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Un libro sulla bellezza della fede e dell’arte cristiana

di Elizabeth Lev*

ROMA, mercoledì, 17 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Se l’arte sacra è riuscita per secoli a illuminare e a ispirare i fedeli, perché non può continuare a farlo anche oggi? In varie occasioni, la Chiesa si è servita dell’arte come “servitrice della fede” per spalancare porte visive al sacro.

Un nuovo libro, “The Beauty of Faith: Using Christian Art to Spread the Good News” (“La Bellezza della Fede: usare l’Arte Cristiana per diffondere la Buona Novella), indica nell’attrazione dell’uomo per la bellezza la via per rinnovare l’antica alleanza tra arte e Vangelo.

Scritto dalla prof.ssa Jem Sullivan, docente volontaria presso la National Gallery of Art, il testo esplora la necessità e il metodo per introdurre l’arte nella moderna cultura visiva. “La Bellezza della Fede” è pubblicato da Our Sunday Visitor ed è stato presentato due settimane fa dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti.

Ho avuto l’opportunità di porre alcune domande alla dott.ssa Sullivan, iniziando dalla ragione che l’ha spinta a scrivere il libro.

Ha risposto: “La lettura della Lettera agli Artisti di Giovanni Paolo II nel 1999 mi ha ispirato profondamente. Come moglie e madre, docente e catechista, sono rimasta colpita non solo dalla visione del Papa sulla relazione tra la creatività artistica e Dio, il Divino Artista, ma anche dalla forma in cui l’arte sacra serve da ‘modello concreto di catechesi’”.

“Ho osservato che il Papato sembra molto interessato alla questione, soprattutto dal Sinodo sulla Parola di Dio in cui è stato esaminato il ruolo dell’arte nella catechesi”.

“Sia Papa Giovanni Paolo II che Benedetto XVI hanno ribadito il fondamentale ruolo catechetico dell’arte ricordandoci l’unità di Verità, Bellezza e Bontà”, ha osservato la Sullivan, precisando che “il Catechismo della Chiesa Cattolica contempla la speciale vocazione dell’arte sacra di ‘evocare e glorificare, nella fede e nella adorazione, il mistero trascendente di Dio, bellezza eccelsa di verità e di amore, apparsa in Cristo…’” (CCC 2502).

Ne “La Bellezza della Fede”, l’autrice precisa che il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica contiene 14 belle immagini sacre che esortano il lettore a riflettere in modo visivo le verità di fede espresse e ci invitano a vivere la fede che professiamo nel Credo. Nella sua difesa dell’arte cristiana, la Sullivan ricorda la testimonianza innegabile della storia nell’eredità bimillenaria dell’arte cristiana della Chiesa.

La docente suggerisce un interessante metodo di avvicinamento all’arte cristiana, tratto dalla lectio divina: “Papa Benedetto XVI ha parlato varie volte della pratica spirituale della lectio divina, e ha sollecitato adattamenti di questa antica pratica monastica di lettura pia della Scrittura per spingere, per così dire, la gente di oggi sempre più impegnata a utilizzarla”.

“Come catechista, questo aspetto mi ha incuriosito in modo particolare”, ha dichiarato la Sullivan, “e nel mio libro cerco di adattare e applicare la pratica spirituale della lectio divina ai capolavori dell’arte cristiana. Questo ovviamente non sminuisce la rivelazione unica della Sacra Scrittura come Parola di Dio ispirata, ma la forma di vedere e ascoltare le opere d’arte ispirata alla lectio divina può aiutare ad acquisire attraverso la bellezza una capacità più profonda di percepire il timore e il piacere infantili di fronte alla bellezza divina”.

Nel testo, la Sullivan affronta anche la difficile questione dell’arte e dei giovani nella nostra cultura visiva moderna. “Internet e intrattenimento dei media ci circondano ogni giorno con informazioni veicolate attraverso immagini molteplici e rapide”, avverte. “Oggi possiamo parlare di vero ‘sovraccarico sensoriale’, e per questo i genitori, i docenti e quanti sono coinvolti nella formazione spirituale dei giovani si sentono in genere frustrati quando cercano di competere con i messaggi popolari giunti attraverso una cascata incessante di immagini della cultura visiva”.

La Sullivan non crede naturalmente che sia facile convincere i giovani a entrare nel mondo dell’arte sacra, ma nutre speranze. “Il potere della vera bellezza con origine ultima in Dio ha attirato e catturato, nel corso del tempo, l’immaginazione religiosa della gente. Suggerirei anche che, proprio perché i giovani sono così inondati di sovraccarichi sensoriali superficiali, cercano ancor di più la vera bellezza che riflette la trascendenza. Anche se la cultura visiva popolare offre immagini degradanti e disumanizzanti, porta i giovani e gli adulti a cercare di purificare i sensi”.

L’arte cristiana può essere anche un “antidoto”, visto che “predispone il cuore e la mente delle persone a ricevere con fede la rivelazione del Dio Trinitario nella persona di Gesù Cristo, l”immagine del Dio invisibile’”.

Rispondendo alla recente tendenza di sfruttare il potere dell’arte religiosa reinterpretandolo per proclamare un’agenda popolare o personale, la Sullivan offre una serie di consigli pratici per i catechisti, i predicatori e i genitori, per aiutarli a reclamare il vero messaggio cristiano di un’opera d’arte.

Partendo dalla convinzione fondamentale che le “opere d’arte sacra possono essere comprese in modo appropriato solo alla luce della bellezza della fede della Chiesa”, osserva che “ha poco senso interpretare l’arte cristiana con scarsi riferimenti alla fede cristiana che l’ha ispirata”.

“Al giorno d’oggi il dubbio, il sospetto e l’intrigo sull’intenzione originale degli artisti possono essere di moda; la luce di 2000 anni di fede e storia cristiana offre un punto di riferimento più vero per interpretarne il significato”.

La docente propone dunque di trasformare “le interpretazioni errate delle opere d’arte in potenti ‘momenti di insegnamento’ per i fedeli che non solo reclamano il vero significato cristiano di un capolavoro artistico, ma sono capaci, attraverso l’arte, di entrare più profondamente nella bellezza della stessa fede cristiana”.

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*Elizabeth Lev insegna Arte e Architettura Cristiane nel campus italiano della Duquesne University e nel programma di Studi Cattolici dell’Università San Tommaso. Può essere contattata all’indirizzo lizlev@zenit.org

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