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Un imprenditore cattolico sconfigge l’Obamacare

Un Tribunale distrettuale dà ragione all’azienda Hercules Industries, che non dovrà così pagare servizi abortivi e contraccettivi ai propri dipendenti

Davide può battere Golia. L’ennesima testimonianza in tal senso giunge dagli Stati Uniti, dove il controverso Obamacare ha subito un’altisonante battuta d’arresto grazie a una famiglia di industriali del Colorado, riluttante all’idea di chinare il capo dinanzi a una legge che infrange la dottrina morale cattolica.

La Hercules Industries, grande azienda di impianti di riscaldamento e di condizionatori con sedi in cinque Stati Usa, ha vinto la sua battaglia contro il Dipartimento della Salute americano. Lo scontro era iniziato tre anni fa, quando la famiglia Newland, di estrazione cattolica, si era rifiutata di fornire servizi abortivi e contraccettivi ai propri dipendenti, come previsto dalla riforma sanitaria introdotta dal Governo che prende appunto il nome Obamacare.

Un caso di disobbedienza civile che, come ogni atto di coraggio, ha implicato delle difficoltà: la Hercules è incorsa nelle salate multe imposte alle imprese che non rispettano la direttiva. Ma chi la dura, la vince. I Newland erano ricorsi in Tribunale fin dall’approvazione della legge (giugno 2012); a marzo scorso, dopo lunghi mesi d’attesa, un giudice distrettuale ha emesso un’ingiunzione permanente a favore dei ricorrenti ai sensi della legge statunitense sulla libertà religiosa del 1993.

Legge che impedisce ad agenzie governative di collocare “oneri sostanziali” sulla libertà degli imprenditori di esercitare il loro credo. Le Autorità amministrative possono subordinare tale libertà solo se è il modo “meno restrittivo” di perseguire un “impellente interesse del Governo”. Caso che non riguarda tuttavia la vicenda della Hercules Industries.

William Newland, il più anziano della famiglia, ha così commentato la sentenza alla Cns: “Questa vittoria finale, che ci protegge dall’obbligo di servire ai nostri dipendenti pillola abortiva, contraccezione e sterilizzazione, ha insegnato alla nostra famiglia che ha avuto ragione a mettere Dio al primo posto, e a battersi per proteggere il nostro diritto a vivere e lavorare secondo la nostra fede”. Lo stesso Newland ha inoltre aggiunto, a proposito delle pesanti sanzioni economiche che la sua azienda avrebbe dovuto pagare se avesse perso la causa: “I tesori spirituali vengono prima del business”.

Il primo verdetto che aveva dato ragione agli Newland risale al luglio 2012, quando un Tribunale sottolineò gli aspetti incostituzionali dell’Obamacare e chiese che la vicenda fosse approfondita. La sentenza costituì un precedente importante, che tenne accese le speranze dei detrattori della riforma sanitaria malgrado la Corte suprema degli Stati Uniti, con 5 voti a favore e 4 contrari, si era espressa a favore della legge dopo aver esaminato eventuali dubbi di costituzionalità.

I proprietari della Hercules Industries sono stati assistiti legalmente dalla Alliance Defending Freedom: una squadra di avvocati che si occupa di difendere la libertà religiosa dei cristiani. Matt Bowman, il più anziano avvocato della squadra, ha accolto la sentenza del giudice distrettuale con comprensibile soddisfazione. “Gli americani dovrebbero essere liberi di vivere e lavorare secondo la loro fede senza timore di esser puniti dal Governo”, ha commentato. “In questo Paese – ha proseguito – i cittadini hanno sempre avuto la libertà di credere e di esprimere il proprio credo, nonché di svolgere le loro attività in base a tali convinzioni”.

Alle parole di Bowman ha fatto eco il suo collega Kevin Theriot, anche lui della Alliance Defending Freedom, che ha detto: “Non si è liberi se le proprie convinzioni restano confinate nella propria mente”. Finora sono oltre 300 le aziende che hanno intentato una causa contro l’Obamacare e in difesa della libertà religiosa: uno stuolo di “novelli Davide” che dopo la sentenza favorevole alla Hercules Industries si sentono più fiduciosi.

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