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Tornielli: “Sulla misericordia, papa Francesco è in continuità con i predecessori”

Il vaticanista racconta il suo libro-intervista e il suo incontro il Pontefice, un uomo che si considera “un peccatore che è stato perdonato”

L’obiettivo è rendere possibile un incontro con il cuore del Papa. Questa è la speranza espressa da Andrea Tornielli nel suo libro-intervista con il Santo Padre, dal titolo Il nome di Dio è misericordia, uscito in contemporanea in 86 paesi, lo scorso 12 gennaio.

A colloquio con ZENIT, Tornielli ha confidato alcuni aneddoti significativi del suo incontro con il Pontefice e quanto ha imparato da lui. Il giornalista ha inoltre riflettuto su cosa dovremmo attingere dalla predicazione di Francesco ed applicare nella nostra vita.

Quello che conta, spiega il vaticanista, è che il Papa sta aprendo una porta, ha il potere di toccare la vita di ogni singola persona, e ci invita a compiere ciò che il Vangelo ci chiama a fare.

Com’è strutturato il suo libro e che cosa vuole comunicare?

Non credo che fosse necessario scrivere questo libro. Penso, piuttosto, che tutti abbiamo bisogno del messaggio della misericordia. Il Papa lo ha spiegato molto bene anche nella sua omelia dell’1 gennaio scorso: nel nostro mondo diviso dalla violenza, dal contrasto e dai conflitti, in questa sorta di terza guerra mondiale, “combattuta a pezzi”, abbiamo bisogno di misericordia. Quindi, questo libro vuole “canalizzare” la misericordia. Dimostra che la misericordia è più grande di tutte le difficoltà del nostro mondo e spiega che abbiamo bisogno di questo messaggio. Mi ha colpito che questo messaggio di perdono o di misericordia è più grande di tutte le difficoltà del nostro mondo. Mi ha colpito che questo messaggio di perdono e di misericordia non è solo un messaggio per le persone e per la famiglia ma anche per la società, per le nazioni, e anche per il rapporto tra gli Stati, quindi potrebbe avere conseguenze politiche. È qualcosa che riguarda, ad esempio, i carcerati, la necessità di perdonare… Non c’è giustizia senza perdono.

 

Il messaggio di papa Francesco sulla misericordia è in continuità con i suoi predecessori?

Certamente, in primo luogo perché tutto è iniziato nel secolo scorso. Papa Giovanni Paolo II ci ha lasciato il messaggio di Santa Faustina sulla misericordia. Anche Benedetto XVI ha parlato di misericordia. Sì, è qualcosa in assoluta continuità con i suoi predecessori. È chiaro, a mio parere, che ogni papa ne sottolinei qualche aspetto. È la tradizione della Chiesa. Francesco, tuttavia, non sta sottolineando qualcosa che è estraneo o diverso dal messaggio cristiano, ma che si trova al cuore del messaggio stesso, che ne è parte essenziale. È interessante notare come spesso, in questo libro, lui citi i Padri della Chiesa dei primi secoli. Non è una novità. E non è un’invenzione di papa Francesco o dei papi del secolo scorso. Ogni papa, comunque, in ogni nuova situazione potrebbe sottolineare lo specifico messaggio della fede cristiana.

Anche se alcuni dicono che non ci sono ‘novità’ per quanto riguarda questioni controverse, come la dottrina, cosa mostra il Papa a livello pastorale?

Cito soltanto una cosa riguardante la dottrina della Chiesa, ma non ci sono domande o risposte su questioni controverse, perché voglio che questo libro possa rappresentare una sorta di porta aperta, e la possibilità di un incontro con il cuore del Papa sulla misericordia e, per questo motivo, non affronto alcuna controversia, come, ad esempio, la questione dei divorziati risposati.

Cosa ha rappresentato per lei, poter parlare di persona con papa Francesco?

È stato fantastico e sono rimasto profondamente toccato dalla sua testimonianza personale. La sua capacità di testimoniare il volto di un Dio che cerca in ogni maniera di avvicinarsi alle persone, per offrire il dono del perdono: questo credo sia il messaggio più importante del libro. Parlando delle sue esperienze, della sua vita personale, per me è chiaro come lui testimoni questo atteggiamento.

C’è stato qualcosa che il Papa ha detto, che l’ha fatta riflettere sulla sua vita?

Ogni pagina di questo libro mi ha commosso. È un uomo umile e ha spiegato molto bene la necessità di essere umili, perché la differenza tra il peccatore e il corrotto non è nella natura o nella quantità dei peccati ma nell’atteggiamento della persona, perché il peccatore è umile e ha bisogno di perdono, il corrotto, no.

C’è qualcosa che l’ha colpita e che la coinvolge particolarmente come padre di famiglia?

L’insegnamento che ne ho tratto direi che sta nell’accorgersi di questo particolare tipo di attenzione alla vita delle persone che stanno di fronte a te, come il Santo Padre illustra. Questo è stato commovente. Quando abbiamo iniziato a parlare, era luglio e faceva caldo. Allora mi ha suggerito di togliermi la giacca, poi ha visto tre diversi tipi di registratore ma nessun foglio dove prendere appunti a penna. Così è stato lui a darmi della carta. ‘Non hai carta per i tuoi appunti’: è una cosa semplice ma è un segno della necessità di prestare seriamente la tua attenzione alla persona che sta di fronte a te.

Che speranze nutre per questo libro? E cos’è, per lei, l’aspetto più importante della misericordia?

Spero anche che questo libro permetta di comprendere meglio il cuore del Papa e anche che il Papa stesso sta cercando di parlare dal suo cuore al cuore della gente, credenti e non credenti.

C’è qualcos’altro sulla misericordia che desidera porre in evidenza?

Mi ha colpito molto il fatto che il Papa identifichi se stesso come un peccatore, ma un peccatore che ha ricevuto il perdono. E questo è molto importante, perché senza fare l’esperienza di riconoscere noi stessi come peccatori e di essere stati perdonati, non si può essere in grado di offrire il perdono e la misericordia, come il Vangelo ci dice.

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