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Terza età: avanza un nuovo “protagonismo sociale” degli anziani

L’intervento di Antonio Zappi, presidente nazionale ANLA al tavolo di discussione in relazione al Welfare Italia 2015

“È necessario un cambio di mentalità perché una buona notizia, l’aumento dell’aspettativa di vita  e l’anzianato attivo, non venga considerato un problema. Essere anziani oggi è un valore, non un peso, e un’opportunità per la costruzione del bene comune”.

Così Antonio Zappi, presidente nazionale di ANLA, Associazione Nazionale Seniores d’Azienda che ha recentemente recuperato nell’ acronimo la dizione originale, “Lavoratori Anziani”, e Coordinatore del Patto Federativo a Tutela degli Anziani, (che raggruppa oltre ad ANLA anche ANSE, Maestri del Lavoro, FederSpev; ANPE-Comit; ANPAN; Fondazione-Esperienza, Federanziani), sintetizza il suo intervento nell’ambito della presentazione della ricerca Welfare Italia 2015 redatta da Unipol e Censis sul tema Impatto e potenziale di crescita della White Economy.

In un panorama sociale che vede i giovani attraversare una fase di difficoltà senza precedenti e il progressivo venir meno dello Stato sociale, gli anziani si presentano come uno dei pochi aggregati sociali che mostra un vivo dinamismo. Sottolinea Zappi: “L’anziano dà una immagine completamente diversa da quella del “vecchietto posizionato sulla panchina” in quanto è depositario di memoria e di competenze”.

Chi sono gli anziani oggi? Siamo, insieme al Giappone il Paese più longevo al mondo. Attualmente le persone con 65 anni e oltre in Italia sono circa 13 milioni proprio in virtù dell’allungamento della speranza di vita media. Altri 3 milioni di longevi si aggiungeranno nei prossimi anni.

Siamo in presenza, spiega Zappi, di un “nuovo protagonismo sociale” degli anziani che acquista valore e significato di fondo mediante l’apporto dei più avanti in età. Cito una ricerca effettuata da Anla insieme al Censis nel 2014: il 48 % circa degli over 65 si definisce in questo momento vitale, a dispetto delle forti difficoltà attraversate dal Paese e del disorientamento e preoccupazione che attanagliano le generazioni più giovani. Ad essi si aggiunge un 15% circa che dichiara di progettare il proprio futuro, nonostante abbia oltrepassato la soglia della terza età. Molti di questo universo continuano a lavorare, in parte fanno volontariato, in parte curano, coltivano e sviluppano le relazioni amicali anche attraverso viaggi e momenti conviviali e culturali”.

Gli anziani sono una risorsa per il nostro Paese, per il futuro delle nostre famiglie e questo avviene, prosegue Zappi, “restando attivi. Abbiamo detto tante volte che gli anziani sostituiscono i servizi sociali che sono carenti per le loro famiglie. Si pensi ai “nonni”, categoria  che se oggi non ci fosse dovremmo istituire in quanto sostituti dei genitori impegnati entrambi nel lavoro e supporto sotto il profilo economico per figli e nipoti”.

Una sinergia fra nonni e nipoti, fra le generazioni, che già Papa Francesco ha sottolineato: “Non c’è futuro per un popolo senza incontro fra le generazioni… senza che i figli ricevano con riconoscenza il timone della vita dai genitori”. Giovani ed anziani dunque: “due mondi in collaborazione non in contrapposizione; occorre ribadire con forza questo concetto: gli anziani sono un valore!”, sottolinea Zappi.

Anche il mercato guarda oggi ai consumatori più maturi con interesse crescente. Non a caso, il segmento anziano costituisce spesso il target di riferimento delle strategie di molti operatori che pongono al centro delle rispettive scelte commerciali proprio questa fetta di potenziali acquirenti, ed alla stessa destinano una quota sempre più rilevante dell’offerta di beni e servizi.

In questo scenario siamo chiamati anche noi tutti ad uscire dal tunnel dell’individualismo, dell’egoismo, della divisione: “Le  Associazioni che ho l’onore di rappresentare vogliono ribadire anche in questa sede il proprio impegno per contribuire alla sviluppo del contesto sociale in maniera che lo stesso possa essere sotto tutti i profili migliore rispetto a quello che noi stessi abbiamo ereditato”, ha poi concluso Zappi.

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