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miners in the Democratic Republic of Congo

miners in the Democratic Republic of Congo - Wikipedia Commons

Un appello all’Ue contro il commercio di minerali dei conflitti

Le organizzazioni Cisde e Focsiv chiedono agli Stati membri di approvare una legge che ponga fine a sofferenze e violazioni di diritti umani

Le organizzazioni Focsiv e Cisde chiedono ai Paesi dell’Unione europea di approvare un regolamento in grado di contrastare il commercio di minerali provenienti da zone di conflitto. Lo hanno fatto nel corso di un convegno durante il quale è stata trasmessa l’inchiesta video girata in una miniera nella Repubblica Democratica del Congo e da un video-messaggio di mons. Fridolin Ambongo, vescovo di Bokungu-Ikela (RDC).

 

La video-inchiesta, girata presso la miniera Fungamwaka nella Repubblica Democratica del Congo, rivela le condizioni di lavoro dei minatori artigianali che estraggono i minerali che finiscono come componenti di molti prodotti che fanno parte della nostra  vita quotidiana, come computer portatili, smartphone e altri dispositivi elettronici. La miniera Fungamwaka è un esempio di una “miniera pulita”, dove il lavoro minorile è vietato e dove non sono presenti gruppi ribelli che si finanziano tassando illegalmente i minatori. In un settore troppo spesso dominato da sfruttamenti e violazioni dei diritti umani, questo esempio dimostra come il settore minerario potrebbe essere reso trasparente tramite una regolamentazione efficace. I relativi costi non possono essere semplicemente trasferiti sui minatori che lottano quotidianamente per una vita dignitosa, ma dovrebbero essere coperti dalle società  che estraggono e lavorano questi minerali lungo tutta la catena produttiva.

Nel suo video-messaggio, mons. Ambongo afferma: “Auspichiamo fortemente che la posizione degli Stati membri dell’Unione europea possa evolvere in direzione di un regolamento vincolante, perché a mio parere una legge che non è vincolante non è una legge”. Secondo il vescovo, gli Stati membri dell’Ue sono più sensibili a certi affari economici e meno alla dimensione umanitaria e agli aspetti etici e morali legati allo sfruttamento minerario. Mons. Ambongo sottolinea che la mancanza di una vera e propria legislazione in materia di minerali dei conflitti pone un problema per i consumatori: “Utilizzare  un prodotto, senza sapere da dove proviene, con il rischio che possa provenire da una zona di conflitto e contenere minerali sporchi di sangue, può creare un problema di coscienza per molti cittadini europei”.

Cisde e Focsiv raccomandano agli Stati membri:

  1. di mostrare la propria leadership sulla questione sostenendo i requisiti di obbligatorietà di dovuta diligenza lungo l’intera filiera produttiva;
  2. di approvare un regolamento che sia conforme alle linee guida di dovuta diligenza dell’OCSE:
  • garantendo che tutti gli obblighi di diligenza siano coerenti con gli standard OCSE;
  • coinvolgendo le imprese importatrici di metalli e, in particolare, le aziende che vendono nel mercato dell’Unione Europea prodotti contenenti minerali contemplati nel regolamento
  • utilizzando nel regolamento un linguaggio che rifletta la natura flessibile e progressiva delle regole di dovuta diligenza.

Gianfranco Cattai, presidente Focsiv, afferma che “siamo alle ultime battute per l’adozione del regolamento europeo sui minerali dei conflitti. E’ importantissimo per la dignità umana delle popolazioni più vulnerabili che l’Unione europea confermi i suoi valori fondanti, decidendo a favore di un approccio comprensivo, obbligatorio ma flessibile, tenendo conto della posizione delle piccole imprese, e quindi più efficacie. Come ci incita Papa Francesco occorre agire contro una economia dell’estrattivismo che degrada l’ambiente e l’uomo, generando scarti e opulenza senza responsabilità. Le imprese devono essere responsabili sostenendo un mercato dove la concorrenza, molte volte illegale, non sia a danno dei diritti umani delle popolazioni e, in particolare dei più poveri. Il mercato deve essere al servizio dell’uomo e non viceversa. Il Governo e il Parlamento Italiano devono agire, a tal fine, presso i rispettivi organismi a livello europeo”.

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