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Un “Atlante” per riscoprire venti secoli di carità della Chiesa

Intervista a don Giuseppe Costa, direttore della Lev, sul libro di Juan María Laboa che verrà presentato domani all’Augustinianum di Roma

Si svolgerà domani, martedì 30 settembre alle 17.30 presso la Sala Maggiore dell’Istituto Patristico Augustinianum di Roma la presentazione dell’Atlante storico della carità, di Juan María Laboa, una coedizione Libreria Editrice Vaticana – Jaca Book, di grande formato e ricca di illustrazioni a colori che ripropongono venti secoli di arte cristiana, e di fotografie delle concrete esperienze di carità promosse dalla Chiesa nella sua attività di assistenza ai sofferenti e ai più bisognosi. L’incontro sarà introdotto da don Giuseppe Costa, direttore LEV e da Sante Bagnoli e Vera Minazzi, editori di Jaca Book. Interverranno inoltre monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, Mario Marazziti, presidente del Comitato permanente sui diritti umani e Flavia Piccoli Nardelli, vicepresidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Sarà presente l’autore. Per saperne di più sull’opera abbiamo intervistatato il direttore della Libreria Editrice Vaticana, don Giuseppe Costa.

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Perché un Atlante storico della carità?

Come si evince già dal titolo, questo Atlante attraversa luoghi, persone e movimenti sia attuali che dei secoli passati. Trattandosi di un Atlante, è possibile seguire tutti i percorsi e le diverse dimensioni dell’esercizio concreto della carità, tema centrale della vita del cristiano e del seguace di Gesù Cristo.

Come è strutturato il volume?

La prima parte è legata chiaramente alle radici di questa che per il cristiano è una virtù, non solo un aiuto concreto al prossimo o un’espressione della solidarietà umana, ma una risposta che nasce dall’incontro con la misericordia di Dio e dalla necessità di portarla nella vita di tutti i giorni. Motivo per cui l’autore richiama le parabole e i miracoli di Gesù. Proseguendo questo cammino nella storia, Juan María Laboa presenta l’istituzione del diaconato, a servizio della carità stessa, e il martirio come testimonianza viva di questo amore per Dio e per gli uomini.

In 238 pagine e 41 capitoli, vengono delineati origine, ruolo e funzioni delle confraternite e degli organismi ecclesiali nati lungo i secoli per l’esercizio della carità. Il volume è accompagnato da una ricchissima ed efficace documentazione iconografica e fotografica, che dà il senso concreto di una carità incarnata.

Carità incarnata… Qualche nome?

Ci sono dei capitoli legati ai protagonisti e ai testimoni di questa carità, come Francesco d’Assisi, Martino di Tours, poi Dorothy Day e il movimento del Catholic Worker negli Stati Uniti, quindi l’esperienza dei preti operai, la Comunità Emmaus, le figure di Helder Camara e Oscar Romero, l’attenzione ai santi sociali italiani dell’Ottocento, come don Bosco e il Cottolengo, poi la carità esercitata nell’immigrazione, con lo Scalabrini. È un racconto nel suo complesso affascinante, che oltre ad essere letto, può essere visto, sfogliando le pagine e guardando tutte le immagini, arricchite da chiose e didascalie.

Un aspetto non secondario mi sembra la presenza degli organismi ecclesiali nati subito dopo il Concilio, per un esercizio più concreto della stessa carità. Ed è bello vedere che enti che si caratterizzano come realtà civili e Onlus, hanno in verità le loro radici nel Vangelo e nella adesione a Cristo.

Chi è l’autore?

Juan María Laboa è uno storico raffinato e ricco di esperienza, che riesce a fare delle sintesi in maniera esemplare e senza superficialità, con un’attenzione al particolare, ma senza mai perdere di vista questo filo rosso che regge la vita della Chiesa e dei cristiani.

A chi è destinato il libro?

Così come stampato, il libro appartiene al genere dei coffee table, può cioè essere posto su un tavolo in un ambiente frequentato dal pubblico. Ma i suoi veri destinatari sono i volontari, gli operatori sociali, i preti, i religiosi e chiunque voglia alimentarsi a una fonte di spiritualità e di testimonianza.

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