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Edizioni Circolo Prudhon

“Teorema greco”: una tesi ‘scomoda’ sull’Europa

Il saggio di Guido Rossi de Vermandois analizza la questione della crisi ellenica rovesciando i punti di vista dell’‘accusatore’ e dell’‘accusato’

L’inasprirsi delle crisi mediorientali e l’epocale emergenza profughi a cui stiamo assistendo, hanno comprensibilmente spostato l’attenzione dell’opinione pubblica europea oltre i propri confini. È dal 2014, anno della proclamazione del sedicente Stato Islamico, che tali argomenti hanno acquisito centralità nel dibattito pubblico, ponendo in secondo piano, almeno momentaneamente, le distorsioni e le inefficienze interne dell’Unione Europea.

L’esito del referendum britannico del 23 giugno, per molti inaspettato, ha riportato i riflettori dei media occidentali sulle fragilità dell’architettura europea, secondo una tradizione che negli ultimi anni, almeno a partire dalla crisi economica scoppiata nel 2008, ha rappresentato il cardine del discorso pubblico, erodendo drasticamente la fiducia che i cittadini europei hanno delle istituzioni di Bruxelles.

Sarebbe quasi banale ripercorrere le immagini collettive che sono ormai diventate patrimonio comune nell’immaginario pubblico: dalla contrapposizione tra i paesi mediterranei e quelli nordici alla lotta (reale o sbandierata) tra austerità e flessibilità, l’Europa non sembra avviarsi verso un’armonizzazione delle sue componenti ma, piuttosto, in direzione di diffidenze reciproche e recriminazioni. Un caso ormai diventato da manuale è il trattamento riservato alla Grecia, giro di boa necessario per qualsiasi analisi sui meccanismi intraeuropei e sui loro fallimenti.

Strumento utile per comprendere le criticità del paese ellenico e le cause che lo hanno portato al collasso è il libro di recente pubblicazione Teorema greco. O del tragico destino dei popoli europei (Edizioni Circolo Proudhon) di Guido Rossi de Vermandois. Obiettivo dell’autore è rivedere e correggere molte delle convinzioni diffuse su Atene e sulle sue responsabilità nel deflagrare della crisi, senza nasconderne allo stesso tempo gli errori.

Affianco a numerosi richiami alla storia classica, spesso utilizzati per segnalare il paradosso tra le istituzioni inventate proprio dai greci ed il ruolo svolto nel contribuire all’odierno collasso del paese, Rossi de Vermandois individua nella costruzione europea e nelle strutturali diseguaglianze tra le economie entrate a farvi parte (l’ingresso di Atene nella CEE risale al 1981) le principali radici del fallimento a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni.

Molte le tare di partenza del progetto europeo, con la Germania che ha ottenuto non trascurabili vantaggi dal declino ellenico (benefici, analizzati dall’autore, che spaziano dagli ingenti guadagni di Berlino nel settore delle armi fino ai lucrosi dividendi incamerati dalle banche tedesche). In questo scorrevole testo i ruoli di “accusato” e di “accusatore” vengono quindi ribaltati, mettendo in luce il carattere pretestuoso delle retoriche dominanti in materia.

In questo libro viene denunciata la progressiva sacralizzazione ed intangibilità dell’Unione, considerata eterna ed immutabile e non, come invece suggerirebbe un’accurata prospettiva storica, un artefatto umano, passibile quindi di traguardi e bocciature. Utilizzando le parole dell’autore: “L’Unione Europea è sempre stata un progetto a lungo termine. Le sue radici affondano nell’immediato dopoguerra e la sua proiezione nel tempo è stata sempre proposta come qualcosa di duraturo se non infinito, l’alfa e l’omega d’Europa”. Ad oggi, come la situazione greca e il Brexit suggeriscono, questa certezza granitica potrebbe sgretolarsi.

Qualsiasi piega possano prendere gli eventi la situazione ellenica appare tuttavia compromessa per molto tempo: “L’Ellade di shock ne ha subiti di tremendi, se è vero che la sua disoccupazione (giovanile, ndr) supera il 50%; che viveri e benzina scarseggiano; che il sistema sanitario ha collassato impedendo a milioni di greci di curarsi; che le pensioni sono ridotte all’osso o non erogate; che l’emergenza abitativa è una piaga impressionante; che l’immigrazione è un fenomeno incontrollato. Tali sono stati gli shock che il numero di suicidi è aumentato del 35,7% dal non lontano 2011, in seguito all’inasprimento delle misure di austerità”.

Un ritratto impietoso e disincantato quello realizzato da Rossi de Vermandois, con la culla della civiltà europea che emette il suo canto del cigno.

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