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Raimondo Lullo

Umberto Eco e il suo fascino per Raimondo Lullo

Il Centro Italiano di Lullismo progettava un incontro con lo scrittore scomparso ieri, in occasione del settimo centenario della morte del Maiorchino

«Quand’ero prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano, tra i non pochi che chiedevano di attingere a un cospicuo fondo di codici manoscritti lulliani là custodito c’era Umberto Eco che mi confessava la sua sconfinata ammirazione per questa figura proteiforme»: così ebbe a scrivere il cardinale Gianfranco Ravasi recensendo del terziario francescano Raimondo Lullo il Libro del Gentile e dei tre Savi (Milano 2012).

Tale interesse per il ‘Maiorchino’ ebbe modo di manifestarlo espressamente presso l’Università Cattolica di Milano mercoledì 30 settembre 2015 al termine della prolusione al convegno della Società Italiana per lo Studio del Pensiero Medievale, dedicato a Nutrire il corpo, nutrire l’anima nel Medioevo.

Il Centro Italiano di Lullismo, con sede presso la Pontificia Università Antonianum in Roma, aveva contatti con il professore e proprio in quest’anno 2016 – in cui ricorre il settimo centenario della morte di Raimondo Lullo – si stava progettando un incontro con lui proprio sul variegato pensiero lullista e in particolare la presentazione del volume dedicato a Il Lullismo in Italia: itinerario storico-critico (Palermo-Roma 2015).

Per questo motivo un ricordo particolare del prof. Umberto Eco sarà fatto già giovedì 10 marzo nella sede del Centro Italiano di Lullismo, in occasione della presentazione del suddetto volume. Al di là di molte parole in merito la cosa migliore è rileggere quanto Eco stesso scrisse nel 2014 nel primo volume della Storia della filosofia (Bari 2014) da lui curato:

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L’Ars Magna di Raimondo Lullo

di Umberto Eco 

Ramón Llull (latinizzato in Lullus, e italianizzato come Raimondo Lullo), vissuto tra il 1232 circa e il 1316, è un catalano nato a Maiorca e dunque cresciuto al crocevia di tre culture, la cristiana, l’ebraica e l’islamica. Non solo si è fatto interprete di queste tre tradizioni ma è stato il primo filosofo europeo a scrivere opere dottrinali in volgare, e alcune in rima, con cadenze popolari, “affinché si possa mostrare logica e filosofia a chi non sa né latino né arabico” (Compendium 6-9).

Anzitutto però vanno espunte dal corpus lulliano le opere di alchimia, che sono tutte spurie: la fama di Lullo era divenuta tale che vari cultori di scienze occulte gli hanno attribuito le loro opere. Lullo scrisse anche opere mistiche, poetiche, pedagogiche, come il romanzo Blanquerna, o il Libro dell’amico e dell’amato, ma le opere che hanno avuto maggior influenza sul pensiero successivo sono quelle dedicate alla Ars Magna.

Divenuto terziario francescano dopo una vita dissipata, Lullo vuole unificare cristianesimo, ebraismo e islamismo intorno al nucleo comune di verità condivise, ma in effetti è interessato alla cristianizzazione degli infedeli. L’idea di una conversione degli infedeli è viva nel mondo francescano: si pensi alla missione nel corso della V crociata, di san Francesco presso il Soldano di Babilonia (ossia il sultano al-Malek el-Kāmil del Cairo) nel tentativo di convertirlo al cristianesimo, o agli appelli di Bacone per uno studio delle lingue, in modo da poter parlare agli infedeli e di essere in grado di apprendere da loro tesori di saggezza che essi non avevano diritto di possedere.

Lullo però vuole inventare una sorta di lingua universale che possa convincere chiunque delle verità della religione cristiana sulla base di un calcolo rigorosamente matematico. A questa impresa dedica la maggior parte della sua vita, viaggia in Europa e in oriente, e la tradizione vuole che sia stato martirizzato dagli infedeli. In effetti subisce un’aggressione a Tunisi, ma muore poi a Maiorca; sarà però beatificato come martire da Pio IX, nel 1850.

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