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John Coltrane

John Coltrane - flickr

Un cuore universale genera sempre frutti d’amore

Siamo consapevoli di appartenere a qualcosa di più grande di un semplice confine culturale, religioso o geografico

In un’epoca come la nostra, in cui cresce sempre di più la tentazione di alzare barriere individualistiche, è importante diffondere il più possibile messaggi di speranza e di dialogo.

È possibile farlo anche attraverso la musica, riscoprendo quegli artisti che si sono impegnati per abbattere divisioni. È il caso del sassofonista John Coltrane, uno dei musicisti più innovativi della storia del jazz, morto nel 1967.

John Coltrane credeva fermamente nella pace e nel dialogo, in un’epoca tristemente segnata da conflitti. La manifestazione più evidente di questa sensibilità è il brano “Alabama”, che il sassofonista scrisse in seguito ad un grave episodio di violenza.

Il 15 settembre 1963, una domenica mattina, un attentato razzista negli Usa colpì una chiesa battista di Birmingham (Alabama) che ospitava la comunità riunita in preghiera. Un’esplosione causò numerosi feriti e tolse la vita a quattro bambine. Il sassofono di Coltrane sembrò piangere e pregare per il riposo eterno delle vittime, attraverso le note della sua dolcissima composizione.

Anche la grande cantante Nina Simone dedicò una canzone a questo tragico episodio: “Mississippi Goddam”. Un grido forte e chiaro per ricordare l’orrore di una violenza disumana: “Signore, abbi pietà di questa mia terra”.

Il messaggio di John Coltrane per i giovani del terzo millennio è un invito a valorizzare quel desiderio di fratellanza che è scritto nel cuore di ogni essere umano. Ci ricorda lo spirito che ha animato gli incontri interreligiosi di Assisi e le altre occasioni di dialogo fiorite nella primavera post-conciliare.

Siamo tutti cittadini liberi e respiriamo nello stesso mondo. Siamo consapevoli di appartenere a qualcosa di più grande di un semplice confine culturale, religioso o geografico.

La vita intera è dialogo con gli altri, nel rispetto della bellezza di ogni diversità. Cerchiamo di scoprire insieme la dimensione comunitaria della nostra esistenza.

Se non ricordiamo la storia, non potremo mai comprendere quello che sta accadendo ora, con la minaccia di nuove e terribili divisioni. È facile conquistare seguaci urlando, creando nemici immaginari da odiare e ai quali  attribuire le peggiori colpe del mondo.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di cuori universali, per generare i frutti dell’amore e ritrovare una speranza nel domani.

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