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Giornali

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TV, Radio e Giornali nel 2015

I dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni pubblicato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom)

Da pochi giorni è disponibile sul sito dell’AGCom il consueto Osservatorio sulle comunicazioni pubblicato trimestralmente [1]. Questa rilevazione permette di confrontare l’anno 2015 con quelli precedenti ed in questo intervento ci si concentrerà sui media più tradizionali, ovvero TV, radio e giornali [2].

Le TV Rai e Mediaset si confermano i due principali operatori in termini di audience, rispettivamente con il 38% ed il 30.2%, anche se in calo rispetto al 2010 di 3.3 e 7.2 punti percentuali. L’audience per gli altri operatori è stata del 7.5% per Sky+Fox, del 6.8% per Discovery Channel, 3.5% La7, 0,5% Viacom mentre tutti gli altri operatori hanno raggiunto il 13.5%.

Se si confrontano le rilevazioni di audience rispetto al 2014, risultano in aumento quelle di Rai, Sky+Fox, Discovery e degli altri operatori minori. In calo, invece, Mediaset, La7 e Viacom.

Radio: La classifica delle emittenti radio è fatta per percentuale di ascoltatori nel giorno medio, prendendo a riferimento il secondo semestre del 2015. La graduatoria non mostra particolari scostamenti rispetto a quella del secondo semestre del 2014, dove il dato più rilevante è l’ incremento di due posizioni di Radio Kiss Kiss. Questo il ranking con la percentuale di ascoltatori:

19.6% – RTL 102.5;

Tra il 13.3% ed il 12% – RDS 100% Grandi successi, RADIO DEEJEY, RADIO ITALIA Solo musica italiana,  RADIO 105, RAI RADIO 1;

8.5% – RAI RADIO 2

Tra il 6.6% ed il 4.1% – VIRGIN Radio, Radio 24 – Il Sole 24Ore, Radio Kiss Kiss, Radio Capital, M2O, RADIO R101, RAI RADIO3;

3.4% – RMC RADIO MONTE CARLO

Quotidiani:

Tra la rilevazione di dicembre 2014 e quella di dicembre 2015 sono calate di 183mila le copie vendute dei quotidiani (-6.1%) attestandosi ad una media giornaliera di 2.809.807. Si conferma la leadership dei gruppi editoriali RCS Mediagroup (Corriere della Sera e non solo) e Gruppo Editoriale L’Espresso (La Repubblica e non solo).

Questa la graduatoria degli editori con la relativa percentuale di vendita raggruppata tra coloro  che hanno segnato un incremento rispetto alla rilevazione dello scorso anno e quelli invece in decremento:

Percentuale vendite in aumento: RCS Mediagroup (22.5%, + 1.2 p.p.); Monrif (La Nazione e altri quotidiani, 8.4%, + 0.1 p.p.); Corriere dello Sport (7.4%, + 0.3 p.p.); Altri quotidiani (25.4%, + 0.2 p.p.). In decremento: Gruppo Editoriale L’Espresso (17.8%, -0,5 p.p.);  Caltagirone Editore (Il Messaggero e altri, 8.1%, – 0,2 p.p.); Editrice La Stampa (6.9%, – 0.1 p.p.); Il Sole 24Ore (3.5%, -1 p.p.).

Su questi dati, non si può che fare una riflessione partendo da quanto scrive Julia Cagé [3]: “In relazione a una società che si fa sempre più complessa, oggi ci sono meno giornalisti di cinquant’anni fa: giornalisti il cui punto di vista – abbiamo il diritto di pensare – è tanto più necessario quanto più il mondo diventa complicato. Il loro lavoro non consiste, forse, almeno in parte, nel diffondere e rendere accessibili nella maggior misura consentita i saperi e i beni culturali prodotti dai grandi attori dell’economia della conoscenza? Se essi sono sempre meno numerosi nel mettere a punto questo medium conoscitivo, chi lo farà?”

*

NOTE

[1]  Per altre informazioni si può consultare l’articolo dal titolo “sempre più online” pubblicato nell’edizione di ZENIT del 30 gennaio 2016.

[2] Per le modalità puntuali di rilevazione dei dati, è consigliabile fare riferimento al documento originale pubblicato dall’AGCom.

[3] L’autrice è professore di Economia presso il Dipartimento di Economia e Scienze a Sciences Po, Parigi. Ha pubblicato ad inizio 2016 con Bompiani “Salvare i media”. Nel libro, partendo dall’affermazione che i media sono in crisi anche per effetto del calo degli introiti pubblicitari, si propone un nuovo modello di business individuando anche metodi innovativi di finanziamento. Anche perché, sostiene l’autrice, l’informazione come l’istruzione è un bene prezioso e va difeso.

 

About Antonio D'Angiò

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