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Turkson: “Ci sono ancora 850 milioni di persone che soffrono di fame acuta”

Il presidente di Iustitia et Pax è intervenuto a Rio de Janeiro al Simposio internazionale “La promozione della cultura della pace in un mondo in conflitto”

“In questo 2015 nel mondo circa 1.800 miliardi di dollari vengono investiti in spese militari. Se di questi si riuscisse a destinarne solo il 10% ai bisogni umanitari, il finanziamento degli obiettivi di sviluppo sostenibile potrebbe essere raggiunto. Non mancano le risorse intellettuali né quelle materiali”. È quanto affermato dal cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nel corso di un Simposio internazionale svoltosi il 1° settembre a Rio de Janeiro.

Nella città brasiliana – informa L’Osservatore Romano – il porporato ha tenuto un articolato intervento sul tema dei lavori “La promozione della cultura della pace in un mondo in conflitto”, organizzato dalla locale Pontificia Università cattolica. Durante la permanenza ha anche tenuto una conferenza per i laici, i consacrati e i diaconi permanenti e ha incontrato il clero e i religiosi dell’arcidiocesi carioca.

Durante il Simposio, il presidente di Iustitia et Pax ha riproposto il magistero pontificio sull’argomento a partire da Giovanni XXIII fino ai giorni nostri, soprattutto attraverso un’approfondita rilettura dell’Enciclica Laudato Si’. Riflettendo sulle nuove forme di conflitto che investono l’umanità, il porporto si è poi soffermato in particolare sulle cause, alla base delle quali ha individuato ancora una volta il dramma della povertà, soprattutto quando essa assume il volto della fame e della malnutrizione. E sebbene a partire dal 1990 il numero delle persone che soffrono di fame cronica sia calato del 17% non si può comunque tacere che “ci sono ancora quasi 850 milioni di persone che soffrono di fame acuta”, ha detto.

Una cifra di per sé sconvolgente, secondo il cardinale. “La cosa che deve sconvolgere ancor di più – ha aggiunto – è che dietro a questi numeri ci sono persone reali, con la loro dignità e i loro diritti”. Del resto, ha fatto notare, “non è per mancanza di cibo che tali persone soffrono la fame, giacché i livelli attuali di produzione alimentare sono sufficienti per sfamare tutti”. 

Sulla scia del Pontefice, il porporato ha quindi ricordato che un’altra sfida alla pace è rappresentata dal cambiamento climatico, in particolare il “preoccupante” riscaldamento della terra, che negli ultimi decenni è stato accompagnato dal costante innalzamento del livello dei mari e dall’aumento di eventi meteorologici estremi. Di fronte a questo panorama, Turkson ha invitato a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo.

In proposito ha sottolineato come l’anno 2015 presenti “una grande opportunità per un simile sforzo”: il capo Dicastero ha ricordato infatti che aalla fine di settembre, i 193 membri delle Nazioni Unite adotteranno un’agenda di trasformazione, attraverso i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile declinati in 169 “target” correlati, per sostituire gli obiettivi del millennio (in scadenza proprio quest’anno) con un nuovo programma che da qui al 2030 impegnerà la comunità internazionale.

“Questi obiettivi – ha spiegato – collegheranno la crescita economica con l’inclusione sociale e il rispetto per l’ambiente”. Essi reclamano, tra l’altro, la fine dell’estrema povertà in tutte le sue forme, l’accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione e all’energia per tutti, la riduzione delle disparità di reddito, uno sviluppo economico inclusivo, la promozione di un’occupazione piena e produttiva e di un lavoro dignitoso, consumi e produzioni sostenibili e protezione degli oceani e degli ecosistemi. In particolare, ha fatto notare, «uno degli obiettivi chiede la promozione di ‘società pacifiche e inclusive'”. 

Di conseguenza, ha concluso il cardinale Turkson, “se le nazioni del mondo trasformeranno questa retorica in realtà e faranno uno sforzo serio per attuare tali obiettivi, allora andremo davvero verso società più giusta e quindi più pacifica”.

 

 

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