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Un domani pieno di speranza

Sorridere alla vita è possibile, se impariamo a comprendere l’autentico significato della nostra esistenza

È bello incontrare giovani che sorridono, che sognano, che guardano al futuro con speranza. Purtroppo, però, questa condizione di serenità non appartiene a tutti. C’è anche chi soffre, chi piange, chi vede nubi e temporali nel proprio domani.

Capita, a volte, di incontrare giovani che si dichiarano scontenti, depressi, stressati, angosciati, nonostante vivano in condizioni di oggettivo benessere.

In alcuni casi questa condizione di disagio può avere ragioni molto serie. Il problema più diffuso riguarda le situazioni familiari dolorose, in cui ci sono contrasti tra i genitori. Tanti ragazzi risentono di questa assenza di punti di riferimento, arrivando al punto di perdere fiducia nella vita.

Poi ci sono gli ostacoli legati all’approccio con il mondo del lavoro, spesso dominato da un arrivismo terribile. Infine sono frequenti le difficoltà nei rapporti umani, e in particolare nell’amicizia e nell’amore.

L’impressione è che, da parte di alcuni ragazzi, ci sia una certa difficoltà ad accettare gli inevitabili momenti di dolore della vita. I periodi oscuri vengono interpretati come un’ingiustizia o come un’occasione per ripiegarsi su se stessi, rinunciando a reagire.

Alla base di questo rifiuto della sofferenza c’è, a volte, una serie di falsi modelli che spingono a porsi obiettivi materialisti ed esagerati, simili alle proposte di certi spot pubblicitari o di alcuni programmi televisivi.

I “traguardi” che contano sono il denaro, l’apparenza, la vacanza esotica, il possesso della bella automobile, della barca o della villa lussuosa.

Troppi giovani sono convinti che, per essere veramente felici, sia necessario avere in tasca l’ultimo modello di telefono cellulare. E quindi, con un terreno culturale come questo, diventa difficile convivere con i momenti di sofferenza della vita.

Bisognerebbe, invece, aiutare i giovani ad accettare le gioie di una vita serenamente imperfetta, in cui la sofferenza non è una maledizione personale ma una condizione da condividere con il resto dell’umanità.

L’accettazione del dolore passa, inevitabilmente, attraverso una processo fondamentale: l’apprezzamento delle piccole cose della vita quotidiana. Cose semplici, che non assomigliano a quelle della pubblicità. Ma che possono renderci davvero felici, se impariamo a conoscerle, a scoprirle, a valorizzarle.

Abbiamo mai provato a guardare il mondo con uno sguardo più ampio, che sappia andare oltre il nostro piccolo guscio? Se lo faremo, scopriremo che intorno a noi ci sono tante persone che convivono con fame, povertà, violenze e persecuzioni.

Forse dovremmo imparare ad essere un po’ meno egoisti e renderci conto di che cosa siano realmente il dolore, la sofferenza, la mancanza di ciò che è necessario per sopravvivere.

Partendo dall’amore per la nostra vita reale, così com’è e senza falsi bisogni, sarà più facile imparare a superare gli inevitabili momenti di difficoltà e credere in un domani senza nubi e temporali.

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