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Muro di Cremisan

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Twal: “Muro di Cremisan non è di protezione”

Il Patriarca di Gerusalemme ha incontrato il capodelegazione dell’Unione Europea a servizio della Palestina

Giovedì 26 maggio, i capi missione dell’Unione europea in stanza a Gerusalemme e a Ramallah si sono recati nella regione di Beir Onah in prossimità della valle di Cremisan, dove hanno potuto vedere la costruzione in corso del Muro di separazione.

La “St. Yves” Society, Centro cattolico per i diritti umani, che difende i proprietari terrieri di Beir Onah e di Cremisan, ha presentato loro la questione della costruzione del Muro di Separazione sotto diversi aspetti: giuridici, politici, economici e sociali. Ralph Tarraf, Capo delegazione del Servizio europeo per l’assistenza ai palestinesi, ha quindi inoltrato il messaggio del Patriarca mons. Fouad Twal, in cui questi ringraziava i rappresentanti dell’UE per il loro sostegno.

Durante la sua visita al Patriarcato latino, il 25 maggio, Tarraf ha ricordato il ruolo che l’UE dovrebbe svolgere per trovare una soluzione giusta e pacifica del conflitto israelo-palestinese, con particolare riferimento ai “confini del 1967” e a “Gerusalemme, capitale di entrambi gli Stati”.

La delegazione si è poi soffermata ad ascoltare la testimonianza di Issa Al-Shatleh, uno dei proprietari la cui terra è stata confiscata e da cui hanno sradicato alberi di ulivo al fine di costruirvi il muro. Padre Aktham Hijazin, parroco di Beit Jala, che ha accompagnato la delegazione, ha sottolineato la minaccia che grava sulle terre di Beit Jala tra l’insediamento di Gush Etzion e quello di Har Gilo: l’espansione degli insediamenti può effettivamente avvenire attraverso la confisca delle terre appartenenti alla città di Beit Jala. Il Parroco ha anche ricordato le preghiere quotidiane e le manifestazioni pacifiche tenute nella Valle di Beir Onah, che ogni volta sono state duramente represse dall’esercito israeliano.

Le diverse missioni dell’UE non hanno mai smesso di condannare con forza la costruzione del muro di separazione e l’espansione degli insediamenti oltre i confini del 1967. Loro, inoltre, hanno ogni volta espresso preoccupazione per il tracciato del muro e per l’illegittimità di quest’ultimo sulla base al diritto internazionale.

Incontrando il capo delegazione Tarraf, secondo quanto riferisce la Radio Vaticana, il patriarca Fouad Twal ha osservato che non è la sicurezza il vero motivo della costruzione del muro nella Valle di Cremisan, “c’è infatti più violenza sull’altro lato del muro di Gerusalemme. Questo muro non è un muro di protezione”.

 

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