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Torino diventa una “capitale della fede”

Secondo l’arcivescovo Cesare Nosiglia, i tre eventi dell’Ostensione della Sindone, del bicentenario di don Bosco e della visita del Papa sono il segno di un soccorso di Dio all’umanità sofferente

Un anno speciale per la diocesi di Torino con due eventi sovrapposti – l’Ostensione straordinaria della Sindone e il bicentenario della nascita di don Bosco – che saranno coronati dalla visita del Santo Padre. La città dei “santi sociali” si appresta a vivere un passaggio epocale che stimolerà nei fedeli una riflessione profonda sull’essere umano ed in particolare sulla sofferenza e la morte che vengono vinte da Cristo. A colloquio con ZENIT, l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ha illustrato alcune particolarità di questi tre appuntamenti, soffermandosi soprattutto sul loro significato eminentemente spirituale.

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Questi mesi sono molto impegnativi per la Chiesa torinese: il bicentenario della nascita di don Bosco (con i numerosi  appuntamenti della Famiglia salesiana), la prossima Ostensione della Sacra Sindone e la futura visita di Papa Francesco. Secondo lei, cosa accomuna idealmente questi tre eventi, oltre all’impegno e allo sforzo della città e della Chiesa locale per organizzarli al meglio?

Uno degli elementi che accomuna l’Ostensione della Sindone, il Bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco e la visita di Papa Francesco, è la città di Torino, chea ragion veduta possiamo considerare una vera e propria “capitale della fede”. L’intensissimo succedersi di eventi che si verificherà nei mesi della Sindone metterà in risalto questa vocazione della nostra città, una vocazione che parte da lontano, suggellata dalla predicazione e dall’azione dei tanti altri Santi sociali che hanno reso Torino e i suoi dintorni terreno fertile per la propria azione.

E proprio a Torino e in tutto il territorio limitrofo l’ostensione della Sindone sarà occasione per lanciare numerose iniziative culturali e artistiche collegate ai temi sindonici. Sul sito www.sindone.org si troveranno le segnalazioni degli avvenimenti principali. Inoltre, notizie e oggetti di grande interesse collegati al Telo sono conservati al Museo della Sindone, che raccoglie importanti testimonianze storiche e propone un «percorso di lettura» storico e scientifico. Anche il Museo diocesano, situato nella cripta del Duomo, propone esempi significativi dell’arte sacra torinese e piemontese e, nel periodo dell’ostensione, ospiterà opere collegate ai temi della Passione del Signore. In particolare, dal 16 aprile al 30 giugno sarà esposto il Compianto sul Cristo morto del Beato Angelico. Non c’è nessuna relazione diretta, ovviamente, tra un quadro e l’immagine del Telo. Ma l’uno e l’altra ci richiamano con forza a quel «vedere» che è il centro del pellegrinaggio sindonico. L’intera ostensione ci richiama a questo: contemplare la Passione e la morte di Gesù Cristo non come un momento di fruizione «estetica», ma piuttosto come un forte richiamo a riflettere sul senso della nostra vita, e della nostra morte.

Possiamo parlare di un vero e proprio crescendo nella collaborazione tra diocesi e territorio intorno alla Sindone, soprattutto per le ostensioni. Ripercorriamo la storia delle ultime ostensioni: nel 1978 la Chiesa organizzò da sola il grande evento, ma la Città realizzò un programma molto qualificato di manifestazioni collaterali: Settembre musica è uno dei frutti nati da quel contesto. Dal 1998 gli enti locali hanno affiancato in modo stabile la diocesi nella preparazione dell’ostensione, attraverso il comitato organizzatore. Nel 2010 e ancora più nel 2015 si sono aggiunti altri soggetti, come le fondazioni bancarie e altre imprese e si è sollecitata la collaborazione delle aziende: si tratta di valorizzare quanto può servire a ridurre i costi, ma anche a sottolineare il legame forte tra tutti i soggetti protagonisti del territorio, che provano a «fare sistema» intorno all’ostensione.

Si può dire che la Sindone e don Bosco siano entrambi la testimonianza della debolezza della natura umana e della grandezza del progetto divino. La Sacra Sindone può rappresentare la sofferenza e la morte con cui si scontra l’essere umano. Dall’altro lato, don Bosco incarna la storia di un uomo che, affidandosi a Maria Ausiliatrice, è partito da un paese di campagna e ha portato il suo carisma nel mondo. Quali sono le sue considerazioni al riguardo?

C’è una comunanza tra la parola e l’azione di San Giovanni Bosco e il messaggio che Gesù vuole trasmetterci attraverso la contemplazione della Sindone: entrambi portano conforto e incoraggiamento a chi fa fatica, entrambi vogliono esprimere la più profonda solidarietà all’umanità sofferente. Papa Benedetto XVI durante la sua visita del 2010 ci ha detto che la Sindone sta a testimoniare quell’intervento unico e irripetibile nella storia dell’umanità in cui Dio tramite Gesù Cristo ha condiviso non solo il nostro morire, ma anche il nostro rimanere nella morte, e questa è la solidarietà più radicale. Dio fattosi uomo è arrivato fino al punto di entrare nella solitudine estrema e assoluta dell’uomo, dove non arriva alcun raggio d’amore, dove regna l’abbandono totale senza parole di conforto. Gesù, rimanendo nella morte, ha oltrepassato la porta di questa solitudine ultima, per guidare anche noi a oltrepassarla con lui. Tutti abbiamo sentito qualche volta una sensazione spaventosa di abbandono e ciò che della morte ci fa più paura è proprio questo. Come da bambini abbiamo paura di stare da soli nel buio e solo la presenza di una persona che ci ama ci può rassicurare. Ecco, la grandezza del progetto divino alle prese con la debolezza umana: la morte non è più la stessa dopo che Cristo l’ha attraversata. La Sindone parla proprio del momento in cui Cristo è dentro la morte. Ci mostra che ormai anche quel luogo è misteriosamente abitato dalla sua presenza. Ci mostra che lui può accompagnarci anche lì, certo per portarci oltre.

Papa Francesco ricorda l’importanza di una Chiesa umile e vicina ai più deboli. Cosa più della Sindone e di Cristo nella Passione rappresentano l’importanza dell’umiltà  per un cristiano! E anche la vicenda umana di don Bosco: quante difficoltà  sono state superate! Cosa può apprendere, allora, la Chiesa di Torino da questa visita?

È proprio pensando al mondo dei malati e a quello dei giovani che Papa Francesco ha concesso l’ostensione solenne, che si collega al giubileo per il secondo centenario dalla nascita di San Giovanni Bosco. La visita del Papa metterà un preziosissimo suggello all’Ostensione del 2015, il cui motto è L’amore più grande, a sottolineare il profondo legame tra l’amore di Dio per noi – per ciascuno di noi! – e l’amore, la carità che siamo chiamati a vivere nel servizio dei fratelli. È un’occasione per sperimentare quelle due forme di amore, divino e fraterno, che insieme hanno la facoltà di unire i popoli, di sollecitare fratellanza, altruismo, generosità, soprattutto in una congiuntura storica come quella attuale, in cui è molto forte la minaccia dell’odio e del fanatismo.

Proprio nell’ottica di una Chiesa vicina ai più deboli, i pellegrini in condizioni di sofferenza, la cui accoglienza è una caratteristica costante dell’ostensione, troveranno un’attenzione particolare nelle liturgie, nei tempi loro dedicati, nelle iniziative pastorali collegate all’Evento del 2015.  Ci sono anche novità concrete: la pastorale della Salute della diocesi di Torino ha organizzato due strutture di accoglienza per i malati e i loro accompagnatori che vogliono visitare la Sindone. Negli ospedali «Maria Adelaide» e «Cottolengo», molto vicini al Duomo, ci saranno 70 posti letto disponibili organizzati sul modello degli accueil di Lourdes, con possibilità di consumare anche i pasti, a prezzi calmierati. Altri posti di accoglienza per permanenze brevi  sono previsti presso i locali del Sermig, a Borgo Dora, poco distante dalla cattedrale.

È un’esperienza di accoglienza unica al mondo, perché l’intera diocesi di Torino si «mobilita» per incontrare i pellegrini. Oltre ai volontari che provengono dalle varie comunità, le parrocchie stesse organizzano momenti d’incontro con altre comunità di pellegrini, ospitano nelle case o negli istituti religiosi molti che arrivano da lontano. Per questa ostensione, poi, momenti particolari e importanti di incontro sono preparati con i giovani, i malati, il mondo salesiano. La Chiesa di Torino apprenderà molto dalla visita del Pontefice e dal suo messaggio di carità e amore, così come saprà trarre insegnamento dall’esempio e dalla testimonianza di ognuno dei pellegrini che vorrà venire qui a meditare sulla drammatica realtà della Passione e della morte di Gesù.

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