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Un “movimento popolare” contro il gender e per la famiglia

È l’obiettivo verso cui tende “Generazione famiglia”, la conferenza di Roma che sabato prossimo, come un’altra organizzata a Milano, punterà i riflettori sui temi dell’antropologia

Sabato prossimo, 17 ottobre, un asse all’insegna della famiglia naturale e per i diritti dei bambini unirà Roma e Milano. Nella città meneghina alle ore 15, presso il Grattacielo Pirelli, si terrà una conferenza patrocinata dalla Regione Lombardia con un titolo sulla falsariga dello slogan di Expo 2015: “Nutrire la famiglia per nutrire il futuro”. All’evento, cui presenzierà anche il governatore Roberto Maroni, ci saranno esponenti del mondo della scienza, della politica e dell’associazionismo pro-famiglia.

Ed è proprio il movimento di punta dell’associazionismo pro-famiglia, ossia la Manif Pour Tous Italia, che animerà la mattinata di dibattiti che avverrà a Roma, presso il Teatro Adriano, con inizio alle ore 9.30. La conferenza, intitolata “Generazione famiglia”, attraverso i contributi di scrittori, filosofi, medici ed economisti, profila una resistenza al “totalitarismo gender” e si prefigge di gettare le basi per una “ri-costituente antropologica”. Filippo Savarese, portavoce della Manif Poru Tous Italia, annuncia in esclusiva a ZENIT di cosa si tratta.

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Cosa intendete per “ri-costituente antropologica”?

Bisogna inaugurare una nuova stagione culturale in cui tornare a parlare laicamente dei fondamenti della nostra civiltà, specialmente quanto al valore della persona, della famiglia e dei temi connessi, come il matrimonio e la filiazione. Tutti ambiti antropologici letteralmente fondamentali oggi bombardati da relativismo, nichilismo, individualismo, cioè i tre ingredienti principali dell’ideologia dell’indifferentismo sessuale (gender). L’appuntamento del 17 vuol’essere un input in questa direzione.

Converrà con me che in questo senso è determinante l’apporto popolare. In piazza San Giovanni, il 20 giugno, c’erano un milione di manifestanti. Come è stato possibile mobilitare così tante persone in due settimane?

Molto più semplicemente di quanto si immagini: fissando l’appuntamento. Era ormai più di un anno che si faceva informazione sul territorio sui pericoli dell’ideologia del “genere”. È nato così un movimento del tutto ignorato dai media, che è sfociato platealmente il 20 giugno a Roma, e che da lì ha preso nuova linfa, visto che gli incontri sul territorio si sono centuplicati e le famiglie che tornano a impegnarsi per la loro libertà educativa ci intasano la casella mail di richieste e adesioni! Una volta compresa la portata distruttiva dell’ideologia gender, è bastato fissare un giorno e un luogo, e le persone sono accorse spontaneamente da tutta Italia.

Crede che quella piazza abbia avuto un peso sulla società e sulla politica?

Assolutamente sì. Dal punto di vista sociale ha messo al centro del dibattito, anche mediatico, il tema dell’ideologia del “genere”, inteso come dimensione della sessualità fluida, mutevole e del tutto sganciata dalla realtà biologica maschile o femminile, quindi contro la realtà umana. Questo specialmente in relazione all’ambito scolastico, visto che le associazioni Lgbt fondano su queste teorie i loro corsi, diffusissimi nelle scuole. Dal punto di vista politico il Ministero dell’Istruzione non ha potuto ignorare questa nuova presa di coscienza delle famiglie, che hanno duramente protestato per l’inserimento della questione “gender” nella riforma della scuola, al comma 16. Nelle prossime settimane lavorerà un tavolo ministeriale sul tenore di questo comma 16, e noi proveremo in ogni modo a far sì che rispetti il diritto educativo delle famiglie.

Eppure, malgrado la gran parte dei cittadini sia contraria a determinate istanze come le adozioni a coppie omosessuali o il gender nelle scuole, esse sembrano prioritarie tanto nell’agenda del Governo quanto nei palinsesti dei talk show. Cosa può fare questa “ri-costituente” per far valere il parere della maggioranza?

La maggioranza vince quando agisce unita. Il nuovo movimento di opinione popolare a cui intendiamo contribuire dal Teatro Adriano deve programmare e attuare una serie di azioni unitarie e mirate per far sentire la propria voce. L’esperienza dimostra che basta molto meno di quel che si pensi per rimettere ordine alle priorità, sia in Parlamento che in televisione, ma questo solo se si esercita in tutta onestà e trasparenza la debita pressione sugli organi democratici e sociali in generale.

Tra annunci e operazioni di ostruzionismo, il ddl Cirinnà giace in commissione Giustizia del Senato. Secondo Lei si arriverà all’approvazione in tempi brevi delle unioni civili?

Il ddl Cirinnà che giace in Commissione Giustizia vi giace ormai sepolto. Quello è un capitolo chiuso grazie alla manifestazione di popolo del 20 giugno, all’informazione costante sul territorio e chiaramente all’opposizione coraggiosa dei senatori di Ncd e FI in Commissione, che da questo movimento popolare hanno ricevuto nuova motivazione per resistere, e a cui va la nostra gratitudine. Ora si è aperta la partita del ddl Cirinnà bis, che vogliono calendarizzare direttamente in Aula e provare a votare con l’appoggio del Movimento 5 Stelle. Francamente mi pare che non potranno tentare forzature, perché le divisioni non sono poche né irrilevanti e rischiano di compromettere la tenuta della coalizione di Governo. Ogni previsione è incerta, viviamo alla giornata pronti a tornare in piazza al primo segnale di necessità.

Crede che i senatori centristi sarebbero disposti a far cadere il Governo pur di mantenere il punto?

In questi mesi di battaglia in difesa della famiglia abbiamo fatto sponda agli sforzi di parlamentari che hanno mantenuto con fermezza le loro posizioni. Penso a Roccella, Sacconi, Quagliariello, Formigoni, Giovavardi e Pagano per l’Ncd, o Malan, Gasparri e Caliendo per Forza Italia, insieme a tanti altri. Gli equilibri in Parlamento e dentro i partiti sono sempre precari, e non so se il Governo rischierebbe davvero di cadere (benché personalmente me lo augurerei senza il minimo dubbio), anche visto il rinforzo che ha avuto dalla squadra di Verdini. Sono certo tuttavia che in moltissimi rimetterebbero radicalmente in discussione questi equilibri se davvero il Partito Democratico cercasse l’aiuto dei grillini su un tema così delicato.

In un’intervista a ZENIT di un anno fa lanciava un appello alla Cei “affinché non avesse timori e non restasse in silenzio” di fronte a “questa ristrutturazione ideologica della società”. Nel corso di questi dodici mesi, qual è il Suo bilancio sull’atteggiamento dei vescovi italiani rispetto a certi temi?

La Cei e in particolare il suo presidente, il cardinal Angelo Bagnasco, hanno parlato molto chiaramente su questi temi, ricordando cosa insegna la Chiesa sulla base del Vangelo. Lo stesso Papa Francesco però ha difeso apertamente il matrimonio, legato al diritto dei bambini di avere un papà e una mamma, e ha attaccato più di chiunque altro la “colonizzazione ideologica” dell’ideologia gender, soprattutto a scuola. Nonostante le falsificazioni mediatiche, la bussola dei cattolici funziona ancora alla perfezione, chi prende altre strade lo fa a rischio e pericolo della sua coscienza.

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