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San Tommaso d'Aquino (Diego Velazquez)

Tommaso D’Aquino: una vita dinamica ricolma di santità

Poco prima della morte, il grande teologo medioevale visse delle particolarissime esperienze mistiche

Tommaso nacque all’incirca nel 1225, nel castello di Roccasecca, in provincia di Frosinone. Suo padre Landolfo, un uomo di origine longobarda, rimasto vedovo con tre figli, si sposò in seconde nozze con Teodora, una donna napoletana di origine normanna. Il loro matrimonio fu molto fecondo: essi ebbero dalla loro unione nove figli, tra cui Tommaso.

Secondo le tradizioni di quei tempi, Tommaso in giovanissima età fu inviato come oblato nell’Abbazia di Montecassino, per ricevere una adeguata preparazione umana e spirituale, che non necessariamente lo obbligava ad una scelta di vita monastica.

Causa occupazione dell’imperatore Federico II che entrò in dissidio con papa Gregorio IX, Tommaso, all’età di 14 anni, fu costretto a lasciare l’Abbazia e tornò a casa dai genitori, i quali lo mandarono a studiare un corso di Arti liberali, dove ebbe l’occasione di approfondire lo studio sul filosofo Aristotele, materia che non veniva insegnata nelle facoltà ecclesiastiche.

Durante questo periodo a Napoli, Tommaso ebbe la maniera di entrare in contatto con un convento domenicano, rimanendo entusiasta della gioia con la quale i domenicani conducevano il loro ufficio di predicatori del Vangelo.

All’età di 20 anni, entrò nell’ordine domenicano. I suoi superiori, ammirati dal talento di Tommaso, decisero di mandarlo a studiare a Parigi. La madre Teodora, che nel frattempo era rimasta vedova, si oppose alla scelta di vita del figlio, perché pensava di affidargli gli affari di famiglia. La sua contrarietà non si fermò solo alle parole. Ella fece raggiungere Tommaso durante il suo viaggio a Parigi e lo fece rinchiudere in una prigione di sua proprietà, presso il castello di Monte San Giovanni. La ostinazione di Teodora al progetto di vita di Tommaso continuò ad essere esercitata con vari mezzi; fece persino introdurre una bellissima donna nella cella di suo figlio ma Tommaso fuggì da quella tentazione, custodendo integra la sua castità, un proposito che riteneva un cardine per la sua vocazione sacerdotale.

Successivamente a Tommaso fu concesso di tornare nella casa della madre, la quale continuò a convincerlo di abbondare l’ordine dei mendicati, perché ella si vergognava nel vedere suo figlio abbracciare quello stile di vita troppo austero. La perseveranza di Tommaso fu una testimonianza di fede per sua sorella, la quale entrò nel convento di Santa Maria a Capua, dapprima come monaca e dopo come badessa. Successivamente anche la madre si convinse di lasciar partire suo figlio, il quale fu inviato dai suoi superiori a Colonia, dove ebbe modo di conoscere il grande Alberto Magno, filosofo e teologo domenicano. Alberto fu il promotore dello studio dell’aristotelismo medievale in Europa.

Tommaso ricevette la proposta da papa Innocenzo IV di diventare abate di Montecassino ma egli decise di rinunziare ad incarichi di governo, rimanendo fedele alla sua vocazione originaria di predicatore nell’ordine domenicano.

Tommaso era un uomo riservato e silenzioso, atteggiamenti che lo condussero a ricevere l’appellativo di “bue muto”. Alberto Magno comprese pienamente le sue capacità quando lesse dei suoi appunti riguardo una disputa teologica a cui Tommaso rispose con lucidità e chiarezza espositiva.

Diventato sacerdote nel 1252, fu inviato all’Università di Parigi, su indicazione di Alberto Magno, per laurearsi in Teologia. Dopo aver conseguito la licenzia di laurea, Tommaso ebbe difficoltà ad accedere all’insegnamento, a causa della gelosia del mondo universitaria ad accettare i professori domenicani, i quali risultavano essere molto preparati. Le motivazioni di Tommaso e l’intervento di papa Alessandro IV, permisero ai domenicani di insegnare negli ambienti universitari. Tommaso iniziò un nuovo metodo di insegnamento della Sacra Scrittura, fedele alla dottrina, ma molto completa nell’esposizione, con tanti esempi chiari per accompagnare l’ascoltatore all’essenza del messaggio evangelico.

Su invito del Generale dell’Ordine Domenicano, Raimondo di Peñafort, iniziò a scrivere un trattato teologico intitolato Summa contra Gentiles con la finalità di preparare adeguatamente i missionari che partivano per l’evangelizzazione.

Terminato il periodo parigino, Tommaso ritornò in Italia, dove predicò dapprima a Napoli, poi ad Anagni dove si trovava la curia pontificia, e successivamente ad Orvieto dove papa Urbano risiedette per due anni. Tommaso ha scritto numerose opere, come la Catena Aurea, uno commento ai quattro Vangeli, il trattato Contra Errores Graecorum, il quale favorì il dialogo ecumenico approfondendo la teologia greca, utilizzando traduzioni in latino dei padri greci.

Celebre è la composizione dei testi della liturgica del Corpus Domini che Tommaso ha scritto ad Orvieto. L’opera che ha reso Tommaso conosciuto sino ai nostri tempi è la Summa Theologiae, un testo redatto per facilitare coloro che si avvicinavano allo studio della teologia, perché tantissimi non erano adeguatamente preparati ad affrontare argomenti molto impegnativi. La sua intuizione fu quella di utilizzare un linguaggio semplice e comprensivo da tutti, esplicitando con completezza e chiarezza espositivo tutte le questioni, anche quelle che potevano apparire le più complesse.

Tommaso, a causa della sua attività di insegnamento, non poté vivere la vita comunitaria come richiesto ai membri degli ordini dei predicatori. Per questa ragione i suoi superiori decisero di affiancargli un grande sacerdote e teologo, frate Reginaldo da Piperno, il quale ebbe l’incarico di essere suo direttore spirituale. Dopo un viaggio a Viterbo per raggiungere il suo caro amico, papa Clemente IV, dopo tre anni trascorsi a Parigi, ci fu il suo ritorno a Napoli, dove si dedicò all’insegnamento e allo studio Sacra Scrittura.

Durante la celebrazione alla Messa del 6 dicembre 1273, gli avvenne qualcosa che cambiò profondamente il suo cuore, decidendo di non volere più scrivere ma prepararsi alla morte con una maggiore vicinanza e intensità al Signore. Dopo quell’evento anche la sua salute ne risentì, a tal punto che egli riusciva solo a pregare e a svolgere le attività più elementari. Questo periodo finale della sua vita fu caratterizzato da eventi mistici. Fu visto elevarsi da terra, mentre celebrava Messa a Salerno.

Papa Gregorio X invitò Tommaso a partecipare al Concilio di Lione. Egli accettò di partire in compagnia di Reginaldo ed alcuni frati, malgrado la sua precarietà di salute. Durante il viaggio rimase ferito urtando il capo contro un albero rovesciato. Fu portato nella abbazia di Fossanova dove rimase tre mesi. Prima di morire ricevette gli ultimi sacramenti, fece la confessione generale a Reginaldo, e quando l’abate Teobaldo gli portò la Comunione, attorniato dai monaci ed amici, Tommaso volle parlare loro della presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, dichiarando: “Ho molto scritto ed insegnato su questo Corpo Sacratissimo e sugli altri sacramenti, secondo la mia fede in Cristo e nella Santa Romana Chiesa, al cui giudizio sottopongo tutta la mia dottrina”. Tommaso morì il 7 Marzo 1274, all’età di 49 anni.

Papa Giovanni XXII nel 1323, iscrisse Tommaso d’Aquino nell’Albo dei Santi Nel 1567 San Tommaso d’Aquino fu proclamato Dottore della Chiesa e il 4 agosto 1880, patrono delle scuole e delle università cattoliche.

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