una donna e non mi sento vintage perché penso che un bambino abbia bisogno di un papà e di una mamma”. Concetti, quelli espressi da Alfano, considerati lapalissiani fino a qualche tempo fa, ma oggi insidiati da stravaganti ideologie che rischiano di lacerare la cellula fondante della società nonché – come riconosce il ministro dell’Interno – vero e proprio “motore dell’economia italiana”.

“Ci sono migliaia di figli che accudiscono con amore i propri genitori anziani infischiandosene del sussidio – ha osservato Alfano -. Lo fanno per restituire l’amore ricevuto durante tutta la vita”. Secondo il leader di Ndc perciò, “se vogliamo difendere l’Italia dobbiamo dare i soldi alle famiglie e per questo noi abbiamo chiesto mezzo miliardo al Governo”. Lo stesso Alfano ha dunque rincarato: “Si parla di immigrazione, ma la vera difesa dell’Italia e della patria è fare figli, incentivare la natalità”.

Difesa che in Parlamento ha il suo nodo cruciale, ma che deve essere alimentata dalla società civile. Di questo è convinto il ministro dell’Interno, il quale nel ringraziare “le diverse sigle e associazioni che hanno avuto il coraggio di stare qui accanto a noi oggi”, ha rivolto un appello “per creare un grande popolo che difende la famiglia”.

Un popolo che, a vedere da quanto da espresso dalla piazza di sabato scorso, proviene da differenti estrazioni religiose, politiche ed associative. A nome dell’Alleanza evangelica italiana c’era il pastore Stefano Bogliolo, il quale ha espresso l’impegno a “contrastare i tentativi in atto di mettere il bavaglio a chi non intenda allinearsi con le nuove mode in tema di famiglia e di sessualità”.

“Mode” che, secondo il presidente di “Vita è” Massimo Gandolfini, “vorrebbero destrutturare la famiglia così come noi la conosciamo”. E le prime vittime di questo fenomeno sono i bambini. “Ci troviamo di fronte a una vera e propria guerra antropologica – ha ammonito Gandolfini – e la nostra battaglia ha come obiettivo quello di porre fine a questa violenza ideologica che colpisce innanzitutto i bambini”.

Sulla stessa lunghezza d’onda di Gandolfini, anche Marzia Masiello dell’associazione Ai.Bi. – Amici dei bambini: “Il Governo – ha sottolineato – deve tutelare maggiormente il diritto alla famiglia fondata su un padre e una madre, altrimenti i primi a essere in pericolo saranno proprio i bambini”. Pericolo che Stefano Ceci, amministratore nazionale del Movimento cristiano lavoratori, identifica in “queste nuove ideologie gender”, le quali “sempre più spesso entrano in maniera subdola nella nostra società e tentano di convincerci che il miglior interesse dei bambini è di avere genitori dello stesso sesso”.

Per far fronte alla diffusione di tali ideologie, basterebbe tener fede a quanto sancito costituzionalmente. “Non vogliamo più sentir parlare di famiglia tradizionale o famiglia naturale – ha detto Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita (Mpv) – perché la famiglia è una sola, ed è quella riconosciuta dalla nostra Costituzione e fondata sul padre e la madre. È sempre più necessario che lo Stato si impegni con forza per riconoscerla e difenderla”.

Impegno che – come ha ricordato Fabio De Lillo, consigliere Ncd alla Regione Lazio – si traduce in “interventi di sostegno alla natalità, politiche fiscali che tengano conto dei nuclei familiari numerosi, più servizi che aiutino le famiglie nella cura dei figli e degli anziani”. La difesa dell’Italia passa da qui.

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